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Il Commento
Il PD va avanti per conquistare nuovi voti e nuovi volti alla politica, tutti a suo favore
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di Roberto Ragone
 
C’è una particolare analogia fra la procedura della legge che il governo vuole approvare relativa al tanto deprecato ‘ius soli’, cioè il diritto di cittadinanza che deriva dall’esser nato in Italia, e il battesimo cattolico, fatto per aspersione dopo pochi giorni di vita.
 
Secondo i racconti evangelici, Gesù stesso si fece battezzare da suo cugino Giovanni nel Giordano – per immersione, perché ‘baptizo’ in greco vuol dire ‘immergo’ -  e aveva trent’anni. Il battesimo, infatti, biblicamente si pratica nell’età della ragione, dato che esso è il segno esteriore del patto che ognuno di noi fa con il Signore, e che segna l’inizio di una ‘nuova vita’: e voi m’insegnate che non si può fare un patto se non si è coscienti di ciò che si fa: un patto è un impegno,  gli impegni vanno mantenuti, e bisogna essere coscienti di ciò per cui ci si impegna. Condizione che non può essere osservata da chi ha pochi giorni di vita, nonostante i ‘padrini’ e le ‘madrine’ che s’impegnano fittiziamente al loro posto. Diversa è l’interpretazione della chiesa cattolica, secondo la quale – i miei ricordi catechistici sono un po’ sbiaditi, correggetemi se sbaglio, ma ai miei tempi era così – il battesimo toglie al nuovo nato il peccato originale, evitandogli, in caso di morte prematura, di essere confinato nel ‘limbo’. Che non è una danza sudamericana, ma un luogo senza nulla, soprattutto, penso io, senza la presenza di Dio, e che mi pare che uno dei papi più recenti abbia sconfessato. Per la Bibbia, al contrario, tutti i bambini sono salvati per grazia, in quanto innocenti. In più, se ammettiamo che essi possano essere salvati con il battesimo cattolico fatto per aspersione, dichiariamo inutile il sacrificio di Cristo. Ma questo è un contorno. Il piatto forte è il metodo, cioè il fatto che la chiesa cattolica, con il battesimo, acquisisce alla propria religione ogni piccolo nato, senza dargli possibilità di scelta. Per cui il bambino crescerà continuando un percorso che non ha avuto possibilità di valutare criticamente, continuando con la prima comunione, la cresima, eventualmente il matrimonio, come se fosse tutto scontato e non esistessero altre chiese cristiane non cattoliche. E così sia.
 
Lo stesso procedimento si vuole ora adottare per  dare la nazionalità italiana ‘a prescindere’ a tutti i fantolini che si affacciano alla vita sul molo dei nostri porti, o sul ponte delle nostre navi: infatti sono sempre state una quota consistente, ma ora è diventata preponderante, quella di donne incinte che partoriscono quasi ad orologeria sulle nostre banchine o nei nostri ospedali. Addirittura, con le doglie sul barcone di turno. Dato il tempo necessario per arrivare alle coste libiche, c’è da pensare che a metterle gravide siano stati quegli stessi trafficanti di esseri umani che le hanno poi fatte caricare sul barconi, come sconto sul prezzo del viaggio, e che magari lo stato interessante sia frutto di violenza carnale. Per cui in Italia ci verremo a popolare di tanti figli di delinquenti africani o nordafricani.

Ma tant’è, il nostro governo ha proclamato la legge sul diritto di cittadinanza un fatto di civiltà, e una questione prioritaria: infatti è per loro prioritaria, perché sanno che questo governo è a scadenza, e la sua approvazione, se non approvata prima della scadenza delle camere, slitterebbe di diversi anni. Come ad esempio slitterà di almeno quattro anni  il provvedimento -  che costerebbe molto poco, solo quattro milioni di euro, e sarebbe sacrosanto per gente che lavora senza futuro -  per rendere non più precari gli insegnanti di Conservatorio che già operano da almeno sei  anni, - ma qualcuno molti di più -  in attesa del ruolo. Ma di loro non frega niente a nessuno, non sono una forza elettorale, non sono un bacino di voti.
 
L’importante è ‘battezzare’ come italiani tutti i fantolini di nuova  italica nascita, che potranno essere un enorme bacino di voti per il partito, il PD, che riconosceranno come loro mentore, in essi comprendendo già almeno un milione di nuovi voti di adolescenti che tale diritto acquisirebbero immediatamente, e che potrebbero partecipare con pieno diritto alle prossime politiche. Le file dei richiedenti asilo ai gazebo PD per le primarie hanno fatto scuola, hanno tracciato la via. Fatalmente, tutto ciò che interessa al nostro governo è sospetto, e sospetta è anche la fretta con cui si vuole liquidare – con il ricorso alla fiducia – l’approvazione di una legge che langue da due anni in parlamento, e che è poco gradita alla maggioranza degli italiani. In altre nazioni, più civili della nostra, la cittadinanza si acquisisce a certe condizioni, e non è un fatto automatico. Parliamo tanto di ‘integrazione’, ma in realtà non tutti gli stranieri si vogliono integrare, soprattutto quelli che provengono da paesi islamici. Sappiamo che ciò che Gentiloni, Renzi & Co. ci vogliono ammannire come motivazioni, sono bugie. Nessuno di loro fa alcunché per pura filantropia, o per amore del prossimo.
 
Quindi, parlando di nuovo bacino elettorale di un milione di voti, non penso di sbagliare. Naturalmente, solo chi è addentro alle segrete cose conosce anche i risvolti di una tale operazione.  La priorità, in parlamento,  l’avrebbero altre iniziative, di cui nessuno parla, tutte a vantaggio di chi è davvero cittadino della nostra nazione, ma che è penalizzato proprio per questa sua condizione di non-privilegio. Mentre tutti i privilegi, nel nome di una pretesa carità cristiana, supportata dalla sponsorizzazione di Bergoglio e Galantino, spunta fuori quando meno te l’aspetti, trasformando tutti in tante Madri Teresa di Calcutta. Analogia, quindi, fra il battesimo cattolico e lo ‘ius soli’: acquisito il metodo, il PD va avanti per conquistare nuovi voti e nuovi volti alla politica, tutti a suo favore.

Ormai l’italiano vero, quello di Toto Cutugno, si è abituato alle fregature, e non ci fa più caso. Tutti noi, automaticamente, quando sentiamo dagli schermi TV qualcuno che pontifica per leggi ‘di civiltà’ o simili, pensa che sia la solita fregatura, ma purtroppo non ci fa più caso; convinto, come siamo tutti, che non si può far nulla contro questa classe politica, e che il voto non è sufficiente. Viviamo in un regime di falsa democrazia, in cui le decisioni sono prese da una Casta che fa tutto a proprio vantaggio, e che se ne frega dei cittadini. Fra poco aumenteranno le imposte, visto che Gentiloni e Renzi dichiarano che ‘non aumenteranno le tasse’. Quando fanno così, c’è da tremare. Mentre Equitalia, lungi dall’essere rottamata, ha cambiato nome ed è diventata ‘per legge’ molto più aggressiva, arrivando ad aggredire direttamente i nostri conti correnti senza passare dal tribunale, e violando uno dei principi fondamentali della nostra privatezza. Perciò, la conclusione è amara. La nostra condizione è colpa nostra, che ci beviamo tutto ciò che la controinformazione nazionale ci propina, e che disapproviamo le manifestazioni di piazza. Finchè arriverà l’uomo forte che metterà le cose a posto. Ma non sarà il rimedio peggiore del male?
Il Commento
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di Emanuel Galea

Il ritiro degli Usa dagli accordi di Parigi sul clima, siglati nel dicembre 2015,come si poteva immaginare, ha subito provocato reazioni internazionali negative. Gridano allo scandalo  l’Unione Europea, le “democratiche” Cina e India e perfino la Russia. Sono i ” virtuosi”, i “buoni”, coloro che si ergono paladini a difesa del clima. Sono “dei votati” a salvare il creato. Dall’altra faccia della medaglia si trova il “cattivo”, “l’eretico”, il “miscredente e scismatico Trump”.

 La scienza ci insegna e gli economisti ci avvertono che i  livelli preoccupanti dell’inquinamento atmosferico e le notizie sullo sfruttamento delle risorse petrolifere influiscono negativamente al pari di altri fattori nocivi   sull’ impatto ambientale.

