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Variazioni climatiche
La situazione si sta aggravando con effetti catastrofici per la produzione con perdite ben superiori al miliardo stimato
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Redazione

 

Giugno bollente in Italia dove le temperature massime sono risultate superiori di 3,6 gradi la media di riferimento con un valore di 28,3 gradi mentre le precipitazioni sono risultate in calo del 65,4% provocando una crisi idrica di portata storica a livello nazionale. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Ucea relativi alla seconda decade del mese che evidenzia una situazione di criticità diffusa sul territorio con nubifragi e grandine nel nord Italia che hanno aumentato i danni. Frane e allagamenti diffusi, ma anche campagne devastate a macchia di leopardo dalla Lombardia, con una forte grandinata nel bresciano con campi di mais spianati e alberi sradicati lungo i canali in diverse zone della regione, fino al Veneto dove nel trevigiano sono caduti chicchi grandi come palline da golf con serre di ortaggi e fiori divelte, campi di mais distrutti, vigneti di Prosecco rovinati.
 
Le precipitazioni - continua la Coldiretti - non hanno peraltro scalfito lo stato di grave siccità dei campi perché l’acqua per poter essere assorbita dal terreno deve cadere in modo continuo e non violento mentre gli acquazzoni aggravano i danni e pericolo di frane e smottamenti. Con il prolungarsi dell’assenza di pioggia in gran parte della Penisola l’allarme siccità si è ormai esteso ad oltre i 2/3 della superficie agricola nazionale interessando praticamente tutte le regioni anche se con diversa intensità. La situazione si sta aggravando con effetti catastrofici per la produzione con perdite ben superiori al miliardo stimato, se non pioverà nell’arco delle prossime due settimane in modo costante e non violento. Nel campi coltivati lungo tutta la Penisola con il grande caldo e la crisi idrica per gli agricoltori – conclude la Coldiretti – è sempre piu’ difficile ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro, ma anche i vigneti e gli uliveti ed il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte per i grandi formaggi tipici.
 
Amministrative 2017
M5S si consola con Carrara, Ardea e Guidonia. A Parma, però, a sorridere è il simbolo del dissenso interno al M5S, Federico Pizzarotti
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Trionfo del centrodestra ai ballottaggi delle amministrative 2017 che vedono la gran parte dei 22 capoluoghi di Provincia in gioco passare all'asse FI-Lega Nord-Fdi. E' per il Pd e tutto il centrosinistra, lo schiaffo è sonorissimo: cadono roccaforti "rosse" come Genova e Pistoia, dove il centrodestra non aveva mai vinto e cadono sei Comuni su sei - Piacenza inclusa - in Emilia-Romagna. Da oggi a Matteo Renzi, toccherà riannodare i fili di una sconfitta che rischia di minare anche la sua leadership: "il Pd isolato politicamente perde. Cambiare linea e ricostruire il centrosinistra subito", è il fendente lanciato dal leader della minoranza Andrea Orlando. E gli stessi Dem ammettono, per voce del capogruppo alla Camera Ettore Rosato: 'Abbiamo perso, ha vinto la destra'.

In una tornata elettorale che registra un'alta disaffezione dell'elettorato (affluenza al 46%, tredici punti in meno rispetto al primo turno) a fare rumore è, innanzitutto, è l'imporsi di quell'alleanza Fi-Lega-Fdi che, fino a qualche giorno fa, vedeva proprio in Matteo Salvini e Silvio Berlusconi tra i più scettici.
Eppure, laddove si presenta unito, il centrodestra vince, espugnando Genova con Marco Bucci e conquistando roccaforti rosse come La Spezia - con Pierluigi Peracchini - e Pistoia, con Alessandro Tomasi. Ma lo schema unitario è vincente anche a Monza, Lodi, nell' "ex Stalingrado" d'Itlia Sesto San Giovanni, ad Asti e a Verona, dove Federico Sboarina trionfa su Patrizia Bisinella, compagna dell'ex sindaco Flavio Tosi e sostenuta anche dal Pd. "Ora vado fino in fondo, a governare. I prossimi sono Renzi, Gentiloni e Boschi", esulta Salvini "vedendo" la trazione leghista del trionfo di oggi. "E' un risultato storico, il centrodestra ne faccia tesoro", è il messaggio, chiaro, che Giovanni Toti, dopo il trionfo del "modello" che porta il suo nome in Liguria, manda ai leader di Fi, Lega e Fdi, a cominciare proprio da Berlusconi. "Uniti si vince, no perditempo", incalza Giorgia Meloni anticipando un dibattito che, nei prossimi giorni, si farà infuocato.
Anche perché al Sud, dove è l'influenza di FI a prevalere in maniera netta su quella leghista, il centrodestra avanza ugualmente. Clamorosa è la vittoria a L'Aquila, dove Pierluigi Biondi ribalta il risultato del primo turno e ha la meglio su Americo Di Benedetto. Annunciato, il trionfo a Catanzaro di Sergio Abramo e al fotofinish quello a Rieti. In tutto, ai ballottaggi, il centrodestra prende 16 capoluoghi su 22 rivoluzionando, inoltre, il tradizionale trend negativo che aveva subito al secondo turno.

