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Il Commento
Ma l'Italia è una nazione seria?
18/12/2016 12:35:00

 

di Roberto Ragone

 

Brexit insegna: dopo la debacle, Cameron è scomparso dalla scena, lasciando il potere in mano a chi il referendum aveva vinto di misura, pur avendo dalla sua un numero di consensi non trascurabile. Ma l’Inghilterra è un paese serio. Gli Inglesi si possono amare o no, ma hanno una grande qualità: esprimono un carattere nazionale che prescinde da ogni scelta politica o finanziaria, un attaccamento alla nazione e alla casa regnante che è la loro spina dorsale. Una spina dorsale che gli Italiani hanno perso, insieme al loro carattere nazionale. Se oggi parli da patria, ti danno del fascista. Ma l’amor patrio non appartiene al ventennio. Durante il regime è stato esaltato e sfruttato politicamente, ma è nato prima, e sarebbe molto bello che venisse ritrovato, a dispetto di chi vuole renderci soltanto una colonia. Insomma, l’Inghilterra è una nazione seria. Tutt’altra cosa che l’Italia. O meglio, tutt’altra cosa che i suoi politici, attaccati al cadreghino con resina epossidica. In UK, il giorno dopo, nonostante le proteste di parecchi fan del Remain, la cosa è andata avanti, pur contestata dalla Merkel e Soci europei, e per quanto ne sappiamo, la felice separazione da una Unione Europea vampiresca, pur non consensuale, andrà avanti fino a compimento. Intanto la borsa in UK vola, l’economia è ripresa, le tasse sono, o saranno ridotte, e il sacrificio economico sull’altare del Moloch di Strasburgo è stato cancellato: tutti quei miliardi di sterline da versare ogni anno nelle casse di un’amministrazione oscura, infatti, rimarranno all’interno del Regno Unito, a tutto vantaggio di chi ci vive. Nessun timore per i nostri ragazzi che vogliano andare a lavorare a Londra, sempre che trovino posto: nessuna barriera alle dogane. Tutt’altra solfa ascoltiamo da noi.

 

Sconfitto amaramente dal voto referendario, per quanto si sia dato da fare in ogni modo, Renzi non si toglie dai piedi, anzi, prepara il ritorno. Anzi, la maggior responsabile – almeno secondo la storia – di una riforma costituzionale raffazzonata e faziosa, Maria Elena Boschi, è stata promossa, mentre l’amico personale di don Matteo, Lotti, ha ricevuto in dono un ministero tutto nuovo, creato apposta per lui, il Ministero dello sport. Forse per la sua capacità nel reperire urgentemente nelle pieghe di bilancio, sottraendo risorse a chi ne aveva diritto, 68 mln di euro per pagare Ecclestone e consentire la gara di Formula 1 a Monza e non scontentare Marchionne, testimonial autorevole del SI’. Dopo averci inflitto, Renzi,  complice un Napolitano sempre nell’ombra, ma sempre operativo, un governo noioso come chi lo guida, ha imposto la ‘sua’ squadra di governo, continuando nei fatti a comandare anche dopo le ‘dimissioni’, che ormai meritano le virgolette. Gentiloni è grigio, grigio nell’abito, grigio nei capelli, grigio nel volto, grigio nell’eloquio, incapace di esprimere una supposta personalità, per scelta, per istruzioni ricevute, o per carattere: propendiamo per quest’ultima ipotesi. Anzi, tante sfumature di grigio, magari cinquanta, come il libro che ne porta il titolo – ma senza il pepe che me è contenuto: solo la copertina.

 

E Gentiloni questo è, la copertina di un esecutivo pilotato da remoto, come in un videogioco: ma all’interno solo fogli bianchi. Non  sappiamo quanto durerà; la data di metà settembre 2017 è cruciale per ottenere, da parte di molti parlamentari – pare poco meno di 600 – il diritto all’erogazione dell’agognato vitalizio, che ormai è rimasta l’unica ragione valida per molti per stare in politica. Se Renzi lo riterrà vantaggioso per la sua politica, potrà arrivare a fine legislatura, nel 2018, quando si spera che non si giunga al quinto governo non eletto, e si vada finalmente a votare. Nel frattempo don Matteo avrà maneggiato e rimestato tanto, da avere una posizione di vantaggio, annientando in qualsiasi modo gli avversari politici – leggi Cinquestelle – e accordandosi con i sodali – leggi Verdini – ancorchè scontenti per essere rimasti a far da tappezzeria, mentre sulla pista tutti ballano tranne loro. Berlusconi sta alla finestra, sicuro dei fatti suoi, e sempre disposto a tornare nella stanza dei bottoni: la politica del partito di minoranza che fa da contrappeso sulla bilancia del potere glie l’ha insegnato anni fa il suo amico Bettino Craxi, che riusciva a condizionare la vita politica della nazione con il suo piccolo risultato elettorale. Intanto in TV impazzano presunti sondaggi che mostrano il gradimento di Gentiloni da parte degli intervistati oltre il 50%. Preferiamo non commentare i risultati, ma basta parlare con chiunque per rendersi conto che la situazione è ben diversa. Vien da chiedersi dove siano state fatte le interviste, e come. Ma tant’è: ormai i risultati dei sondaggi in TV servono ad orientare le scelte dei cittadini, e a tranquillizzarli. Non è successo nulla, proprio nulla, infatti Gentiloni da’ proprio l’idea del nulla, e dell’impossibilità di esprimere se non il nulla. Tutto in attesa del ritorno di Renzi, come quando Putin, scaduto il suo mandato, mise al suo posto Medvedev, in attesa di sostituirlo successivamente alla guida della grande Russia. Non che Renzi abbia la personalità dell’ex agente del KGB, nel bene e nel male, tutt’altro. La dimensione dell’uomo è diversa, salta agli occhi. Abbiamo visto Putin sul tatami, portare alcune tecniche di Judo, o a cavallo, stile Mussolini: di contro, abbiamo visto Renzi alla Ruota della Fortuna, senza fortuna, o peggio ancora, vestito da boy scout, con le gambe pelose sotto i calzoncini e il fazzoletto variopinto al collo, sempre con quell’espressione mutuata da Rowan Atkinson nei panni di Mr. Bean. Da rabbrividire. Intanto tutto scorre, ‘Panta rei’, come diceva Eraclito, la vita continua. Ci hanno messo un cappuccio sulla testa, per farci credere che fuori è buio, cerchiamo di strapparcelo dagli occhi. Oppure il nostro destino sarà simile a quello di quel tizio che s’era buttato dall’alto di un grattacielo di più di cento piani, e ad ogni piano si ripeteva: “Fino ad ora, tutto bene”.

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