Una delle cause maggiori dell’inquinamento atmosferico è dovuto ai veicoli circolanti che emettono gas di scarico inquinanti quando vengono utilizzati. Il numero di auto, motori,trainanti,bus, camion ecc. in circolazione sulle strade della terra è impressionante. Nel 2015,solamente sul suolo  italiano si contavano 665 veicoli per ogni mille abitanti.

Secondo un rapporto pubblicato da Ward’s Automotive, nel 2010 in tutto il mondo i veicoli circolanti superavano il miliardo. Uno studio condotto da Navigant  attesta che questo numero sarebbe destinato a crescere per raggiungere due miliardi di automobili nel 2035 e con lo stesso trend si stima che arriverebbe a cinque miliardi nel 2050.

Interessante notare che questa corsa al rialzo si dovrebbe alla Cina, paese più popolato al mondo .In Cina il possesso di un automobile non è ancora molto diffuso però con la crescita della sua economia, migliorerà il suo welfare e il possesso del veicolo potrebbe diventare una normalità. Ciò significherebbe un aumento di un miliardo di vetture solo in Cina.

Riflessione:

a)  – I summenzionati Stati virtuosi hanno mai monitorato l’impatto sull’ambiente che avrà questa costante crescita del numero delle auto in circolazione nel mondo?
b)   gli Stati virtuosi, ad iniziare da quelli appartenenti all’Unione Europea fino all’India, dalla Russia alla Cina, quest’ultima poi che si dice riempirebbe il vuoto lasciato da Trump, questi Stati virtuosi, ripeto, come mai NULLA hanno da dire, nulla hanno da proporre per ridurre l’impatto dei suddetti scarichi nocivi sull’ambiente?
c)  come mai la loro ritrosia ad affrettare e facilitare il lancio di veicoli con motori elettrici che non emettono gas di scarico inquinanti? 

Anziché fare campagne costose  seguendo “teorie ipotetiche”, perché non si impegnano le risorse per risolvere le cause dell’inquinamento, non più ipotetico, che respiriamo nelle nostre città?

Chissà chi lo sà...

 
 

Il commento
A chi sono imputabili le uccisioni a orologeria in UK? Perché Riina dev'essere scarcerato?
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di Roberto Ragone
 
Interrogativi in apparenza molto distanti fra loro, ma indicativi dell’influenza di poteri occulti nella nostra vita. Ormai da tempo in Italia siamo ridotti al rango secondario di spettatori, senza alcuna possibilità di intervento sulla vita della nazione. Il passo decisivo è stata l’imposizione dell’euro da parte di Prodi, il cui nome compare negli elenchi della Bilderberg, l’organizzazione con struttura massonica a livello mondiale che raccoglie le persone più potenti del globo, e che si riunisce in maniera impenetrabile a chiunque almeno una volta l’anno.  Nel suo elenco troviamo anche, solo per citare quelli più vicini nel tempo, Mario Monti, Enrico Letta, e, per la televisione, Monica Maggioni, e Lilly Gruber. Ma molti altri ancora. Ormai è chiaro a tutti che l’Europa è una creatura di questa  organizzazione, e di altre simili, e che i profitti che essa ricava dai vari Stati che ne fanno parte sono altissimi.
 
Solo per l’Inghilterra si parla di quindici miliardi di sterline l’anno. È quindi intuibile che si cerchi in tutti i modi di tenere insieme le nazioni che ne fanno parte, evitando l’uscita anche di una sola di esse, il che costituirebbe un pericoloso precedente. Salta quindi agli occhi una singolare coincidenza, a proposito proprio del Regno Unito: nell’imminenza della consultazione referendaria, che avrebbe poi segnato la vittoria di chi dall’UE voleva uscire, accadde un fatto mai spiegato e di per sé senza senso. La giovane mamma e deputata laburista Jo Cox fu uccisa con revolverate e coltellate da un fanatico – definito tale dai media – le cui reali motivazioni non sono mai state rese note. In realtà, di lui non s’è più parlato, né si sa se sia stato condannato, se sia in carcere, e quale sia stata la pena detentiva ipotizzabile. Jo Cox era una semplice deputata, senza una particolare importanza politica.
 
La sua uccisione, particolarmente efferata, fece scalpore proprio  perchè era giovane e avvenente, oltre ad avere figli in tenera età. E' un’ipotesi plausibile che questo omicidio, commesso ad orologeria, completamente inutile e particolarmente crudele, dovesse impressionare in modo tale l’elettorato, da ribaltare gli esiti dei sondaggi. Ipotesi da libro giallo? Forse, ma spesso la realtà supera la fantasia. Fatto sta che dopo le dimissioni di Cameron si è scatenata una campagna anti-brexit, orchestrata da chi aveva preventivamente preparato le batterie, fino a chiedere le dimissioni di Teresa May e l’impeachment del risultato referendario.
 
Ma la nuova lady di ferro ha tirato dritto, fino ad indire elezioni anticipate, nell’intento di salvare il salvabile. Ed ecco il nuovo fatto di sangue: tre balordi islamici, armati di coltelli da cucina di ceramica viola, presunti aderenti all’Isis, già conosciuti e segnalati ai servizi inglesi da più parti, ma mai messi in condizioni di non nuocere, né impediti nei loro movimenti sospetti, come il noleggio di un furgone, fanno una strage sul London Bridge, a quell’ora affollato, ad imitazione dell’attentato ormai famoso di Nizza. Risultato, sette morti e quarantotto feriti. Corbyn, il candidato laburista alle lezioni, prende la palla al balzo e attacca la May sulla sicurezza, dato che pare che sua sia la colpa d’aver ridotto di circa ventimila elementi il contingente dei poliziotti, addossando a lei la responsabilità dell’accaduto. Fra parentesi c’è da chiedersi a cosa sarebbero serviti ventimila uomini in più, quando il servizio di sicurezza ha funzionato perfettamente e i tre sono stati neutralizzati nel giro di otto minuti. Quello che non ha funzionato è stata la prevenzione, affidata ai servizi, la cui efficienza non dipende certo dalla May. Il risultato è stato che i Tories hanno perso una parte dei consensi, ma hanno conquistato comunque un risultato tale da permettere di formare un governo, anche se con una maggioranza risicata. Viene da pensare che anche l'attacco dei tre islamisti sia stato orchestrato per modificare i sondaggi a favore di teresa May, come da copione. Anche se è un'ipotesi non avvalorata da prove. Ma l'impressione è quella.
 
Una regia occulta targata Bilderberg? Secondo il giudice Imposimato, la Bilderberg è dietro  tutte la 'stragi di Stato' italiane. Di tutt’altro segno la cavalcata trionfale di Emmanuel  Macron, futuro presidente della Repubblica francese, sponsorizzato nella sua dispendiosa e sofisticata campagna elettorale dalla banca Rotschild, della quale è stato dipendente. Rotschild è uno dei fautori del Nuovo Ordine Mondiale, uno degli scopi della  Bilderberg. Tutto in discesa quindi per il neo-candidato, beniamino dei media ‘orientati’ e controllati dal Potere. Manco a dirlo, Macron è un europeista convinto, e in questa sua ‘mission’ sta il segreto del successo. Tutto in salita, invece, per il nuovo presidente degli USA Donald Trump, contro il quale si è detto e scritto di tutto. Trump, infatti, ha vinto contro la candidata repubblicana Hilary Clinton, e questo non è andato giù ai vertici della Bilderberg, a cui la Clinton e suo marito Bill aderiscono. Trump è visto, dati i suoi rapporti con la Russia di Putin, come un antagonista e pericoloso nemico del disegno di Rortschild del NWO, New World Order, quindi antieuropa. Dicevamo che tutto ciò non c’entra con Totò Riina e il processo per i rapporti stato-mafia. In un certo senso c’è qualche punto in comune, fatte le debite proporzioni. Infatti a gennaio Riina disse che alla ripresa del processo avrebbe parlato con i magistrati rivelando ciò che sa a proposito del presunto patto con lo Stato italiano.
 
