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L'inchiesta
Secondo il NYT il governo Obama sapeva che i servizi egiziani torturarono e uccisero il ragazzo italiano
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Redazione

 

USA - Gli Stati Uniti dell'amministrazione Obama acquisirono prove che Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani e avvertirono il governo Renzi. Lo rivela il New York Times. "Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani", ha detto una fonte dell'amministrazione Obama al New York Times, secondo cui gli Stati Uniti "passarono la raccomandazione al governo Renzi".

In merito alla inchiesta del New York Times, dedicata oggi alla morte di Giulio Regeni, fonti di Palazzo Chigi sottolineano come nei contatti tra amministrazione USA e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all'omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l'altro lo stesso giornalista del New York Times, né tantomeno 'prove esplosive'. Si sottolinea,altresì, proseguono le stesse fonti, che la collaborazione con la Procura di Roma in tutto questi mesi è stata piena e completa.

Su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca - spiega ancora il New York Times in una lunga ricostruzione della vicenda - gli Stati Uniti hanno passato questa conclusione al governo Renzi. ''Non era chiaro chi avesse dato l'ordine di rapire e, presumibilmente, di ucciderlo'', ha detto un'altra fonte. Ma quello che gli americani sapevano per certo - e che hanno condiviso con gli italiani - era che la leadership egiziana era totalmente consapevole delle circostante della morte di Regeni, si legge ancora sul Nyt. "Non avevamo dubbi che questa faccenda era conosciuta ai massimi livelli", ha spiegato una terza fonte dell'amministrazione Obama: "Non so se avessero la responsabilità ma sapevano".

"Sempre più lutto!": lo scrive la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi, in un post sul proprio profilo Facebook nel quale pubblica le foto della bandiera italiana listata a lutto esposta dal giorno della morte del giovane sul Municipio di Fiumicello (Udine), dove vive la famiglia Regeni. La stessa foto, da oggi, è utilizzata da Paola Deffendi come immagine del proprio profilo Fb. Nel post, in un'altra foto, insieme alla stessa bandiera, si vede un pezzo del manifesto di colore giallo "Verità per Giulio Regeni".

Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha deciso di far tornare al Cairo l'ambasciatore Giampaolo Cantini. Il premier Paolo Gentiloni ha incaricato il diplomatico di "contribuire alla azione per la ricerca della verità sull'assassinio di Giulio Regeni". Una notizia, quella del ritorno in Egitto dell'ambasciatore italiano, che non ha però trovato d'accordo la famiglia Regeni che si è detta "indignata per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano.

La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di Ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte". Ha espresso perplessità anche Amnesty International che ha parlato di rinuncia da parte del governo "all'unico strumento di pressione per ottenere verità nel caso di Giulio Regeni di cui l'Italia finora disponeva". Una svolta nelle nelle indagini viene comunque registrata in una nota congiunta firmata dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il procuratore generale della Repubblica Araba D'Egitto Nabil Ahmed Sadek. Quest'ultimo nel corso di un colloquio telefonico con il capo dei pm capitolini ha inoltre spiegato che, come già annunciato nel maggio scorso, è stata affidata ad una società esterna l'attività di recupero dei video della metropolitana. Una attività che prenderà il via a settembre con una riunione tra l'azienda e la procura egiziana, alla quale sono stati invitati anche gli inquirenti italiani. Nel corso della telefonata è stato anche concordato un nuovo incontro tra i due uffici, che sarà organizzato dopo la riunione di settembre. "Entrambe le parti - è detto in una nota congiunta - hanno assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Regeni". Gli sviluppi nella "cooperazione tra gli organi inquirenti", hanno portato il governo ad inviare, quindi, l'ambasciatore Cantini nella capitale egiziana, dopo che - l'8 aprile 2016 - l'allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni. "L'impegno del Governo italiano - afferma in una nota il ministro Alfano - rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio". "Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio, quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici - la replica stizzita della famiglia Regeni -, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità".

