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Il caso
Palermo, firme false a 5 stelle: a processo 14 persone
24/06/2017 12:38:00
2000 firme raccolte per presentarsi alle elezioni comunali a Palermo del 2012

 

di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Punto di svolta nella vicenda che ha coinvolto esponenti del Movimento 5 Stelle risalente al 3 aprile del 2012 durante le amministrative per la candidatura a sindaco di Riccardo Nuti.

Il Gup di Palermo, Nicola Aiello ha disposto il rinvio a giudizio per 14 imputati coinvolti nelle presunte firme ricopiate di fretta nella sera per rientrare nell'orario di scadenza di consegna della lista. Rinvio a giudizio con l'accusa pesante di aver violato la legge regionale cha ha recepito il Testo unico in materia di elezioni negli Enti locali. Gli esponenti del M5S Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulio Di Vita, Claudia La Rocca,  Toni Ferrara, Pietro Salvino, Giorgio Ciaccio, Stefano Paradiso, Samanta Busalacchi, Riccardo Ricciardi, Giuseppe Ippolito, Alice Pantaleone, Francesco Menallo e Giovanni Scarpello dovranno rispondere dei reati contestati dal Procuratore aggiunto Dino Petralia e dal Sostituto Claudia Ferrari che ne hanno seguito e coordinato tutta l'inchiesta.
 
A scoprire il fatto alcuni giornalisti di una trasmissione televisiva di inchiesta che, in alcuni servizi risalenti a ottobre-novembre del 2016, portarono alla luce una presunta falsificazione ad opera del Movimento 5 Stelle, di oltre 2000 firme raccolte per presentarsi alle elezioni comunali a Palermo del 2012. Sembra infatti che prima del deposito delle liste delle firme sia sorta l'esigenza di controllare l'esattezza dei dati anagrafici e una volta riscontrati degli errori, onde evitare la cancellazione dei nomi con i dati inesatti ad insaputa degli stessi firmatari, si sia proceduto ad una ricopiatura in un nuovo foglio lista ricopiandone pure la firma, atto assolutamente proibito quale palese reato.
 
Fonti interne al movimento a Roma dissentirono questa ipotesi e fecero cerchio comune asserendo che da sempre la regola primaria del movimento è sempre quella di rivolgersi sempre e comunque alla magistratura su cui riservano sempre la massima fiducia. L'intera vicenda suscita ancora oggi una certa indignazione e preoccupazione proprio perchè sembra intacchi la prima regola fondamentale del M5S, la legalità, tanto proclamata e sbandierata ai quattro venti come colonna portante del programma del M5S dove vige una certa preoccupazione e una evidente perdita di consenso. Il 2019 è il termine di prescrizione entro cui servirà una sentenza definitiva.
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