È di questi giorni la notizia che la Corte di Cassazione avrebbe disposto la scarcerazione del capo mafia per ragioni umanitarie. Pare che sia gravemente malato e che gli si voglia offrire una morte dignitosa, fuori dal 41bis, facendo pensare ai più che sia in fin di vita, nonostante le testimonianze dicano il contrario. Avere gIi arresti domiciliari, dopo una condanna a otto ergastoli, sarebbe il segno che il potere di Riina è intatto, e che è al di sopra di quello dello Stato, della giustizia, della magistratura e del dolore dei parenti di chi dignità nella morte non ha potuto avere. Improvvisamente Riina ha dichiarato che non parlerà più con i magistrati. Messaggio in codice? Questo ci porterebbe molto lontano. Vogliamo concludere col dire che certamente né Dalla Chiesa, né Falcone e nè Borsellino hanno avuto una morte dignitosa, straziati da centinaia di colpi di Kalashinikov a tiro incrociato, nel caso di Dalla Chiesa e di sua moglie, oltre che dall'agente della 'scorta', oppure smembrati in strada dalle esplosioni del tritolo di Cosa Nostra. Riina, dalle intercettazioni effettuate in carcere, pare eserciti ancora il suo potere mafioso, e che sia in grado di ordinare uccisioni anche dal 41bis, per esempio quella del giudice Di Matteo. C’è da chiedersi da dove gli venga tanto potere, isolato in un carcere di massima sicurezza, e senza la possibilità di comunicare con i suoi uomini più fidati. Certamente non un uomo sconfitto, vinto, pentito: anzi, ha dichiarato che lui non sarà mai un pentito. Allora, perchè dovrebbe godere di quel privilegio, quando le famiglie dei morti li piangono ancora, e a loro non è stato neppure chiesto il perdono? Un perdono che presumerebbe appunto un certo pentimento.
 
Ma Riina dimostra di non essere per nulla pentito di ciò che è stata la sua vita, anzi. Il giudice Gratteri dice che i mafiosi, e lui in particolare, ordinano con gli occhi, con uno sguardo, e c’è da credergli. Ma forse l’origine del suo potere è proprio lì, nei suoi segreti, in quelli che ha minacciato di rivelare ai magistrati. Finchè Totò Riina terrà la bocca chiusa, avrà un punto d’appoggio per far leva nei confronti di chi ne sarebbe coinvolto. Probabilmente i suoi segreti li porterà nella tomba. Ma che lo faccia in carcere, e non agli arresti domiciliari. Poteri occulti? Segreti di Stato e non? Certo, di varia natura, dimensione e scopi. Il cittadino è solo una comparsa, e la giustizia non è di questo mondo.
Il Commento
Tutti giù a battere le mani, a zompare, accompagnati da una musica ritmata, muovendo le anche come al carnevale di Rio. Mancava solo il trenino di mezzanotte di Capodanno
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di Roberto Ragone

 

Celebrare i 500 anni di Riforma Protestante è doveroso da parte di chi questa Riforma ha adottato come precetto di fede, approdando alla Chiesa Evangelica. Se poi la scelta d’elezione comprende anche il pentecostalismo, ecco che domenica 4 giugno, scoprire che la Rai, sul secondo canale, in contemporanea con la Messa cattolica sul primo, trasmette un culto pentecostale, non può che far piacere, e far decidere di seguire tutta la manifestazione, più unica che rara. Infatti, tranne qualche triste ‘culto evangelico’ trasmesso in prossimità delle feste di Natale dalla Svizzera o da una qualunque chiesa Valdese – che non è proprio rappresentativa dei pentecostali – non abbiamo mai avuto il privilegio di assistere ad un culto pentecostale in tv.

 

A differenza di ciò che accade per i riti della chiesa cattolica, trasmessi ogni domenica e feste comandate, e da collegamenti in diretta con tutto il mondo in occasione dei viaggi del Papa e dei suoi discorsi. La manifestazione, come nei titoli di coda, è stata organizzata dalla testata televisiva ‘Protestantesimo’, che trasmette i suoi brevi programmi registrati una o due volte alla settimana, il più delle volte attorno alle due di notte. Anche in questa testata non abbiamo visto una particolare predilezione per i pentecostali. Ma domenica mattina pareva proprio che l’incantesimo si dovesse rompere, e si potesse assistere ad un vero culto evangelico pentecostale, con l’intervento di fratelli e sorelle da tutto il mondo. In breve, per chi non ne fosse informato, la chiesa pentecostale è una delle denominazioni delle varie appartenenze evangeliche scaturite dalla riforma luterana, che nel suo ambito privilegia l’opera dello Spirito Santo sceso sui ‘centoventi nella stanza di sopra’ nel giorno di Pentecoste, come descritto in Atti degli Apostoli al cap. 2.

 

Tra parentesi, non è che stessero lì per ‘stare fra loro’, come dichiarato da una relatrice, ma si nascondevano per paura dei nemici di Gesù. Durante i culti infatti, si rinnova la discesa dello Spirito Santo con l’effusione di ‘lingue’, o ‘glossolalìa’. Posto che la vita cristiana si esprime in un percorso di crescita in Cristo, l’effusione dello Spirito Santo attiene proprio ad Atti cap. 2, che è il momento in cui nasce la vera Chiesa di Cristo, come correttamente ha rilevato una delle relatrici. Senza la pienezza dello Spirito Santo, infatti, non è possibile mettere in pratica efficacemente ciò che Gesù comandò agli apostoli prima di salire al Padre, cioè andare ed evangelizzare con coraggio e determinazione, come fece Pietro una volta rimesso in libertà.

 

Purtroppo la delusione era dietro l’angolo. Infatti, la glossolalìa, carisma di manifestazione di lingue non comprensibili, ma interpretate da chi ha ricevuto un altro carisma, quello dell’interpretazione da alto, è diventata una specie di lezione di lingue straniere, per cui chi ne fosse colpito potrebbe meglio comunicare con gli stranieri, - leggi ‘migranti’ - costruendo quei ponti così cari a Bergoglio, e distruggendo quei ponti così invece cari a Trump. “Non muri ma ponti” è stata la conclusione politicizzante e papista della relatrice. La glossolalìa durante i culti è menzionata dall’apostolo Paolo (S. Paolo), che dichiara che in chiesa lui parla in lingue più di tutti gli altri, ma affinchè la chiesa ne riceva edificazione, è necessaria la presenza di chi interpreta – 1^Corinzi 14:13-18.  Quindi effusione di Spirito Santo, non scuola di lingue.

 

Altra delusione, la citazione della Lettera ai Galati, cap. 5, in cui si evidenzia il fatto che lo Spirito e la carne hanno desideri contrari; citazione in cui la ‘carne’ è diventata ‘egoismo’, in ossequio agli ultimi discorsi di Bergoglio, che condanna l’egoismo dei potenti che si arricchiscono a spese dei più poveri. Niente di male, solo che questa interpretazione è decisamente falsa rispetto allo spirito della citazione. Infatti, i frutti dello Spirito sono citati, (amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, mansuetudine, autocontrollo,  Galati 5, versetti 22-23), come sono citate le opere della carne – non dell’egoismo: ‘ fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte,  invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose’ Galati, cap. 5, versetti 19-21. L’egoismo tanto caro al papa non è per nulla citato, e sostituire il termine ‘carne’ con ‘egoismo’ falsa tutto il significato della citazione. Infatti, quali sarebbero le ‘opere dell’egoismo’, e quale sarebbe il motivo per sostituire ‘carne’ con ‘egoismo’? Lo scopo è palese: dimostrare che le differenze fra la chiesa cattolica e quella pentecostale non esistono, o esistono in maniera molto limitata: non diciamo forse le stesse cose? Continuando in questa carrellata, che ha potuto cogliere solo alcuni particolari più evidenti della trasmissione, troviamo un sacchetto di carta che gira fra gli spettatori, da cui ognuno trae una specie di biscotto, e tutti la consumano mentre una voce dal pulpito parla di ‘comunione’: ora, un credente evangelico sa benissimo che noi non celebriamo la ‘comunione’ con l’ostia o simili, ma celebriamo la Santa Cena, in memoria dell’ultima cena di Gesù, durante la quale consumiamo un piccolo pezzo di pane e beviamo un sorso di vino, tutti insieme, all’unisono, durante la lettura del passo di 1^ Corinzi cap. 11, dal versetto 23 al 29. E soltanto chi è battezzato in acqua, avendo già fatto il patto con il Signore, può prendere la Santa Cena, altrimenti – dice Paolo – magia e beve un giudizio contro sé stesso.