Il caso
La discoteca St Trop di Lloret de Mar, dove il giovane fiorentino Nicolò Ciatti è stato pestato a morte da tre ceceni, è stata chiusa dalle autorità locali spagnole per ragioni di sicurezza
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SPAGNA - "Non conosco le procedure legali. Ma quello che chiede la nostra comunità e quello che chiede la famiglia, che ho incontrato stamane, è che sia fatta giustizia per un delitto così efferato e insensato". Così Sandro Fallani, sindaco di Scandicci (Firenze), comune alle porte del capoluogo toscano dove viveva Niccolò Ciatti, il 22enne morto dopo aver subito un pestaggio in una discoteca a Lloret de Mar, in Spagna, ha commentato stamane la notizia, riportata dai media locali, secondo cui due dei tre aggressori sarebbero stati messi in libertà dal giudice e potranno tornare in Francia dove vivono come richiedenti asilo. La famiglia Ciatti è rientrata in Italia, mercoledì sera veglia a Scandicci.

La discoteca St Trop di Lloret de Mar, dove il giovane fiorentino Nicolò Ciatti è stato pestato a morte da tre ceceni, è stata chiusa dalle autorità locali spagnole per ragioni di sicurezza. Lo annuncia una nota del comune spagnolo della Costa Brava, spiegando che, durante le indagini, gli inquirenti hanno riscontrato "anomalie di forte gravità nel sistema di sicurezza".

Padre, altri due dovrebbero essere in carcere - Anche gli altri due ceceni già rimessi in libertà dovrebbero essere in carcere, ha detto il padre di Niccolò, Luigi Ciatti, in un'intervista al Tg3 Toscana. "Certo - ha detto Luigi Ciatti rispondendo alla domanda se anche gli altri due dovrebbero essere arrestati -, che abbiano le loro conseguenze per quello che hanno fatto. Perché evidentemente dalla polizia spagnola scappavano e non credo scappassero tanto per fare. Evidentemente, qualcosa avevano da nascondere". "Penso siano dei professionisti del male", ha detto il padre del giovane ucciso a botte in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna. "Non posso dire che queste persone siano così indifferenti - ha detto Luigi Ciatti riferendosi ai due che sono usciti dal carcere - perché erano loro che tenevano lontano i suoi amici dal cercare di aiutare Niccolò. E quindi non mi sembra che siano così brave persone o così bravi". "Ci manca sempre Niccolò, ci manca. Sa cosa facciamo - ha aggiunto il padre tra le lacrime -, andiamo a odorare il suo cuscino per sentire il suo odore".

Conducente depresso
Il conducente della Bmw che si è schiantata contro una pizzeria a est di Parigi ha 39 anni e si trova attualmente in stato di fermo
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PARIGI - Resta provvisorio il bilancio delle persone rimaste ferite dopo che una macchina si schiantata contro una pizzeria alle porte di Parigi. Il portavoce del ministero dell'Interno, Pierre-Henry Brandet ha affermato ai microfoni di Bfmtv che per il momento sono 12 le persone ricoverate, di cui quattro in stato "di urgenza assoluta". Brandet ha confermato la morte di una ragazza di 13 anni. Quello che è accaduto oggi in Francia "ad un primo esame non ha nulla a che fare con il terrorismo". Lo ha detto il procuratore di Meaux, parlando dell'uomo che si è schiantato con la sua auto contro una pizzeria sulla Seine-et-Marne.

Il conducente della Bmw che si è schiantata contro una pizzeria a est di Parigi ha 39 anni e si trova attualmente in stato di fermo. Lo riporta Rtl. L'uomo è stato ritrovato in stato confusionale e ha dichiarato alla gendarmeria di volersi suicidare. Nella sua macchina sono state ritrovate delle armi. Il conducente dell'auto "ha dichiarato di aver voluto mettere fine ai suoi giorni senza successo. Avrebbe deciso di ricominciare in questo modo", ha indicato una fonte giudiziaria, come riferisce Bfmtv.

