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Il processo
Palermo, parco Cassarà: si spalcancano le porte del Tribunale per i responsabili del disastro ambientale
10/03/2017 12:46:00
Era il 2011 quando si inaugurò il parco costato 11 milioni di euro

 

di Paolino Canzoneri

 

PALERMO – Falso e disastro ambientale per l'inquinamento del Parco Cassarà a Palermo: questa l'accusa per burocrati, imprenditori e per il dirigente comunale del servizio Ecologia e Ambiente Roberto Giaconia.

L'udienza preliminare è stata fissata per il 27 giugno. Il Parco avrebbe dovuto rappresentare una "boccata d'ossigeno" per il capoluogo siciliano, in quanto situato in un'area fortemente cementificata, ma invece si è rivelato essere nient'altro che una gigantesca discarica sotterrata di materiale tossico, eternit e scarti di origine industriale, copertoni, plastica, piombo e tant'altro, coperta in superficie da un innocuo e ingannevole manto erboso sovrastante. Una vergogna incauta e pericolosa per la salute dei cittadini che da circa tre anni appare come l'ennesimo raggiro di una città che da sempre appare aggredita da tanti mali ma che prova a rialzarsi con tutte le proprie forze.

Era il 2011 quando si inaugurò il parco costato 11 milioni di euro con la gioia e la speranza di una positiva  sterzata verso tematiche relative all'ecologia e a spazi necessari per rassegne musicali e luogo di incontro e di reciproche interazioni sociali ma ben presto i primi forti temporali invernali del 2013 hanno fatto pian piano emergere una prima lastra di eternit rivelando il grande raggiro che ha gettato la città, ancora una volta, nello sconforto.
 
Ma si avvicina la resa dei conti. Sei anni di indagini accurate per risalire alle dirette responsabilità coordinate dall'aggiunto Dino Petralia e dai sostituti Alessandro Clemente e Fabiola Furnari e un importante risultato di dodici indagati fra cui figurano il responsabile del parco Vincenzo Polizzi, i direttori dei lavori del parco Francesco Saverino e Luigi Trovato, Emanuele Caschetto legale rappresentate dell'associazione di imprese e vari imprenditori fra cui Gianfranco Caccamo, Francesco e Filippo Chiazzese e altri responsabili del collaudo tecnico come Eugenio Agnello. Tutti accusati di falso e disastro ambientale ognuno con la propria porzione di responsabilità direttamente riferita alla competenza messa in atto durante la realizzazione del parco. Parecchi sono gli avvocati con il compito arduo di difendere gli indagati. Fra questi figurano Fausto Maria Amato, Basilio Milio, Ottaviano Pavone e altri.
 
Rattrista molto ricordare come il nome del parco sia intitolato a Ninni Cassarà della Squadra Mobile, ucciso il 6 Agosto del 1985 che i palermitani, quelli veri, ricorderanno sempre. Un nome che si dovrebbe in ogni modo proteggere e tutelare da questi beceri scandali italiani.
 
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