 

Abbiamo visto gente mordere il biscotto come una merendina, convinti che quella fosse la vera Santa Cena del Signore, dopo tutto molto simile alla Comunione cattolica, e offrirlo anche ai bambini che naturalmente sono troppo piccoli per aver già fatto un patto responsabile. Altro falso: sostituire l’ostia con un biscotto: dov’è la differenza? Forse solo nella composizione intrinseca? Ma… e il vino? Quello mancava proprio. E mancava anche il rispetto per quello che in definitiva avrebbe dovuto rappresentare e ricordare il Corpo di Gesù.  Ultima chicca di questo culto fallimentare, le preghiere in varie lingue, caratteristica da sempre dei papi durante le feste di Natale, purtroppo, intervallate da una preghiera collettiva che pregava il Signore di ascoltare le loro suppliche, trasformando il tutto in un salmo responsoriale. Bene, se questo è il contributo dato da ‘Protestantesimo’ al culto pentecostale preferiamo quello più modesto che si tiene nelle nostre piccole chiese, dove lo Spirito Santo si manifesta realmente, e dove l’ombra lunga di papa Bergoglio non s’allunga minacciosa, tesa ad annullare le differenze fra gli evangelici e i cattolici, distruggendo così anche la stessa chiesa evangelica.

 

Pare infatti che all’inizio del suo pontificato, necessario dopo Ratzinger ‘dimesso’ Francesco abbia dichiarato che la sua intenzione era proprio quella di ‘distruggere’ la chiesa evangelica. Saremo noi i nuovi Catari? Intanto da noi si moltiplicano le conversioni a Cristo e i battesimi nello Spirito Santo, mentre pare – e la presenza di Bergoglio dovrebbe esserne testimone – che in casa Vaticano manchino le vocazioni, e molte siano le questioni spinose, a partire dai preti gay, ai preti pedofili, e allo IOR e chissà quante altre difficoltà che sono ben nascoste, com’è costume vaticano. Da queste manovre non si faranno certo ingannare i veri credenti, segnatamente quelli che hanno conosciuto l’adempimento della ‘promessa del Padre’, come Gesù chiama la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, e che ne conservano nel cuore la pienezza. Bergoglio potrà anche andare a pregare in moschea, riconciliarsi doverosamente con gli Ebrei e con gli ortodossi, ricevere il Dalai Lama, chiamare ‘fratelli’ i musulmani, fare politica internazionale, ricevere capi di Stato, fungere da sindacalista, sponsorizzare gli sbarchi, ma la chiesa pentecostale non può essere confusa da queste manovre di potere, in cui purtroppo è coinvolta anche la testata che ha sponsorizzato la trasmissione.

 

Ultima interpretazione: da Filippessi, cap. 4, versetto 4: “Rallegratevi sempre nel Signore” dice l’apostolo Paolo ai Filippesi “Ripeto: rallegratevi.” Il tutto recitato da un giovane maschio, non identificato. E tutti giù a battere le mani, a zompare, accompagnati da una musica ritmata, muovendo le anche come al carnevale di Rio. Mancava solo il trenino di mezzanotte di Capodanno.

 

Il commento
Gli untori si sospettava fossero alcuni individui che, ‘ungendo’ le porte delle case con i batteri della peste, ne aiutassero e moltiplicassero la diffusione
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di Roberto Ragone

 

“Dagli all’untore” è il grido di manzoniana memoria che scandisce gli accadimenti descritti durante il periodo della peste nel romanzo dei ‘Promessi sposi’. Gli untori si sospettava fossero alcuni individui che, ‘ungendo’ le porte delle case con i batteri della peste, ne aiutassero e moltiplicassero la diffusione: perché a qualcuno doveva esser data la colpa di ciò che accadeva, e questo è nella natura dell’uomo. In realtà di questi personaggi non è mai stata provata l’esistenza, almeno nel romanzo. 

A quei tempi non esistevano, come oggi, cure efficaci per quel morbo, né vaccini. Né, se vi fossero stati dei medici omeopati, avrebbero potuto arginarne l’aggressione micidiale. Oggi, invece, l’untore di turno è quel medico omeopata che ha, secondo, ciò che si racconta, impedito il ricovero in ospedale del suo piccolo paziente di sei anni, provocandone la morte per una encefalite, provocata, secondo alcuni, da una otite purulenta mal curata.

La guerra all’omeopatia è di antica data, da parte della medicina allopatica e dei suoi rappresentanti, nonché da parte dei produttori di farmaci, per i quali un ‘pentito’ ha dichiarato che noi siamo non pazienti, ma clienti. La lobby dei farmaci poi, almeno in Italia, crea dei grossi sospetti nel grande pubblico, a causa della grande quantità di denaro che vi gira attorno.

Prova ne sia l’ultima diatriba a proposito dei vaccini, resi poi ‘obbligatori’ o ‘consigliati’ da una legge dello Stato. Pene severe per chi non si dovesse attenere alle prescrizioni di Lorenzin, radiazione dall’albo per i medici che dovessero remare contro, ‘alles raus!’ Salvo poi a scoprire che, sì, i vaccini sono efficaci, ma secondo alcuni sono prodotti in maniera che conservano al loro interno sostanze che con il principio attivo nulla hanno a che fare, e che causano danni a volte irreversibili nei bambini, alcuni costretti su sedia a rotelle, altri presi da autismo, e così via, secondo alcuni giornali. Anche queste ultime drastiche iniziative, prese dal ministro della Salute, hanno creato delle diffidenze.

È fuor di dubbio che il mercato dei medicinali, insieme a quello dei cosmetici, producano gli utili  più alti in assoluto. Il peso dell'influenza di alcune società produttrici, legate a grandi holding internazionali, nei confronti di commissioni chiamate a valutare l'immissione in commercio di determinati prodotti, è senz'altro determinante ai fini del profitto, sia nell'immaginario collettivo, sia alcune volte nella realtà.  Nel tempo alcuni medici sono stati 'beccati' per comparaggio, cioè per un interesse privato nella prescrizione di un farmaco piuttosto che un altro. E’ altresì venuto alla luce che alcuni medici sono stati, o ancora sono, remunerati con ‘congressi’ da parte delle case farmaceutiche, da tenere in località di vacanza  che mai potrebbero permettersi, e che i biglietti sono sempre per due persone: chi non vuole portare con sé la moglie, può portare l’amante di turno. Insomma, intorno a farmaci e prescrizioni ruotano miliardi di euro, e l’allarme delle case produttrici dei vaccini è stato dato ad alta voce, quando si sono fatti i conti, e hanno scoperto che le vendite erano in calo. Bisognava correre ai ripari ed è stato fatto: altrimenti a che serve un ministro della Salute? Ricapitolando, la molla che muove certe cose è sempre quella del profitto, e ben si può comprendere come sia stato enfatizzato il triste caso del bimbo morto di encefalite, perché, a quanto sembra, curato solo con prodotti omeopatici.  La Magistratura dirà l’ultima parola, e per ora aspettiamo i riscontri degli esperti. Purtroppo  sono giorni che questa notizia rimbalza da un giornale ad un altro, da un canale tv ad un altro, e viene sempre più enfatizzata nei tv talk, con pareri improvvisati di persone che nulla hanno a che fare né con la medicina, né con l’omeopatia, ma con il gossip. Anche la figura del medico in questione, pur non essendo ancora chiara la sua figura, viene descritta come quella di un fanatico millenarista che si era cancellato dall’Ordine dei medici perché pensava che il mondo finisse nel 2008. Ipotesi, prescindendo da quale sia la realtà, pasticciata e pasticciona: che differenza può fare se il mondo che io sono convinto che finisca mi possa trovare o no iscritto ad un qualsivoglia Ordine professionale? Sia detto senza simpatia alcuna per i millenaristi, che non conosco, e che non mi interessa di conoscere.

La verità è come sempre nelle pieghe di ciò che non si dice. Pur essendo stato più volte dichiarato apertamente che non si voleva criminalizzare l’omeopatia, in realtà questo vien fatto ad ogni piè sospinto. Se ne contesta l’efficacia, mai dimostrata scientificamente, si dichiara che è soltanto un effetto placebo, praticamente una suggestione, si dice che i prodotti di cui alle prescrizioni sono soltanto acqua fresca, e così via. È chiaro che si tratta di una guerra di religione, oltre che di denaro. Un mio medico curante di tanti anni fa, a proposito di alcuni farmaci, parlava di “Uccidere la mosche con il martello”, volendo significare che i principi attivi presenti in alcuni farmaci  largamente prescritti dai suoi colleghi, erano in definitiva troppo forti rispetto alla patologia che si voleva curare: ci sono infatti molti medici che non consentono alla loro coscienza di indulgere in prescrizioni inutili o esagerate. Ricordiamoci che tutti i vantaggi di un farmaco, specialmente quelli moderni, sono sempre il risultato di un calcolo ‘costo-beneficio’: cioè, tenendo presenti gli effetti collaterali, bisogna vedere se si può avere un beneficio tale assumendoli, che compensi gli effetti collaterali spesso pericolosi. Ognuno di noi avrà, almeno una volta, letto il ‘bugiardino’ delle medicine che prende: se l’avrà preso alla lettera, avrà buttato via il farmaco e si sarà tenuta la patologia, certamente non grave.

