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L'editoriale
L'Italia esce dal tunnel a fari spenti
18/07/2017 10:45:00
Siamo arrivati al punto dolente. Dolente perché da quell’orecchio non ci vogliono sentire i signori di Montecitorio


di Emanuel Galea 


Sarà il caldo africano che fonde i cervelli, sarà la noia che fa venire le vertigini, sarà quello che vuoi, rimane il fatto che mentre il ministro Padoan vuole convincerci che “siamo usciti dal tunnel e stiamo percorrendo una strada...” e si corregge dicendo .” Stavo per dire un sentiero stretto, ma vedo il sentiero allargarsi", il suo socio Matteo Renzi, che detiene il golden share nel governo, sta dando i numeri. Rilanciando una sua proposta,quella che nel circo Barnum è conosciuta come “triplo salto mortale, carpiato, raggruppato, con doppio avvitamento”, suggerisce o forse meglio intima a tutti i partiti di sostenere la sua boutade, pezzo forte della sua fatica letteraria “Avanti”, titolo originale copiato dal movimento francese di Macron.

Renzi ha illustrato al Tg2 l’originalità della sua “formula magica per l’Italia” domenica 9 luglio: "Nel mio libro faccio una proposta: buttiamo giù il debito ma torniamo a Maastricht e a un deficit del 3%, per dare ossigeno all’economia. Rottamiamo il Fiscal Compact e tiriamo giù le tasse a famiglie con figli, ad artigiani e piccoli imprenditori, e a chi non ce la fa. Non sia solo l'idea del Pd ma di tutti i partiti da portare in Europa; negli altri Paesi in Europa si va insieme. Gli altri partiti accettino questa proposta, perché abbassare le tasse non serve al Pd ma al Paese".

Dopo avere letto questo tazebao pubblicitario mi veniva da chiudere gli occhi ed immaginare il Paese dei balocchi, luogo fantastico descritto da Carlo Collodi. La realtà, purtroppo è un’altra. Molti politici del passato ragionavano come Renzi e oggi ci troviamo con un debito che a maggio, secondo dati della Banca d’Italia, è arrivato a 2.278,9 miliardi, in aumento di 8,2 miliardi rispetto ad aprile.

Questa zavorra megagalattica, come l’avrebbe descritta il compianto Fantozzi, è principale fonte di vulnerabilità per l'economia oltre che un inciampo che compromette tutto il futuro dei giovani. La proposta di Matteo anziché mandare l’Italia avanti la farebbe navigare a largo di lidi ignoti.

Padoan fa la sua parte e cerca di rincuorare la nazione : "Non è irrealistico immaginare negli anni prossimi un salto di qualità dell'economia. Gli anni prossimi saranno migliori".

Non bastano più i buoni auspici. Secondo uno studio Cgil gli italiani restano pessimisti e nessuno li può biasimare. I dati Istat danno un quadro molto fosco al riguardo della povertà giovanile e delle famiglie monoreddito. A Brescia una famiglia su venti vive al di sotto della soglia di povertà e nelle altre città italiane la situazione non cambia.

Siamo arrivati al punto dolente. Dolente perché da quell’orecchio non ci vogliono sentire i signori di Montecitorio. Diamo solamente un dato esemplificativo, prendiamo il fabbisogno delle amministrazioni dello Stato aggiornato al 3 luglio 2017. Il fabbisogno cumulato del primo semestre 2017 supera i 50 miliardi di euro, 22,5 in più del 2016 e 28,4


in più del 2015. Si tratta del peggior dato dal 2013. La spesa pubblica è in progressivo aumento mentre i consumi stentano a decollare.

A fronte di questi dati, anziché parlare di un rigoroso spending review / drastico taglio alla spesa pubblica, (vedi partecipate per dirne una) il Renzi di mille risorse propone un aumento del debito pubblico e la distribuzione di mance elettorali che lasciano il tempo che trovano. I famosi 80 euro ormai fanno dottrina.

Il buon Padoan guarda con ottimismo al futuro. L’ottimismo rischiara la vista è giusto ma non basta. Vogliamo fare un atto di fede, questa volta anziché otturarci il naso, chiudiamo gli occhi, incrociamo le dita e facciamo gli scongiuri sperando che l’Italia riuscirà a venire fuori dal tunnel senza incidenti. Teniamo il fiato sospeso mentre si viaggia con i fari del buon senso completamente spenti e la segnaletica dell’intelligenza della classe politica fuori uso.
 

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