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La recensione
Resident Evil 7, la nuova dimensione del genere "survival horror"
31/01/2017 17:00:00
Visuale in soggettiva e realtà virtuale segnano il ritorno alle origini di un vero mito

 

di Francesco Pellegrino Lise


Recensire un episodio di Resident Evil, la saga che ha inventato il genere serviva horror, è sempre molto difficile. In questa nostra analisi metteremo a fuoco tutto ciò che il settimo capitolo della serie ha portato su Xbox One, PlayStation 4 e Pc. Con Resident Evil 7 Capcom ha invece fatto centro, restaurando i valori primigeni della serie, adattando i concetti di base degli esordi alla visuale in prima persona e ritornando – stavolta sul serio – alle proprie radici. Partendo dalla trama, il titolo narra una storia terrificante quanto appassionante in grado di stare in piedi da sola e che ricorda molto da vicino alcuni classici dell’horror: "Non aprite quella porta" in primis. Questo nuovo capitolo abbandona i vecchi protagonisti che di “umano” avevano poco e somigliavano di più a vere macchine da guerra in stile “Rambo” per seguire le vicenda del più “terreno” Ethan Winters, un uomo comune alla ricerca di sua moglie Mia, ritenuta scomparsa da tre anni e ricomparsa misteriosamente in un video. Nonostante l'incipit ricordi molto da vicino quello già visto in Silent Hill 2, Resident Evil 7 ne prende immediatamente le distanze, costruendo una trama ben articolata, capace di svincolarsi dai cliché paventati durante le prime sommarie analisi e presentando in ultima battuta una sceneggiatura matura, efficace e in pieno stile Resident Evil.

 

 

Una volta inserito il disco, i giocatori verranno catapultati a Dulvey, località fittizia della Louisiana, dove dopo un viaggio in auto si ritroveranno davanti a una villa imponente, immersa in un silenzio spettrale che non lascia presagire niente di buono. La volontà di dare a questo nuovo capitolo della serie un'identità forte e decisa passa anche per la scelta di cambiare la prospettiva del giocatore da terza persona a prima, offrendogli un maggiore senso d'immedesimazione. Ebbene, tale scelta che ha stravolto una dinamica di gioco consolidata da anni e che ha fatto storcere il naso ai puristi della saga funziona davvero bene. Grazie ai ritmi di gioco, al sistema di combattimento tutt'altro che frenetico e un design dei livelli attento e metodico, la sensazione è esattamente quella di giocare a uno dei capitoli classici da un punto di vista differente. I giocatori dovranno sopravvivere alla furia della famiglia Baker, camminare lungo corridoi silenziosi dove la poca luce trapela da sporche finestre sbarrate, esplorare stanze fatiscenti e sporche, nascondersi tra la mobilia che sembra osservare chi gioca come una bestia pronta ad azzannare alla gola. Insomma, gli ingredienti per un grande classico del terrore ci sono tutti e come. Capcom ha ripensato la serie nel modo giusto, evitando di emulare altri esponenti del genere ma nello stesso tempo reinventando un kolossal che stava rischiando di scadere nella banalità. Prima ancora di essere un vero survival horror però è bene sottolineare come questo settimo capitolo possegga tutto ciò che ogni estimatore della serie ha sempre apprezzato: paura, ansia, claustrofobia e tensione si toccano con mano e stanno sempre con il fiato sul collo di chi esplora casa Baker per trovare una via di fuga. Detto ciò, è bene sottolineare che il titolo di Capcom può essere giocato anche in realtà virtuale esclusivamente su PlayStation 4. Affrontare l’avventura con la VR è una delle esperienze più terrificanti e "stressanti" mai provate fino a oggi. A fronte di qualche inevitabile compromesso grafico, risoluzione più bassa e qualche problema con le ombre e le proporzioni degli oggetti, ci si troverà immersi in un'esperienza senza precedenti, dalla quale per fuggire l’unico modo è strapparsi via il casco VR dalla testa. Se giocando normalmente già ci si sente in costante pericolo, con la realtà virtuale ogni passo richiederà coraggio e sangue freddo. Ogni rumore o scricchiolio sarà una doccia fredda e ogni passo richiederà una buona dose d’intraprendenza per essere compiuto. Le scene più buie sono a dir poco claustrofobiche e i salti sulla sedia provati giocando normalmente si moltiplicano in maniera esponenziale con indosso il caschetto della Sony. Con Resident Evil 7 la definizione di survival horror, andata persa negli ultimi capitoli della serie regolare, torna a vestire il nome del brand. Piuttosto che lanciare addosso decine di nemici come in RE5 o RE6, il team di sviluppo ha sapientemente dosato le apparizioni degli avversari facendo comunque capire a chi si trova dinanzi lo schermo di essere nettamente inferiori a loro. Anche le risorse tornano ad essere scarse e devono essere accuratamente utilizzate. Insomma tutto ciò che faceva paura agli albori della serie è presente in forma smagliante. Dal punto di vista della giocabilità, Capcom è stata davvero attenta nel ripristinare gli equilibri che hanno decretato negli anni il successo del franchise e a reintrodurre gli elementi distintivi della serie, modernizzando un sistema di gioco invecchiato male, che oggi apparirebbe impacciato e poco immediato.