Il bugiardino – si chiama così proprio perché non dice tutta la verità – creato a tutela di chi ha prodotto il farmaco, contempla tutte le possibilità di nocumento da parte del prodotto, di modo che, ad un eventuale danno che può arrivare, in alcuni casi, fino alla morte del paziente, le case farmaceutiche siano tutelate in sede di giudizio. Esagerato? Forse, ma la cosa reale è che anche le prescrizioni mediche vanno filtrate dal nostro buonsenso. Una mia zia, tanti anni fa – questa è storia reale – un giorno andò da un neurologo. Probabilmente sbagliò medico, perché avrebbe dovuto, per i suoi disturbi di ansia, consultare uno psicoterapeuta, o il suo, più banale, medico di base. Ma lei volle essere pedissequa, e trattandosi di disturbi nervosi, andò da chi, secondo la semantica, questi disturbi poteva conoscere e curare. Il medico la visitò e le prescrisse alcuni farmaci. La poveretta , che viveva sola non essendosi mai sposata, e avendo perso i genitori per raggiunti limiti di età, seguì pedissequamente anche la cura, come suo costume. Al punto tale che perse l’uso della favella. Trascorse gli ultimi anni della sua vita solitaria in assoluto silenzio, come potete immaginare. Ma questa vicenda non andò in televisione. Un po’ perché Maurizio Costanzo doveva ancora inventare i talk-show, e un po’ perché nessuno raccolse questa notizia, scomoda per l’establishment, e non lesiva della reputazione degli omeopati – probabilmente. Dell’omeopatia posso dire, per averla provata su di me, che non è assolutamente un placebo. Io ne ho avuto dei vantaggi. E non è, come credono alcuni poco informati, un 'curarsi con le erbe’.

L’omeopatia è una scienza alternativa, non legata ad alcuna lobby, che sfrutta un principio negato dalla classe medica scientifica, cioè la ‘memoria dell’acqua’, la capacità dell’acqua di trattenere le caratteristiche e gli effetti di un principio attivo pur in presenza di quantità micronizzate, e dinamizzate con lo scuotimento. Un principio negato perché non dimostrato secondo certi protocolli che fanno testo. In Italia l’omeopatia può essere esercitata soltanto da medici laureati e abilitati, insomma da medici allopatici ufficiali che decidano di esercitare questa disciplina. Il mio docente al corso di naturopatia di Urbino – dove ho dovuto interrompere gli studi anzitempo – a proposito della lentezza dell’effetto dei prodotti omeopatici, rispondeva dicendo che il principio agisce immediatamente, appena assunto, e l’effetto si manifesta successivamente. Infatti, c’è una grossa differenza, in generale, fra le due discipline, omeopatica e allopatica: mentre la seconda in genere cura il sintomo, la prima cura il paziente, secondo il principio che siamo tutti fatti allo stesso modo, ma ognuno di noi è un’entità unica. Naturalmente, e questo va sempre tenuto presente con molta chiarezza, il progresso della medicina oggi consente di curare patologie una volta incurabili, e in alcuni casi di guarirle. La ricerca scientifica va avanti e raggiunge sempre nuovi traguardi, a vantaggio anche della vita media dell’uomo.

L’omeopatia ha un campo d’azione ristretto, a questo riguardo, cioè ci sono gravi patologie per le quali l'omeopatia non è il rimedio giusto. Tuttavia non è onesto criminalizzarla e combatterla con mezzi anche poco corretti. Se dovessimo fare delle intere puntate di talk in tv per tutte le volte che muore un paziente per una cura allopatica, ci vorrebbe un canale dedicato. In sostanza, se sempre più persone si rivolgono ad una cura alternativa, per patologie non gravi, e ne traggono benefici, vuol dire, prima di tutto che c'è la ricerca di un'alternativa alla medicina dello Stato e ai suoi danni collaterali, oltre ad una fondamentale diffidenza nella medicina allopatica e nei suoi troppo diffusi interessi, come nel caso dei vaccini. Una diffidenza transitiva, che parte dal rapporto che ognuno di noi ha con lo Stato, con il governo, con i suoi ministri, troppe volte giudicati incapaci e legati ad interessi che non sono quelli del cittadino. Se poi il ministro della Salute non è laureata in medicina, ma si è fermata alla maturità classica; se il ministro della Pubblica Istruzione ha redatto, secondo il fatto Quotidiano, un curriculum non esatto a proposito dei suoi titoli di studio, e non ha neanche i titoli per partecipare ad un concorso pubblico per manager; se il ministro Madia, sempre secondo ciò che ha scritto il Fatto, ha copiato in parte la tesi di laurea, eccetera eccetera; e se poi tutto questo va sui giornali e nessuno si dimette, come succederebbe in altri Paesi: allora forse facciamo bene ad avere una santa diffidenza e un santo sospetto nei loro confronti, nei confronti della Casta. E allora non prendiamocela con l’omeopatia.

 

Il commento
Questo è un governo che a suo paragone il Paese delle Meraviglie di Alice è un noioso collegio di Benedettine
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di Roberto Ragone

 

Era prevedibile, previsto e già visto, sotto i nostri occhi, e puntualmente s’è avverato. Questo è un governo che a suo paragone il Paese delle Meraviglie di Alice è un noioso collegio di Benedettine. Riassumendo: dopo la proclamata e conclamata assunzione di direttori di museo non italiani, a cui affidare alcuni dei più prestigiosi musei della nazione, ad un ricorso che chiunque era legittimato a mettere in atto – chiunque si fosse visto scavalcato da chi diritto non aveva a farlo, ma lo aveva fatto con la connivenza delle istituzioni – cinque nominati direttori di museo stranieri erano stati formalmente dichiarati illegittimi. Alti lai si levavano allora dai banchi di Montecitorio in cui prosperano senza buon diritto i vari ministri e ministre, e la voce che più s’udiva era quella del buon Franceschini, colpito negli affetti più cari, a cui avevano tarpato le ali.

Ma come! Io mi ammazzo per fare approvare una legge sui musei, metto a disposizione di quegli ignoranti degli Italiani, che al museo non ci vanno mai, le migliori intellighenzie mondiali, che, con accenti stranieri – l’Italiano è rimasto sempre un po’ esterofilo – raccontano in interviste televisive trasmesse negli orari di maggior ascolto come e qualmente procederanno affinchè la cultura possa venire incontro all’inclita, posto che esso non vada incontro a lei – un po’ come Maometto e la montagna - , esplico un programma già maturo e collaudato da decennali esperienze all’estero, e poi mi licenziano gli assunti! Per un piccolo particolare, un cavillo, come evidenziato prontamente dall’ex premier – ma sarà veramente ‘ex’? – Matteo Renzi, secondo il quale i non italiani non possono ricoprire la carica appena attribuita? Lo ha detto Matteo Renzi, e Matteo Renzi è uomo d’onore: siamo il paese fondato sui cavilli. Solo che quel ‘cavillo’ è stato voluto dall’estensore della legge, lo stesso Franceschini, e anche Franceschini è uomo d’onore. Solo che, nella foga dell’entusiasmo, non ne ha tenuto conto, violando la legge da lui appena istituita. Subito pronta la risposta renziana – ne ha tutte le caratteristiche, anche se il nostro ormai non comanda più una cippa, o almeno non dovrebbe – secondo la quale non bisognava cambiare la legge, ma il TAR. Non potendosi far ciò, almeno in tempi brevi, voilà! Ecco a voi, signore e signori, con un abile movimento del polso, la carta vince e la carta perde. Dov’è il re di cuori? Non è mai dove lo si vorrebbe, ma in questo caso, vince ancora il banco. Fatta la legge, trovato l’inciucio, o meglio l’emendamento che salva la faccia a Franceschini – e Franceschini è uomo d’onore – e l’impiego ai cinque derelitti. Approvata a spron battuto la norma che salva i direttori stranieri, con una manovra spericolata, approvata in Commissione Bilancio della Camera. Detta norma-razzo prevede che “Nella procedura di selezione pubblica internazionale” non si applichino i limiti previsti per il lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, che impediscono ai cittadini dell’Unione Europea di accedere a posti che implichino “Esercizio diretto o indiretto dei poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale.”