Oggi, a "piangere", è invece il Pd. Il centrosinistra si consola vincendo a Lecce con Carlo Maria Salvemini, a Padova con Sergio Giordani, a Lucca con Alessandro Tambellini e a Taranto con Rinaldo Melucci. "Poteva andar meglio", scrive in tarda notte Renzi su facebook confermando tuttavia come a suo parere le elezioni amministrative siano "un'altra cosa rispetto alle politiche". Eppure, in chiave di leadership di coalizione, il voto rischia di indebolire il segretario Dem. E da Mdp arrivano, in vista della kermesse di Giuliano Pisapia, i primi attacchi: "la destra è forte, o si cambia o si muore", sottolinea Arturo Scotto.

E il M5S? Dopo il "disastro" del primo turno, si consola strappando Carrara al centrosinistra (con Francesco De Pasquale) dopo 70 anni di governo "rosso" e avanzando nel Lazio, dove vince a Ardea e Guidonia. "Siamo in crescita inesorabile", sottolinea Luigi Di Maio. A Parma, però, a sorridere è il simbolo del dissenso interno al M5S, Federico Pizzarotti. "Ognuno nel Movimento si farà domande e si darà risposte", sono le parole della rivincita del sindaco emiliano che, con il suo "effetto Parma", potrebbe dare linfa ad una formazione ex M5S anche a livello nazionale.

I numeri
Il dato segna un calo di circa quattro punti rispetto al primo turno dell'11 giugno scorso
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E' stata del 14,9% l'affluenza alle urne alle ore 12 per i ballottaggi che sono in corso in oltre cento comuni italiani dove dovranno essere eletti i sindaci e i consigli comunali. Il dato segna un calo di circa quattro punti rispetto al primo turno dell'11 giugno scorso, quando l'affluenza complessiva alle urne negli stessi comuni, sempre alle ore 12, era stata del 18,65%. Il calo ha coinvolto tutti i 22 capoluoghi chiamati alle urne, senza eccezioni. Nei tre capoluoghi di regione l'affluenza è stata quasi analoga: 14,93% (19,35 al primo turno) a L'Aquila; 14,22% (16,10) a Genova; 14,08% (22,13) a Catanzaro. Le città dove si è votato di più - ma con percentuali sempre inferiori al primo turno - sono state Lecce, Padova e Rieti; fanalini di coda Belluno, con quasi la metà degli elettori al voto rispetto al primo turno, e Trapani, dove ha votato solo il 7,72 per cento degli aventi diritto. Nella città siciliana è in corso un voto atipico perché corre un solo candidato dopo l'esclusione del secondo che aveva guadagnato il ballottaggio: perché le elezioni siano valide deve recarsi alle urne il 50 per cento degli elettori e il traguardo sembra lontano. La prossima rilevazione è prevista per le ore 19.00.

