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La recensione
The Surge, un'avventura "sci-fi" in stile Souls
31/05/2017 20:47:00
Il nuovo lavoro del team Deck 13 porta i giocatori in un futuro tecnologico e inquietante

 

di Francesco Pellegrino Lise


Lasciandosi alle spalle l’ambientazione tipicamente fantasy di Lords of the Fallen, uscito ormai nel 2014, il nuovo lavoro del team di sviluppo Deck13 ha deciso di portare una ventata di freschezza in un panorama videoludico già sperimentato dove da sempre maghi, cavalieri, orchi, stregoni e draghi la fanno da padrone. Proprio per questa ragione The Surge, disponibile su Pc, Ps4 e Xbox One, mantiene la rotta verso un contesto più fantascientifico, muovendo i suoi passi all’interno di un futuro distopico dove le macchine hanno preso il sopravvento assoggettando l’umanità. Quindi addio spade, asce, corazze e magie, adesso si avrà a che fare con tutto un nuovo mondo, ugualmente crudele e spietato, ma totalmente nuovo. Il protagonista non viene creato dal nulla, ma è anzi un operaio costretto su una sedia a rotelle che decide di cambiare la propria vita lavorando alla CREO, una società in grado di rimetterlo in sesto grazie agli impianti cibernetici di ultima generazione. Quello che però sembrava essere un sogno per il protagonista dell’avventura, si tramuterà presto in un vero e proprio incubo. Lo sventurato alter ego virtuale di chi si appresterà ad affrontare l’avventura si risveglierà, dopo essere svenuto su un tavolo operatorio, in un complesso decadente, preso d’assalto da individui che sembrano aver perso completamente il lume della , disarmati e soprattutto soli. Fortunatamente, proseguendo nella storia sarà possibile trovare anche altri npc ancora sani di mente, che andranno a contribuire all’intreccio narrativo tramite i loro dialoghi e le side-quests che metteranno a disposizione. Sul fronte narrativo, infatti, le tecniche utilizzate sono molteplici, schermi che mettono in mostra i video pubblicitari dell’azienda, brevi cutscene, note vocali, oppure dialoghi in cui la scelta multipla andrà a definire l’ordine di svolgimento di una conversazione, senza però portare ripercussioni realmente influenti sul gameplay. Si va così a delineare un quadro chiaro e immediato, che permette di non perdere il focus sugli avvenimenti senza doversi oltremodo scervellare o dedicarsi in speculazioni tra un combattimento e l’altro. Una storia che si inserisce bene nella struttura del gioco, ma che indubbiamente, per natura, esalta l’altra faccia di The Surge, ovvero il gameplay: una tradizione che nel genere non manca di confermarsi anche questa volta.

 

Dopo essersi risvegliato dopo l’incubo dell’intervento chirurgico il protagonista, non più paralizzato, potrà infatti sfruttare le nuove capacità della sua exo tuta. Ora può infatti contare sulle sue gambe ma soprattutto sulla forza aumentata datagli dal dispositivo tecnologico. Con solo quest’attrezzatura indosso, il resto dell’equipaggiamento sarà necessario trovarlo durante la storia. Così facendo, viene introdotta una delle meccaniche innovative più interessanti offerte da questo titolo, ovvero il recupero dell’equipaggiamento sradicandolo letteralmente dai nemici. Tale feature rappresenta anche l'elemento di maggiore interesse in tutto il combat system del gioco. Potendo mirare a una delle cinque parti del corpo, è infatti possibile scegliere quale di esse tagliare, previo caricamento dell'apposita barra d'energia, e con la pressione prolungata di un tasto si dà il via alla sequenza automatica. La barra dell'energia funziona come fosse quella del mana in altri giochi, ma al contrario, si caricherà col proseguire delle combo con cui il protagonista si sbarazza dei nemici. Tale sistema funziona ed è appagante, e costringe a tenere un ritmo sempre molto “tirato” per non sprecare l'energia accumulata, che scende di secondo in secondo. In un gioco che ricorda da vicino i vari Souls e Bloodborne, dove anche lo scontro con il più semplice dei nemici può essere fatale, tutto questo rappresenta un'ottima pensata. Un plauso inoltre va fatto alla meccanica del recupero degli scarti tecnologici, la moneta di gioco che si perde se si muore due volte di seguito senza riprenderla, meccanica identica al recupero delle anime di Dark Souls ma con l'aggiunta di un timer, a cui è possibile aggiungere secondi solo se si abbattono i nemici. Quindi tutto diventa più ansiogeno, soprattutto quando si rischia di perdere tantissimi scarti che possono essere convertiti in comodi upgrade per la propria tuta. Da ciò si può facilmente dedurre che si passeranno ore e ore a fare grinding, non soltanto per recuperare risorse e con esse salire di livello, ma soprattutto per ottenere gli oggetti utili a forgiare un nuovo pezzo di armatura. I set degli esoscheletri infatti sono diversi fra loro, alcuni più resistenti ma pesanti, così come altri più leggeri ma anche più fragili, e soltanto provando e riprovando a mischiarli fra loro sarà possibile adattarli perfettamente al nostro stile di gioco. In generale quelli più forti richiedono un livello energetico maggiore del personaggio.

 

 

Le novità nel gameplay finiscono però qui. D'altra parte il resto del combat system è praticamente un “copia e incolla” di quanto è stato già visto nei capitoli della serie di Dark Souls, quindi: ritmo e pattern degli scontri che obbligano a ragionare, un attacco veloce ma più debole e uno più lento ma che infligge più danni, quello caricato, quello in salto, la schivata, i mini-boss e i boss veri e propri sono sempre presenti. Dal punto di vista prettamente estetico, il lavoro svolto è sicuramente buono, ma altrettanto poco originale, considerando le location di gioco e il design dei personaggi. A ciò bisogna anche aggiungere la ripetitività delle sezioni e dei nemici, che al di là di qualche variazione sul tema, tornano abbastanza spesso per gran parte dell’avventura. I boss stessi, poi, non spiccano nè sul piano artistico nè su quello del gameplay, risultando purtroppo poco memorabili. Diverso invece è il giudizio per quanto riguarda il comparto audio, dove un buon doppiaggio inglese (tutto sottotitolato in italiano), ottima anche la scelta dei brani musicali anche se non sono molto frequenti. Suoni ed effettistica sono ben campionati e regalano una gradevole esperienza complessiva. Per quanto riguarda invece il comparto tecnico, il gioco è qualitativamente parlando nella media delle produzioni attuali, con un dettaglio grafico piuttosto buono, animazioni generalmente ben fatte, ma non esenti da glitch, ed effetti luminosi che mostrano carattere principalmente nei luoghi più angusti. Tirando le somme, questo The Surge è un titolo che fa della struttura rodata del genere da cui attinge il suo punto di forza. Il combat system funziona, è collaudato e propone qualche variante efficace alla formula che non lo rende una mera copia. Il resto invece soffre molto il confronto con una delle migliori saghe di questa e della scorsa generazione. In ogni caso, in linea di massima, gli appassionati dei vari Dark Souls troveranno questo titolo un buon passatempo, mentre chi non si è mai avvicinato al genere, potrà finalmente sperimentare in maniera più blanda che cosa realmente sia. In ogni caso The Surge rimane un titolo da provare, coinvolgente anche se non troppo longevo, ma soprattutto che ha il merito di portare una nuova ambientazione in un universo che da sempre è rimasto fossilizzato nel genere fantasy.

GIUDIZIO GLOBALE:


Grafica: 8
Sonoro: 8
Gameplay: 8
Longevità: 8


VOTO FINALE: 8

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