 

 

La struttura dei livelli è classica, suddivisa in macroaree al chiuso collegate tra di loro in modo intelligente e intuitivo. Sarebbe più corretto dire che il gioco è ambientato non tanto nella dimora dei Baker, ma nell'intera tenuta, con una parte finale che cambia d'improvviso le carte in tavola per spiegare al meglio l'origine dell'incubo che si sta vivendo. Benché non manchi il senso di déjà vu in alcuni frangenti, il nuovo Resident Evil è a tutti gli effetti un rinnovamento intelligente, capace di rinverdire i fasti della serie. Detto questo però è bene non aspettarsi un gioco alla Alien Isolation dove bisogna solo nascondersi, evitare i rumori e fuggire, perché Resident Evil 7 non è niente di tutto ciò, anzi ci si difende, si combatte come nella prima trilogia, bisogna affrontare boss, mostruosità assortite e soprattutto si deve sopravvivere gestendo al meglio le proprie risorse. Il sistema d'inventario, che richiama molto da vicino quello dei primi capitoli, consente di equipaggiare fino a quattro armi contemporaneamente, assegnabili ai quattro tasti direzionali) e di combinare gli oggetti per ottenerne altri e di analizzarli quando se ne presenta la necessità. Inoltre è possibile controllare lo stato della salute tramite un comodo dispositivo da polso, ci si può curare in tempo reale usando il tasto apposito, ed è anche possibile pararsi con le braccia per attutire i colpi e ricevere meno danni. Le aree di gioco posseggono, proprio come in passato, alcune zone franche in cui si trova il classico baule per depositare gli oggetti e un punto per salvare i progressi. È tuttavia presente un sistema di salvataggio rapido che permetterà di continuare l’avventura dai checkpoint nel caso in cui si morisse, facilitando un'impresa diccile ma tutto sommato accessibile per quasi tutti, anche per quanto riguarda la risoluzione degli enigmi. Un discorso differente invece va fatto quando si sbloccherà la modalità “manicomio”, davvero “tosta” e in grado di regalare agli appassionati la vera esperienza da Resident Evil che si aspettano, ovvero: salvataggi limitati, nemici più tenaci, resistenza ai colpi molto più bassa, appaiono sin da subito degli avversari che in modalità normale spuntano nelle fasi avanzate e, soprattutto, la presenza di alcune diversificazioni nella storia che costringeranno i giocatori ad affrontare l'avventura in modo leggermente diverso. A fronte delle circa 10-15 ore molto intense che ci vogliono per completare il gioco la prima volta, c'è dunque una buona rigiocabilità, soprattutto per i veterani e per chi del gioco vuole scoprire ogni lato.

 

 

Graficamente parlando Resident Evil 7 è un gioco davvero riuscitissimo, ma presta il fianco ad alcune critiche quando si vanno a guardare i dettagli. Alcune texture non sono state curate estremamente e in alcuni casi fanno anche fatica ad essere caricate. Le parti di gioco all’interno delle strutture sono curatissime a discapito di quelle all’esterno dove si nota una minore attenzione ai dettagli. I pregi del gioco tuttavia superano di gran lunga i suoi pochi e veniali difetti. La qualità dell'esperienza è altissima e anche la longevità è decisamente buona. Per i fan della completezza poi sono stati inseriti anche alcuni collezionabili da trovare e alcuni segreti da scoprire. Dal punto di vista audio invece Resident Evil 7 è davvero incredibile: effettistica da brivido e doppiaggio in italiano condiscono un’esperienza che nel complesso riesce a posizionarsi sui livelli più alti fino ad ora raggiunti. Tirando le somme, possiamo dire che quest’ultimo capitolo della serie survival horror più amata al mondo riesce nel suo obiettivo di rinnovamento portando una nuova ventata di terrore, tensione nonostante lo stravolgimento dovuto al cambio di visuale. Se si è amanti del genere, non giocare a Resident Evil 7 sarebbe proprio un vero peccato.



GIUDIZIO GLOBALE:


Grafica. 9
Sonoro: 9,5
Gameplay: 9
Longevità: 8,5


VOTO FINALE: 9

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