Per il turno di ballottaggio il centrodestra incrocia le dita e conta di potersi affermare in una decina di capoluoghi di provincia su 22 (più Carrara) partendo con un vantaggio di 13 rispetto al centrosinistra che parte in vantaggio in soli 6. E in cui a fronte dell'attivismo di Berlusconi e Salvini, Renzi è rimasto dietro le quinte.
Il ballottaggio interessa in tutto 111 comuni italiani, 19 capoluoghi di provincia e 3 di regione: Genova, Catanzaro, L'Aquila. Tra i grandi centri il M5s punta ad affermarsi negli unici due in cui è in gara: Asti e Carrara, ma punta molto anche ai comuni in cui corre nel Lazio, anche per testare l'influenza dell'amministrazione capitolina sul territorio circostante e soprattutto a Guidonia, centro con molti abitanti. Tra tutti la sfida clou sarà quella di Genova dove, fallito il blitz dei 5 Stelle, il centrodestra punta a sfondare nella roccaforte rossa. Occhi puntati anche su Parma, con la sfida tra Federico Pizzarotti e Paolo Scarpa (sostenuto da alcune liste civiche di centrosinistra) e a Verona Patrizia Bisinella, 'lady Tosi', se la vedrà con Federico Sboarina (del centrodestra).

Tutela del patrimonio Culturale
Le fattispecie di reato ora previste sono processo per direttissima, le intercettazioni telefoniche
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Redazione


“Il disegno di legge del Governo che riforma la disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale è stato approvato in prima lettura dalla Camera a soli sei mesi dalla sua approvazione in Consiglio dei Ministri. Un iter veloce, che testimonia la sensibilità del Parlamento”. Così il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, in occasione dell’approvazione da parte della Camera del disegno di legge recante disposizioni in materia di delitti contro il patrimonio culturale il cui esame passa ora al Senato.

“Grazie anche alle modifiche introdotte nel corso del dibattito nelle commissioni parlamentari - ha sottolineato il Ministro Franceschini – questa riforma introduce strumenti efficaci e moderni per contrastare i reati contro il patrimonio culturale. Un provvedimento molto importante, non solo per l’Italia, ma per l’intera comunità internazionale che, a partire dall’Onu fino al G7 Cultura di Firenze, identifica sempre più la tutela del patrimonio culturale come una priorità. Con queste nuove norme l’Italia si pone all’avanguardia nel mondo”.

Il provvedimento, originariamente presentato come delega al Governo il 23 dicembre 2016 in Consiglio dei Ministri dal Ministro Franceschini e dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, è stato modificato in sede referente presso la Commissione Giustizia della Camera trasformando la delega in disposizioni di diretta modifica del codice penale e lasciando immutati i principi della riforma. In particolare, i sei articoli del nuovo Titolo VIII-bis del Codice penale “Dei delitti contro il patrimonio culturale” danno coerenza al sistema delle sanzioni superando la divisione tra codice penale e codice dei beni culturali: furto di beni culturali, appropriazione indebita di beni culturali, ricettazione di beni culturali, riciclaggio di beni culturali, illecita detenzione di beni culturali, violazioni in materia di alienazione di beni culturali, uscita o esportazione illecita di beni culturali, possesso ingiustificato di metal detector, danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici, devastazione e saccheggio di beni culturali, contraffazione di opere d’arte, attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali. L’aumento delle pene, oltre a rafforzare la deterrenza, ha un effetto di “trascinamento” utile sugli strumenti processuali, tra i quali l’arresto in flagranza, il, introducono nuovi delitti a tutela del patrimonio culturale, innalzano le pene esistenti e introducono aggravanti se i reati comuni sono commessi contro dei beni culturali.

Le fattispecie di reato ora previste sono processo per direttissima, le intercettazioni telefoniche. Viene inoltre razionalizzata la materia degli sconti di pena e dei benefici per chi collabora con la giustizia e permette il recupero di beni trafugati e viene introdotta la confisca penale obbligatoria.  Viene prevista una pena per mendaci dichiarazioni in sede di esportazione di beni culturali. Infine, il disegno di legge prevede che le forze dell’ordine e gli ufficiali di polizia giudiziaria siano dotati di strumenti di maggiore efficacia nel perseguire i reati contro il patrimonio culturale. A riguardo, sono estese al delitto di attività organizzata finalizzata al traffico di beni culturali le operazioni sotto copertura e i siti civetta su internet già previsti per altre, gravi tipologie di delitti.
 