Non soddisfatto dell’ultima diatriba sul significato di ‘ovvero’, il legislatore, evidentemente uno che si esprime in burocratese, ha voluto inserire anche qui un ‘ovvero’, il cui significato e la cui pertinenza non è chiara, non essendo preceduto da virgole, Staremo a vedere. Gabbati tutti coloro che, nel loro buon diritto, si sono visti prima dare ragione legittimamente, e poi trombati da un abile colpo di mano. Ogni commento è superfluo. Anni fa, a Torino fu riscontrato nell’acqua potabile un livello inquinante superiore a quello giudicato non nocivo ai cittadini. Si sarebbe dovuto chiudere l’acquedotto, e lasciare tutti a secco, questo per una evidente responsabilità di chi gestiva l’acqua potabile. Fu adottata una soluzione simile a questa, fu aumentato il quoziente di inquinante ammesso nell’acqua, ed essa divenne potabile ‘per legge’, con buona pace di chi quell’acqua doveva assumere. Siamo un paese fondato sui cavilli? No, siamo un paese che meriterebbe amministrazioni più serie.

 

 

Il commento
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di Roberto Ragone

Siamo in un paese molto strano. A qualcuno questa  diffusa mancanza di logica potrebbe piacere: in fondo siamo tutti, o quasi, un po’ anticonformisti, visto che la conformità è monotona e noiosa. Ma ciò che accade da noi sfiora l’assurdo. Franceschini, messo KO da una sentenza del TAR, se la prende con il Tribunale, invece di fare ammenda del suo errore. E parla di ‘figuraccia internazionale dell’Italia’, mentre la figuraccia l’ha fatta solo lui. Cioè uno degli appartenenti alla Casta, di cui qualcuno s’ostina ancora a negare l’esistenza, un po’ come in Sicilia, dove ancora oggi si nega la presenza della mafia – sia detto senza riferimento alcuno.

Insomma, questo è un paese in cui si condanna il carabiniere che spara al ladro, e non il ladro. Oppure il giornalista che scopre il marcio della politica, e non chi in questo marciume sguazza, gozzoviglia e accumula denaro illecito in nero. Di cui una parte va al partito, come Craxi rivelò in parlamento, scoprendo un’acqua calda che non era mai stata svelata ufficialmente. Un’altra parte, invece, va nelle isole Cayman, o in qualche altro paradiso fiscale ben noto e mai toccato, per ovvi motivi.

Così anche don Matteo si scaglia contro il Tribunale Amministrativo del Lazio, dichiarando che non bisogna mandare a casa i cinque direttori di altrettanti  musei, scelti, secondo lui, con tutti i criteri possibili di efficienza e di capacità, ma assolutamente si deve cambiare il TAR, reo di avere applicato una legge che, comunque, ha visto la luce in un’aula di Montecitorio, e della quale i politici sono, non solo responsabili, ma in ipotesi esperti – o almeno dovrebbero. Solo che questo, come detto, è un paese strano, in cui chi fa le leggi poi si sente autorizzato a violarle, o a interpretarle pro domo sua.

Evidente l’indignazione di Franceschini in TV: ma nella sua espressione si legge anche il disappunto per avere toppato ed essere stato scoperto. Da questo l’attribuzione della sua vergogna a tutta l’Italia. In verità l’Italia non c’entra. I cinque licenziati, o licenziandi, sono stati scelti non dopo un referendum popolare, ma direttamente da un collegio di saggi nominato, indovinate un po’ da chi? Comunque, la legge è legge, e davanti alla legge siamo tutti uguali, o dobbiamo far finta di esserlo. Anche se poi non è così, ma c’è sempre qualcuno che si ritiene più ‘uguale’ degli altri.

Nell’uomo della strada rimane il sospetto che l’operazione internazionale sia stata orchestrata da un’Europa che molti non accettano, in barba alle capacità dei nostri cervelli che poi vanno a trovare ampio spazio e soddisfazione in altre nazioni. E dei quali noi Italiani ci dobbiamo privare. Giovani che hanno studiato in Italia, e sono costati fior di quattrini alle nostre amministrazioni, e che all’estero sono accolti senza colpo ferire, secondo le loro capacità e non secondo le raccomandazioni che purtroppo da noi sono una piaga come quella della burocrazia.

Burocrazia e raccomandazioni sono due delle origini della corruzione diffusa e accettata: chi di noi, avendo un figlio o un nipote da sistemare, non è andato dal monsignore o dal politico di turno, magari sotto elezioni? Ma una cosa è da rimarcare, in tutta questa faccenda, e bisogna riconoscerglielo: la grande creatività di Matteo Renzi, il quale, pur avendo rinunciato alla carica di premier, in effetti la ricopre ancora, comportandosi come se ne fosse investito ufficialmente. Se non si può superare l’ostacolo di una legislazione legittima, bisogna cambiare il Tribunale. Come nel gioco delle tre carte, e come è facile pensare che abbia agito durante i suoi tre anni di premierato. La carta vince, la carta perde: dov’è il re o la regina? Puntate signori, puntate. Tanto a giochi fatti una raccomandazione non si nega a nessuno.

Il commento
Così il Procuratore Capo di Catanzaro durante la trasmissione Agorà
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di Roberto Ragone 
 
 
La frase del Procuratore Capo di Catanzaro, dottor Nicola Gratteri, intervistato martedì mattina 16 maggio da Gerardo Greco, durante la trasmissione Agorà, in onda su Rai 3, a proposito del caso di malaffare del centro per migranti di Isola Capo Rizzuto, è definitiva, e rivelatrice di una situazione che tutti ipotizzano, nel pubblico dell’uomo della strada, ma che raramente era stata espressa con tale chiarezza e concisione. La frase completa è: “Le mafie votano e fanno votare, partecipano attivamente alla vita politica e non stanno mai all’opposizione.” Gratteri è un magistrato che più volte ha dimostrato la sua obiettività; forse un personaggio ‘scomodo’ per alcuni. Il suo ‘mettere in chiaro’ ciò che altri mandano per segnali, in maniera criptica, dovrebbe far pensare tutti i cittadini per bene. Per proprietà transitiva, questa frase evidenzia  che, se non stanno mai all’opposizione, le mafie appoggiano il potere.
 
Lo scopo di una organizzazione malavitosa è evidentemente quello di assumere più potere possibile, da sfruttare per guadagni illeciti, al di là di ogni partito o ideologia, rendendo molto chiaro chi comanda, in Italia come nel resto del mondo. Falcone e Borsellino, e prima ancora Dalla Chiesa, sono stati uccisi quando hanno toccato i soldi dei mafiosi. I ‘poteri forti’, di cui si favoleggia ogni volta che accade qualcosa di incomprensibile, sono evidentemente quelli che hanno in mano le leve di comando, e in questo caso potremmo parlare di ‘appoggi forti’. È cercando i poteri forti che si trovano gli agganci con chi conquista il potere in qualsiasi modo, lecito o, il più delle volte, illecito. Club Bilderberg, Trilateral, New World Order (o Nuovo Ordine Mondiale) fanno capo a persone potentissime, che controllano le banche d’affari e muovono grossi capitali, come è stato nel caso delle dimissioni di Berlusconi. Il fatto che se ne sia scritto, e che nessuno l’abbia contestato, è una dimostrazione della realtà di una certa situazione. Se quello che dice il dottor Gratteri corrisponde a verità, anche i nostri governi potrebbero aver goduto di tali ‘appoggi’: ricordiamo che l’ultima sentenza di Cassazione del processo Andreotti stabilì la sua mafiosità, non più perseguibile per prescrizione del reato. Intanto Renzi è allo sbando.
 
È di oggi, 16 maggio, la pubblicazione sul Fatto Quotidiano di un’intercettazione a suo carico in una telefonata con il padre, riportata nel libro di Marco Lillo, nella quale esorta Tiziano a ‘Dire la verità’. Una frase che dimostrerebbe l’innocenza del padre di Matteo. Detta ad arte? Chissà. Sapeva d’essere intercettato? È  plausibile pensare che ne fosse al corrente, come presidente del Consiglio.
 