Un'automobile di grossa cilindrata si è schiantata in serata contro la pizzeria a est di Parigi uccidendo una ragazzina di 13 anni anni e ferendo sette persone. L'automobile è rimasta incastrata nell'entrata del locale. Secondo quanto riportato dai media francesi, la bambina rimasta uccisa aveva otto anni. Dei sette feriti, cinque versano in gravi condizioni.

"Il conducente non ha precedenti penali, sarebbe depresso". Lo ha detto il portavoce del ministero degli Interni francese, Pierre-Henry Brandet, a proposito dell'uomo che si è schiantato con la sua auto contro una pizzeria stasera a Sept-Sorts, sulla Seine-et-Marne. Il procuratore di Meaux ha parlato di "atto deliberato", ma dalle prime dichiarazioni dell'uomo è stata scartata la pista terroristica.

Tensioni
Dopo Msf e Sea Eye anche Save the Children annuncia di aver fermato le attività. Posizione dovuta "alle decisioni della Marina Libica di controllare le acque internazionali
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LIBIA - Arrivano a tre le Ong che hanno sospeso l'attività di ricerca e soccorso dei migranti davanti alla Libia: dopo Msf e Sea Eye anche Save the Children annuncia di aver fermato "temporaneamente" la nave Vos Hestia, che ora si trova a Malta "in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni". L'organizzazione si dice "rammaricata" di aver fatto questa scelta, che è però dovuta "alle decisioni della Marina Libica di controllare le acque internazionali". "Si tratta di una situazione molto preoccupante - afferma la Ong - per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso". Inoltre, in questa "nuova situazione, le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona sar". "Siamo pronti a riprendere le operazioni - dice il direttore delle operazioni Rob MacGillivray - ma prima dobbiamo avere rassicurazioni sulla sicurezza del team e sull'efficacia delle operazioni".  "Oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio". Lo scrive su twitter l'ong Sea Eye. Il motivo, si spiega, è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale. "Proseguire il nostro lavoro di salvataggio - spiega l'ong tedesca - sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi".

Caos e violenze
Tre morti e più di 30 feriti a Charlottesville, in Virginia
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VIRGINIA - Un raduno dell'ultradestra dei suprematisti bianchi a Charlottesville in Virginia si è trasformato in caos, violenze e infine in tragedia , quando un'auto ha travolto la folla che protestava contro i razzisti.

Tre morti ed oltre 30 feriti sono il bilancio della manifestazione convocata contro la rimozione della statua del generale sudista Robert Lee, uno dei protagonisti della Guerra di Secessione americana. Una delle vittime è una donna di 32 anni che stava attraversando la strada. Le altre due, invece, sarebbero collegate allo schianto di un elicottero della polizia che pattugliava l'area della manifestazione.

Il presidente Donald Trump ha condannato gli scontri e gli incidenti, ma e' stato sommerso dalle critiche per non aver usato parole piu' dure. Trump ha infatti condannato la violenza arrivata da ''piu' parti'' senza fare diretto riferimento al razzismo e a quell'estrema destra, che non gli ha fatto mancare il suo sostegno durante la campagna elettorale.

Fra slogan nazisti, gridi ''Heil Hitler'' e cantando gli ''ebrei non ci rimpiazzeranno'', i suprematisti bianchi hanno invaso la piccola a tranquilla cittadina della Virginia da venerdi' sera'. La tensione e' salita nella mattinata, con gli scontri iniziati ancora prima che la manifestazione prendesse il via. Nel giro di un'ora la situazione e' precipitata, con il governatore Terry McAuliffe costretto a dichiarare lo stato di emergenza e mettere in allerta la Guardia Nazionale. La polizia in assetto da guerriglia e' intervenuta, dichiarando fuori legge la manifestazione e ordinando a chi era in piazza di disperdersi. La tensione pero' non si e' allentata: un'auto e' finita contro la folla causando un morto e 19 feriti. Il conducente e' stato fermato dalla polizia che, secondo indiscrezioni, ritiene l'incidente ''intenzionale'', cosi' come riferiscono alcuni testimoni.

