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Il caso
Rebibbia, detenuto diventa dottore di ricerca
18/07/2017 19:36:00
Il Garante Anastasia: “Mi auguro che il risultato raggiunto possa rappresentare un’occasione di riflessione"

 

di Marco Staffiero

 

Tutti possiamo sbagliare e la possibilità di un riscatto, di un cambiamento è possibile in ogni persona. Ci sono tante storie da raccontare dietro le tristi "sbarre" delle prigioni. Qualche racconto a volte è circondato da speranza e di grandi traguardi e soprattutto dalla voglia di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle il passato. Quella di oggi è una bella storia: Alessandro L., attualmente detenuto al reparto G8 di Rebibbia – Nuovo complesso dopo un periodo passato in alta sicurezza, ha conseguito un dottorato di ricerca in Sociologia. Lo racconta lui stesso in una lettera al Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, sottolineando di essere “il primo detenuto in un carcere italiano ad aver conseguito un dottorato di ricerca senza essere mai uscito dal carcere”.
 
Ininterrottamente detenuto dal giugno del 1995, Alessandro si è laureato con lode in Sociologia all’Università degli studi di Roma La Sapienza nel gennaio del 2013, discutendo la tesi “Il lavoro rende liberi. Etnografia del ‘mondo’ carcere”, pubblicata l’anno seguente da Gruppo Albatros Il filo. Dopo la laurea ha quindi deciso di proseguire gli studi universitari accedendo al corso di dottorato di ricerca in Sociologia e scienze applicate attivato dall’Università di Roma La Sapienza. Fino ad arrivare, lo scorso 23 febbraio, alla discussione della dissertazione finale “Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria ‘Alta sicurezza’ in Italia: percorsi di vita, aspettative e reti sociali di riferimento”.
 
“E’ davvero un bel traguardo” commenta il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasia, sottolineando la difficoltà di raggiungere un simile obiettivo per chi è detenuto in un istituto di pena. “Se studiare all’interno del carcere è complicato – spiega Anastasia, che è anche docente universitario – seguire un corso di dottorato lo è ancora di più, per la reale difficoltà di accedere ad adeguati strumenti di ricerca. Complimenti ad Alessandro, quindi, che è riuscito a portare a termine un percorso così arduo con grande determinazione. Mi auguro che il risultato raggiunto possa rappresentare un’occasione di riflessione sul tema dell’accesso agli studi, a tutti i livelli, per le persone detenute. In questo senso – conclude il Garante – sarebbe certamente importante se l’amministrazione penitenziaria si attrezzasse per garantire agli studenti che intendono intraprendere un percorso formativo post laurea, idonei strumenti di studio e ricerca, anche informatici”.
 

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