Ultimamente, in suo comunicato, riferisce di una “Impressionante crescita del PD”. Peccato che, sempre sul ‘Fatto’, leggiamo che nelle sue primarie, nonostante il voto dei richiedenti asilo e quelli procurati dal suo favorito De Luca, Matteo ha perso oltre un milione di voti. Patetico poi il tentativo di screditare la Raggi mobilitando i giovani del PD in maglietta gialla: li abbiamo visti rastrellare prati e giardini pubblici, senza minimamente avvicinarsi ad alcuno di quei cassoni stracolmi e popolati da topi e gabbiani che sono stati mostrati in televisione, e dei quali s’è persa ogni traccia. Insomma, se le cose stanno così, questo spiegherebbe perché la politica è arrivata ad essere lacchè dei potenti, e perché in politica troviamo tanti personaggi che non inviteremmo a cena a casa nostra. In realtà il panorama che ci da’ oggi la politica, con l’elezione di Macron, creatura di J P Morgan a presidente della Repubblica francese, è quello di succubanza a lobby e gruppi di potere, non solo in campo commerciale.
 
Il tentativo di introdurre la TTIP attraverso una votazione in parlamento europeo la dice lunga. Come la raccontano anche il TAP, definito ‘opera strategica’, che distruggerà l’economia di una regione come la Puglia, produttrice del 40% dell’olio extravergine d’oliva della nazione. Come la dice lunga la TAV, osteggiata giustamente dagli abitanti dei luoghi che essa attraversa. E potremmo continuare con il Ponte sullo Stretto, con la trivellazione petrolifera entro le dodici miglia, prima negata e poi riammessa in sordina; come il boicottaggio del referendum che avrebbe preteso dai petrolieri il rispetto degli accordi presi in conseguenza delle concessione per le trivellazioni in Adriatico, mentre ora le torri petrolifere rimarranno a futura memoria. Come l’inquinamento della Basilicata ad opera di trivellazioni, ora finalmente ammessa da chi l’ha provocata. Come potremmo dire anche delle varie ‘decisioni’ del Parlamento Europeo, espressione di una classe impiegatizia al soldo di chi comanda davvero. Potremmo metterci anche i vaccini, e la lobby del farmaco? Secondo alcuni sì, visto che, analizzati, i vaccini non sono nocivi in sé, ma per la poca cura con cui vengono preparati, risultando inquinati da metalli pesanti e altre piacevolezze, che sarebbero poi quelle che provocano danni ai bambini. Oggi l'industria alimentare è quella che fattura cifre molto importanti nel mondo e ricordiamo le varie proibizioni dell'UE che hanno cercato, nel tempo, di proibire i nostri prodotti tipici.
 
Un articolo di Dario Guidi, sul mensile della COOP 'Nuovo Consumo' di Aprile 2017, evidentemente inressata al settore alimentare, parla di "Alta concentrazione" di multinazionali dell'industria alimentare, marchi noti e meno noti, che valgono centinaia di miliardi di dollari, senza badare alla salute dei consumatori, ma solo agli interessi degli azionisti. Altri importanti fatturati, di cui nessuno parla, sono quelli dell'industria bellica, controllati, per forza di cose, a livello politico. possiamo star certi che la mosca va dove c'è il miele, e dove c'e denaro, si accalcano interessi non sempre limpidi. Come nel caso dei 'migranti'.
L'Editoriale
Il documento a firma del segretario Pd è redatto in stile Ventennio
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di Roberto Ragone

Un’Ansa di oggi riporta che il 14 maggio tutto il PD in maglietta gialla è convocato nelle strade di Roma per ripulirle dai guasti di vent’anni di cattiva amministrazione della nettezza urbana. Il documento a firma Matteo Renzi è redatto in stile Ventennio: lo riportiamo così com'é: ""Domenica 14 maggio le Magliette Gialle - il simbolo del PD che sta sul territorio e coniuga valori alti e progetti concreti - sbarcheranno a Roma. Con la città invasa dai rifiuti e nell'incapacità dell'amministrazione comunale di dare risposte, il PD romano presenterà le proprie idee sulla gestione dell'emergenza dei rifiuti ma lo farà dopo che per una mattinata saremo stati a pulire la città". Il segretario del Pd ha parlato anche dell'assemblea di sabato e sottolineato che, a suo avviso, "il vento sta cambiando. E i sondaggi - per quello che valgono - fotografano una impressionante ripresa del PD. Bene così". Da notare la Magliette Gialle, che tanto ricordano Camicie di ben altra tinta, denominate "il simbolo del PD che sta sul territorio e coniuga valori alti e concreti, (che) sbarcheranno a Roma". Mussolini c'è arrivato via terra, lui via nave. Toni trionfalistici anche per ciò che riguarda "l'incapacità dell'amministrazione comunale di dare risposte". Evviva, arrivano i nostri! "I sondaggi fotografano un'impressionante ripresa del PD. Bene così." Dopo aver parafrasato l'infelice frase della Raggi, per cui "il vento sta cambiando". Benito avrebbe aggiunto: "Vinceremo!"

L’accusa è contro la Raggi e il suo governo, - visto che l'obiettivo primario, ora, è screditare i Cinquestelle, sua spina nel fianco - senza tener conto che questa situazione di degrado dura da più di vent’anni, periodo durante il quale si sono succedute giunte di ogni colore politico. Gli operatori ecologici in TV dichiarano che il problema è antico, e che mancano sia i mezzi che gli uomini - o le donne. In un panorama di questo genere, di fronte ad una situazione incancrenita, non si può pensare o pretendere che il problema monnezza venga risolto in pochi mesi. Ma tant’è, proprio Renzi, che rinnega ogni strumentalizzazione fatta dai suoi avversari, in questi giorni ne sta affrontando una macroscopica. D’altra parte la strumentalizzazione, la demagogia, e quel populismo che rimprovera agli altri, sono le sue armi di tutti i giorni. Sempre pronto ad inversioni ad U, come nel caso recente della nuova legge sulla legittima difesa. “Meno male che c’è il Senato” ha detto con tono di sfottò proprio Grasso, che di quella camera è presidente. Ma il reuccio ha ancora l’animo del boy scout e così ha convocato, lui, segretario del partito di maggioranza relativa, tutte le ‘mani’ disponibili, e tutte in maglietta gialla, per ripulire la strade di Roma, magari con il foulard al collo e i pantaloncini corti.

Naturalmente anche don Matteo sarà della partita, giusto il tempo per qualche scatto fotografico e un paio di riprese TV, chiamato poi urgentemente ai suoi impegni istituzionali. Come nel caso di una certa maratona mai indagata da chi di dovere, al cui traguardo arrivò fresco e senza affanno, pur non essendo un maratoneta.  Non credano, comunque, gli intrepidi piddini in maglietta canarino, di riuscire a sgombrare le strade di Roma in una sola giornata, facendo un gran favore non solo ai Romani, ma soprattutto a Zingaretti, dato che pare proprio che la responsabilità di questa situazione sia della Regione Lazio, sorda da anni al grido di dolore che si leva dal popolo romano,  insieme ad espressioni colorite, cacio e pepe.

Penso che nessun segretario di partito avrebbe avuto una pensata del genere: immaginate un De Mita, un Andreotti, un Berlusconi o un Berlinguer – e potrei continuare – in maglietta d’ordinanza, con un sacchetto nero e una scopa in mano, girare fra le montagne di rumenta e i topi, di domenica mattina? Forse Mussolini, sì, come nei filmati della campagna del Grano. Ma Renzi ci ha abituati alle sue stravaganze. Che poi tanto strane non sono. Specialmente in occasione delle primarie, durante le quali è stato chiuso in anticipo un seggio pugliese, a Nardò, in provincia di Lecce, per infiltrazioni destrorse; mentre ad Ercolano hanno votato i richiedenti asilo: senza documenti, vien da pensare, visto che era richiesta almeno la carta d’identità, se non – come nel caso di Nardò, ma questo non corrisponde a verità, e il sottoscritto lo può testimoniare – l’iscrizione al partito.