 

Il mondo politico americano si e' affrettato a condannare gli incidenti. Lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, ha definito lo ''spettacolo di Charlottesville ripugnante''. Dalla Casa Bianca la prima a commentare e' stata la First Lady, Melania Trump, condannando la violenza che ''non porta nulla di buono''. Il commento di Trump si e' fatto attendere fra le polemiche: nonostante il presidente siano un avido consumatore di informazione televisiva, la sua condanna secca e' arrivata dopo ore, affidata a un tweet. ''Non c'e' posto per questo tipo di violenza in America'' dice il presidente. Ma la polemica sui tempi di reazione troppo lenti non si placa, soprattutto alla luce dell'appoggio degli estremisti di destra a Trump durante la campagna elettorale e la presenza nell'amministrazione del controverso stratega Steve Bannon. Le critiche sono poi aumentate quando Trump si e' presentato davanti alle telecamere: ''condanniamo nei termini piu' duri l'intolleranza e la violenza arrivata da piu' parti'' ha detto il presidente, senza criticare direttamente i suprematisti bianchi. A puntare il dito contro Trump anche l'ex leader del Ku Klux Klan, David Duke: ''Guardati allo specchio e ricordati che sono stati i bianchi americani a regalarti la presidenza'' afferma riferendosi all'inviti del presidente a unirsi e opporsi all'odio. Gli incidenti a Charlottesville sono gli ultimi di una lunga serie negli Stati Uniti legati alla rimozione di statue e simboli legati ai confederati della Guerra di Secessione.

Economia & Finanza
Il ministro delle finanze presenta la proposta di bilancio 2018
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di Gianfranco Nitti

HELSINKI
- Il ministro finlandese delle finanze, Petteri Orpo, ha presentato la proposta di bilancio 2018 del suo governo. Con essa, secondo Orpo, si intende creare spazio per la crescita e l'occupazione, salvaguardando il finanziamento dei servizi pubblici e dello stato sociale. Il Ministero delle Finanze ha stimato nella sua indagine economica di giugno che la crescita economica in Finlandia accelererà notevolmente e che la crescita continuerà nei prossimi anni, risultando più ampia. Anche le esportazioni e gli investimenti cresceranno notevolmente.

La crescita del numero di occupati è leggermente accelerata, ed il numero dei disoccupati è rimasto al di sotto del 9% durante la prima parte dell'anno. Tuttavia il governo non è ancora soddisfatto dei risultati in questo settore. Per quanto riguarda le misure fiscali, non ci saranno nè incrementi nè tagli di tasse. Gli stanziamenti di bilancio ammontano a 55,4 miliardi di euro, 400 milioni di euro meno degli stanziamenti per il 2017. Il bilancio proposto presenta un disavanzo di 3,4 miliardi di euro, segnando una marcata diminuzione del disavanzo per il 2017, mentre il debito pubblico dovrebbe attestarsi a 111 milioni di euro nel 2018.
Sono previste entrate statali per 52 miliardi di euro mentre quelle fiscali sono destinate a crescere del 3% su base annua fino a 43,3 miliardi di euro. Il governo esaminerà la proposta nella sua sessione di bilancio del 30 e 31 agosto, per pubblicarla il 19 settembre al fine di avviarne l’iter parlamentare.
 

Economia & Finanza
Lo stipendio medio, non iniziale,di un pilota Finnair si attesta sugli 11mila euro mensili.
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di Gianfranco Nitti