Cronaca
Ex parlamentare e primo Garante per la privacy, aveva 84 anni
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di Silvio Rossi

 

E’ morto nel pomeriggio di oggi all’età di 84 anni il giurista Stefano Rodotà, uno dei più illustri esperti Costituzionali italiani.
Dopo una lunga carriera accademica, che lo ha visto Professore Ordinario in giovane età, alternata all’impegno politico, prima nel Partito Radicale, ai tempi di Pannella, l’unica formazione che lo ha visto tesserato, si presenta alle elezioni nel 1979 in Parlamento come indipendente nelle liste del PCI di Berlinguer.
Resta deputato fino al 1993, eletto nelle liste del PDS, quando subito dopo l’elezione a Vicepresidente della Camera, decide di dimettersi a sorpresa. Negli anni da parlamentare ha comunque sempre mantenuto la sua coerenza, votando in dissenso con il partito che lo ha eletto, quando non condivideva i contenuti dei provvedimenti, come nel caso dell’appoggio comunista alle leggi Cossiga.
Nel 1997 fu nominato primo Garante della neonata autorità per la “Garanzia per la protezione dei dati personali”, ente nel quale è stato in carica per due mandati fino al 2005.
Strenuo difensore della Costituzione, sia in occasione della riforma proposta da Berlusconi nel 2006 che in quella dello scorso anno, dove ha sostenuto il fronte del No nel referendum del 4 dicembre.
Nel 2013, al termine del mandato di Napolitano, il nome di Rodotà fu proposto dal Movimento Cinque Stelle per l’elezione a Presidente della Repubblica, con l’appoggio anche di Sel e di alcuni parlamentari del Partito Democratico.

Esami
Stavolta i pronostici non sono stati disattesi. Le ipotesi del toto-esame precedente l'inizio della maturità davano proprio Seneca come candidato principale
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Seconda prova della Maturità 2017 stamani per circa mezzo milione di studenti impegnati con gli esami in tutta Italia. E' Seneca l'autore proposto al liceo Classico per la versione di latino. Di Seneca è stato proposto un brano tratto da 'Il valore della filosofia'. La versione di latino proposta per l'esame di maturità 2017 è tratta dalle Lettere a Lucilio. Nel brano l'autore parla del valore della filosofia e del bisogno che l'uomo ha di essa; ne descrive quindi le caratteristiche e le finalità, specialmente in relazione agli aspetti pratici della vita.

Stavolta i pronostici non sono stati disattesi. Le ipotesi del toto-esame precedente l'inizio della maturità davano proprio Seneca come candidato principale: secondo il sondaggio di Skuola.net su 2500 maturandi, 1 su 4 (la maggioranza) si aspettava questo autore.

Allo Scientifico, come di consueto, la prova è di Matematica. Tra le tracce proposte c'è anche un problema sulla possibilità di pedalare su una bicicletta a ruote quadrate, citando il caso del MoMath Museum of Mathematics di New York. Nel problema sulla bici quadrata si chiede di calcolare il profilo della pedana per far muovere una bicicletta dalle ruote quadrate. Un secondo problema con il quale si stanno cimentando gli studenti dello scientifico è lo studio di una funzione. Su due problemi e dieci domande, per superare la prova agli studenti è richiesto di risolvere almeno un problema e di rispondere ad almeno cinque domande.

Sicurezza & Cittadini
L’operazione “Mare Sicuro” ha registrato, al termine dell’estate 2016, il soccorso ad oltre 3.500 persone e 700 unità, con quasi 50.000 controlli sulle imbarcazioni da diporto
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di Gianfranco Nitti