Sta di fatto che a tutti i ‘neri’ in coda al seggio – o ai seggi – era stato promesso un permesso di soggiorno in tempi un po’ meno lunghi. Indovinate per chi hanno votato? Miracolo! Renzi a quasi il 70%, salvo conguaglio, e gli altri dietro. Come i partecipanti al voto (renziano) in Campania, dove, nelle zone governate da De Luca – Vincenzo, non il figlio Piero, che s’affaccia alla politica già con buone referenze, visto che il 29 maggio dovrà affrontare a Salerno un processo per bancarotta fraudolenta, per il crac della società immobiliare IFIL, come scrive il Fatto Quotidiano – pare che l’affluenza di votanti sia stata superiore a quella di città molto più popolate, come ad esempio Napoli: miracolo delle fritture di pesce?
Insomma siamo in piena democrazia: i destrorsi favorevoli a Emiliano non hanno potuto votare a Nardò. Dove addirittura il seggio è stato chiuso anticipatamente, mentre ad Ercolano quest’anno hanno votato i richiedenti asilo, visto che i Cinesi lo avevano già fatto nel 2011. I quali richiedenti asilo sono la totalità degli sbarcati, dovendosi ancora discriminare chi ha diritto all’asilo e chi no.  Ma bisogna perdonarlo, Renzi, per la sua giovane età, nella quale capita ai migliori di fare disastri, e poi i genitori devono sistemare le cose. In questo caso, magari, è il contrario, ma il suo governo in tre anni ha aumentato il debito pubblico, pare, di venti miliardi di euro. 

Lo abbiamo rivisto l’altro giorno in TV dare una botta a quella Ruota della Fortuna che l’ha portato per la prima volta in televisione, e forse pensava che quella Ruota sarebbe stata la sua Fortuna. Aveva un’espressione smarrita, il labbro pendulo e somigliava tanto a mister Bean. Vai a pensare che l’avremmo avuto al governo. Intanto la Boschi è stata messa a guardia di Gentiloni, che non si monti la testa, per filtrare ogni sua iniziativa. È proprio vero che le disgrazie, come i terremoti, non sono prevedibili, e non arrivano mai da sole.  Appena ho letto la notizia dell’adunanza domenicale a scopo rumentizio in me s’è acceso un barlume di speranza: ho detto, vuoi vedere che finalmente don Matteo ha trovato la sua vera strada, e si toglie dalle scatole? Così, io spero ancora: la speranza è l’ultima a morire.
 

L'intervista
L'intervista a Gianni Tonelli, segretario generale di uno dei più attivi sindacati di polizia, il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia
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di Roberto Ragone
 
Nuove norme nella legge passata alla Camera a proposito della difesa personale, della possibilità del cittadino di difendersi da aggressioni e rapine, una legge che Renzi vuole tuttavia bloccare al passaggio da Palazzo Madama. Insomma, dopo anni di polemiche e di scontri, la montagna ha partorito il topolino. Pare infatti che ci si possa difendere soltanto di notte, quando l'intrusione domestica o l'aggressione nell'esercizio commerciale della vittima siano attaccati da ladri e rapinatori, ma soltanto con il buio. Scontro con chi afferma che 'La difesa è sempre legittima', e che, come Berlusconi, chiede che chi si difende in qualsiasi modo, anche se necessario sparando, non venga neanche processato.

Di diverso parere la sinistra, che, storicamente ipergarantista, ma solo nei confronti di "certi figuri", parla, come al solito di Far West e di 'giustizia fai-da-te'. Che la postilla a proposito delle ore notturne, durante le quali soltanto la difesa sarebbe legittima, sia ambigua e lasci troppo spazio ad interpretazioni da parte dei giudici, è scontato. E' scontato anche che tutto questo movimento per approvare una legge che dovrebbe tutelare finalmente il cittadino, e che invece si è trasformata in scontro politico, non risolve alcuno dei problemi del vivere civile. E' fuor di dubbio che la delinquenza negli ultimi anni si sia trasformata, assumendo sempre più i connotati di crudentà ed efferatezza importati dall'est europa; ed è fuor di dubbio che le norme, in mancanza di un reale controllo del territorio, e di una sincera volontà di tenere i delinquenti dove dovrebbero stare, cioè in galera, vadano modificate. Purtroppo abbiamo perso una buona occasione di farlo. Intanto la polemica e l'ironia impazzano sui media, a proposito della obbligatorietà di difendersi solo al buio, e con proporzionalità rispetto all'offesa (non è cambiato nulla!), senza tener conto, o facendolo solo con marginalità, della situazione psicologica dell'aggredito. Nel proposito, abbiamo voluto sentire l'autorevole commento di uno dei personaggi che, per la sua posizione, è direttamente coinvolto in questioni di ordine pubblico, e che da anni si batte a  tutti i livelli per migliorarne la situazione.
 
Abbiamo contattato il dottor Gianni Tonelli, segretario generale di uno dei più attivi sindacati di polizia, il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, che ci ha dato il suo parere.
 
Dottor Tonelli, ci dia un suo guidizio personale su questa nuove versione della legge sulla legittima difesa.
È il simbolo della decadenza di una classe dirigente che non ha capacità, ed è sotto scacco di gruppi estremisti. Una classe  eccessivamente ideologizzata, e che non ha la capacità di assumersi una responsabilità. Ma che norma è quella che indica come criterio di punibilità o di legittimazione del diritto naturale alla autotutela, alla propria difesa quello che può essere il giorno o la notte: e se uno fa i turni e dorme di giorno? D’inverno saremo più sicuri? Andremo con il canto del gallo? E l’ora legale? Dobbiamo considerare anche la latitudine? Perché a Torino d’estate le giornate sono più lunghe che a Palermo. Sono delle cose folli, e non c’è bisogno d’essere dei giuristi per comprenderlo. Sono delle imbecillità colossali che devono spingere la nazione Italia a prendere a calci nel sedere la classe dirigente che le partorisce, perché analoghe imbecillità vengono partorite ogni giorno a carico dell’economia del paese, per ciò che riguarda l’energia, o le politiche sociali, dalla sicurezza  al’immigrazione. 
 
Da ciò che si vede dall’esterno, pare che una parte della sinistra stia con Ermini, mentre un’altra parte gli è contraria. 
Sì, è così, perché c’è una parte maggiormente ideologizzata,  mentre alcuni sono meno vincolati da queste imbecillità. Ma, anche la sinistra, o si libera da questa zavorra, o altrimenti non potrà mai ambire a governare decentemente il paese, ma è destinata a naufragare ancora come ha fatto fino ad oggi. 

I recenti fatti relativi a episodi di violenza e di rapine, con la reazione delle vittime sorprese in casa, magari di notte, e gli effetti giudiziari conseguenti ci hanno sempre dato, dall’esterno, l’impressione che i delinquenti siano troppo tutelati, e che quindi, per assurdo, che lo stato li tuteli più dei cittadini. Ha avuto anche lei questa impressione?
È così, perché una parte della sinistra considera le devianze come figlie delle contraddizioni della nostra società, e la brava gente, quindi, non deve più stare al centro del sistema, ma ci devono andare loro, i deviati. Siccome la gente per bene approfitta, e ha goduto finora, delle opportunità di questa società, come deve pagare le tasse, deve anche farsi carico di questi oneri, fino ad arrivare fin nel campo della legittima difesa, e quindi  fino a considerare moralmente censurabile chi si difende, prima ancora che giuridicamente. Una parte della sinistra sta con i delinquenti, ed è tipico del partito dell’antipolizia, che comunque è molto forte all’interno delle istituzioni, ed ha radici profonde: pensiamo al manifesto degli intellettuali contro il commissario Calabresi. Oppure vogliamo parlare della pseudocultura autoreferenziale italiana nel circuito mediatico? Nella classe dirigente del paese, quindi nel Parlamento, voglio pensare a Manconi, alla Boldrini. Guardi, costoro non hanno simpatia nei confronti delle forze dell’ordine, ma anzi, ogni giorno ci dimostrano la loro avversità, perché noi difendiamo la gente per bene, e quindi noi siamo il nemico di coloro che invece vorrebbero che al centro del sistema ci fosse ro le devianze. È un fatto ideologico.
 
Un’ultima battuta a proposito delle caccia a Igor il russo, o come si chiama lui. Secondo lei, lo prendono?
Lo prenderemo più in là, ma non adesso. Perché a mio parere Igor non è più lì. Questo è uno che anche se ha attorno una cintura blindata di venti o trenta chilometri, nel giro di due ore venti chilometri li ha già fatti di corsa. È una persona che viene da un mondo che è un po’ diverso dalla nostra bambagia, anche come metodo criminale. A mio parere non è più lì. Sono convinto che prima o poi ci sbatterà la testa, non potrà stare alla macchia vita natural durante.
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