La compagnia di bandiera finlandese, Finnair, diversamente da tante sue consimili europee, che navigano in turbolenze finanziarie più o meno agitate, non se la passa male ed ha deciso, alla luce dei suoi recenti risultati di bilancio, di avviare il reclutamento di un centinaio di piloti, per sostenere la crescita della compagnia. Jari Paajanen, responsabile delle operazioni di volo di Finnair spiega che la stessa “sta sviluppandosi ad un ritmo sostenuto, e la flotta rinnovata nonchè il crescente numero di collegamenti stanno aprendo nuove opportunità per chi voglia scegliere la carriera di pilota da capitano ad istruttore di volo” Possono quindi far domanda di selezione ed ammissione alla scuola di volo sia piloti già operativi che aspiranti al brevetto. I programmi di formazione variano in durata tra i 18 ed i 24 mesi ed i costi vanno dai 15mila ai 29mila euro anche se sono previste possibilità di concessione crediti. Occorre far domanda entro il 31 agosto e la conoscenza anche della lingua finlandese non è più richiesta, essendo sufficiente l’inglese. Lo stipendio medio, non iniziale,di un pilota Finnair si attesta sugli 11mila euro mensili.

Lo scorso maggio, la compagnia aveva annunciato il reclutamento di circa 350 addetti di cabina ed assistenti di volo, reclutamento che partirà in settembre.
Candidature qui:

https://company.finnair.com/en/careers/pilots

 

Terrore in Francia
Atto volontario'. Nessuna pista è esclusa, anche terrorismo
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FRANCIA - Un gruppo di militari dell'operazione antiterrorismo Sentinelle è stato investito da un'auto a Levallois-Perret, alle porte di Parigi. Sei militari sono stati feriti, due sarebbero gravi, ma nessuno è in pericolo di vita. Si tratta di un atto "volontario". E' in corso un'operazione per rintracciare l'uomo in fuga su una Bmw. L'inchiesta è stata affidata alla procura dell'antiterrorismo francese. Gli inquirenti: "Nessuna pista è esclusa: un atto terroristico, il gesto di uno squilibrato o un semplice incidente stradale". Il ministro della Difesa condanna l'aggressione. Si accendono le polemiche. Il Front National attacca: "Non è tagliando i mezzi ai nostri militari che si garantirà la sicurezza dei francesi", ha affermato il vice presidente di Fn, Florian Philippot.

Venti di guerra
"La Corea del Nord rappresenta una crescente minaccia, seria e diretta, contro gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone"
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Red. Esteri

 

La vendetta della Corea del Nord contro gli Stati Uniti per le dure sanzioni Onu sarà "mille volte più grande": lo ha affermato oggi Pyongyang in un comunicato in cui il regime afferma che le sanzioni sono il frutto di un "odioso complotto degli Usa per isolare e soffocare" la Corea del Nord. Le misure, prosegue la nota, non costringeranno mai il Paese a trattare sul suo programma nucleare.

La Corea del Nord "è pronta a dare agli Stati Uniti una severa lezione con la sua forza nucleare strategica"
. Lo ha detto il ministro degli Esteri Ri Yong Ho, aggiungendo che il suo Paese non vuole usare le proprie armi nucleari contro alcun Paese "eccetto gli Usa", a meno che qualcun altro non si unisca all'iniziativa americana, perché la responsabilità della crisi nella penisola coreana è soltanto di Washington. Poi ha aggiunto che Pyongyang non metterà "in nessun caso" sul tavolo dei negoziati il suo arsenale nucleare.

Trump-Moon, 'minaccia seria e diretta' "La Corea del Nord rappresenta una crescente minaccia, seria e diretta, contro gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone, così come contro gran parte dei Paesi nel mondo": lo hanno affermato il presidente Usa Donald Trump e il presidente sudcoreano Moon Jae-in in una dichiarazione congiunta rilasciata dalla Casa Bianca dopo un colloquio telefonico avvenuto domenica sera tra i due leader.

Lavrov a ministro Pyongyang, evitare uso forza 
- Tutte le parti coinvolte nella crisi coreana devono "evitare l'uso della forza" e "cercare metodi politici e diplomatici per risolvere i problemi che la regione sta affrontando, inclusa la denuclearizzazione della penisola coreana": è questo - secondo il ministero degli Esteri russo - il contenuto delle parole rivolte dal capo della diplomazia russa Serghiei Lavrov al suo omologo nordcoreano Ri Yong-ho durante l'incontro svoltosi a Manila.

Tillerson, stop lanci missili Pyongyang - Il miglior segnale che la Corea del Nord potrebbe dare per dimostrare che e' pronta a negoziare con gli Stati Uniti sarebbe quello di interrompere i lanci missilistici: lo ha detto il Segretario di Stato americano Rex Tillerson a Manila. Parlando a margine dell'Associazione delle nazioni del sudest asiatico nella capitale filippina, Tillerson ha sottolineato che l'interruzione dei lanci rappresenterebbe il "primo e più forte segnale" da parte di Pyongyang.
 

Conflitto alle porte
Intanto l'Onu invia un messaggio forte varando la risoluzione proposta dagli Usa con l'obiettivo di mettere in ginocchio l'export di Pyongyang
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Red. Esteri

 

USA - La minaccia è reale e le conseguenze potrebbero essere devastanti. Gli Stati Uniti sono pronti a tutto per porre fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, anche a "una guerra preventiva". Parola di H.R. McMaster, il consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, che sferra un affondo senza precedenti verso Pyongayang proprio nel giorno in cui al Palazzo di Vetro dell'Onu vengono approvate sanzioni economiche senza precedenti contro il regime di Kim Jong-un. Votate all'unanimita' dopo l'accordo raggiunto con la Cina.


"Se mi chiedete se stiamo preparando piani per una guerra preventiva rispondo di sì", ha affermato McMaster in tv, ricordando come "Trump sia stato molto chiaro su questo. Ha detto che non tollererà più le minacce della Corea del Nord. Per lui è intollerabile che abbiano armi nucleari che possano minacciare gli Usa. L'opzione militare è dunque sul tavolo". McMaster ha aggiunto di essere consapevole che un attacco alla Corea del Nord potrebbe portare a "una guerra molto costosa con sofferenze immense soprattutto alla popolazione sudcoreana".

E ha spiegato di non poter dire se Pyongyang con i suoi missili è in grado di raggiungere San Francisco o Washington: "Quello che posso dire è che siamo di fronte a una minaccia gravissima".

Intanto l'Onu invia un messaggio forte varando la risoluzione proposta dagli Usa con l'obiettivo di mettere in ginocchio l'export di Pyongyang, con un divieto assoluto che riguarda i settori del carbone, ferro, piombo e dei prodotti ittici. Un colpo durissimo per un Paese povero e già profondamente isolato.

Per il regime di Kim le nuove misure punitive significano un taglio di un miliardo di dollari l'anno, un terzo delle entrate complessive legate alle esportazioni. Il testo della risoluzione è frutto di un duro lavoro diplomatico svolto nelle ultime settimane al Palazzo di Vetro con i rappresentanti della Cina, il principale partner commerciale di Pyongyang. Con Pechino che, dopo mesi di braccio di ferro, per la prima volta non solo si e' astenuta dal veto ma ha appoggiato il testo americano. Con tanto di ringraziamenti da parte dell'ambasciatrice Usa Nikki Haley.

I timori per gli ultimi test missilistici e nucleari sono alti. Il regime di Kim Jong-un ha mostrato con le ultime provocazioni di poter davvero colpire gli Usa, senza considerare il pericolo di un conflitto nell'area del sudest asiatico con le continue minacce di Pyonyang a Giappone e Corea del Sud. Proprio questi timori hanno spinto le grandi potenze a lavorare per una mediazione in seno all'Onu. Il testo di risoluzione non è duro come avrebbe voluto l'amministrazione Trump, che puntava anche a impedire definitivamente l'accesso della Nord Corea ai mercati valutari internazionali e alle forniture di petrolio. Ma oltre a colpire interi settori dell'export, le sanzioni proposte pongono nuovi limiti alla possibilità di Pyongyang di stipulare joint venture e alle attività della Foreign Trade Bank nordcoreana.

Previsto pure il divieto di inviare nuovi lavoratori all'estero.

Solo qualche giorno fa dal segretario di stato Rex Tillerson era partito il primo serio tentativo diplomatico per aprire una breccia e intavolare con Pyongyang discussioni che possano portare a veri e propri negoziati.

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