Come ogni anno, nel periodo estivo si intensifica lo sforzo operativo della Guardia Costiera volto a garantire la corretta fruizione del mare e uno svolgimento in sicurezza delle attività ludiche e ricreative ad esso collegate. Sicurezza e serenità, legalità e divertimento: sono questi alcuni dei concetti chiave dell’operazione “Mare Sicuro 2017”, operazione che ogni estate viene attuata dalla Guardia Costiera e che, fino al 17 settembre, vedrà impiegati circa 3.000 uomini e donne, oltre 300 mezzi navali e 15 mezzi aerei lungo tutti gli 8.000 chilometri di coste del Paese, nonché sul Lago di Garda e sul Lago Maggiore.
Un’operazione condotta nel segno della “trasversalità”, quale sintesi del lavoro e dello sforzo che il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera compie nell’ambito delle proprie funzioni e dei compiti legati agli usi civili e produttivi del mare, tra i quali – in primis – la salvaguardia della vita umana in mare, oltre alla sicurezza della navigazione, alla tutela dell’ambiente marino e costiero, ai controlli sulla pesca e sull’intera filiera ittica. Così, i milioni di turisti italiani e stranieri che nel periodo estivo trascorrono le vacanze lungo le coste del Paese, troveranno nella Guardia Costiera il riferimento a garanzia della propria sicurezza. L’operazione “Mare Sicuro” ha registrato, al termine dell’estate 2016, il soccorso ad oltre 3.500 persone e 700 unità, con quasi 50.000 controlli sulle imbarcazioni da diporto. L’ingente afflusso turistico richiede un’attenzione ancora maggiore verso l’ecosistema marino e costiero: sarà attuato il massimo sforzo possibile per garantire il rispetto dell’ambiente. Durante l’estate 2016 sono stati 57.000 i controlli effettuati sul demanio marittimo, ai quali si sono aggiunti anche gli oltre 3.000 controlli nelle Aree Marine Protette.


Non meno importante è l’intensificazione dei controlli su tutta la filiera ittica:
il prodotto ittico italiano, bene primario per qualità e quantità, continuerà ad essere costantemente monitorato, controllato e garantito. La Guardia Costiera, con “Mare Sicuro 2017”, si impegna, infatti, anche ad assicurare la gestione sostenibile della risorsa ittica, il controllo della filiera di commercializzazione del pescato e la tutela del consumatore; è quanto attestato dai risultati conseguiti nell’analogo periodo estivo 2016, con oltre 20.000 controlli in materia.
L’impegno rafforzato della Guardia Costiera mira così ad assicurare rapidi interventi di soccorso in favore di bagnanti, diportisti e subacquei e a garantire controlli più intensi su tutte le attività svolte in mare, per prevenire condotte illecite, pericolose per le persone, per il patrimonio ambientale, per l’ecosistema marino e per le risorse ittiche.
 

I dati
Per il secondo anno consecutivo, rileva l'Istat, i nati a fine 2016 sono meno di mezzo milione
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Al 31 dicembre 2016 risiedono in Italia 60.589.445 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,3% dei residenti a livello nazionale (10,6% al Centro-nord, 4,0% nel Mezzogiorno). Lo rende noto l'Istat in un comunicato. In Italia alla fine del 2016 ci sono circa 200 nazionalità: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni). La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (23,2%) seguita da quella albanese (8,9%). Prosegue nel 2016 la diminuzione dei residenti già riscontrata l’anno precedente.
 
Il saldo complessivo è negativo per 76.106 unità, determinato dalla flessione della popolazione di cittadinanza italiana (96.976 residenti in meno) mentre la popolazione straniera aumenta di 20.870 unità. Tuttavia, all’interno della popolazione straniera la componente femminile diminuisce per la prima volta dagli anni Novanta quando l’Italia è diventata Paese di immigrazione. Il movimento naturale della popolazione ha registrato un saldo (nati meno morti) negativo per quasi 142mila unità. Il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri (quasi 63mila unità), mentre per i residenti italiani il deficit è molto ampio e pari a 204.675 unità. I decessi sono stati oltre 615mila, circa 32mila in meno rispetto al 2015, anno record della mortalità, ma in linea con il trend di crescita degli anni precedenti, dovuto all’invecchiamento della popolazione.
 
Il movimento migratorio con l’estero fa registrare un saldo positivo di circa 144mila unità, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Aumentano leggermente le iscrizioni dall’estero: poco più di 300mila di cui il 90% riferite a stranieri. Allo stesso modo le cancellazioni per l’estero superano le 114mila unità per gli italiani, di nascita e naturalizzati, (+12mila rispetto al 2015) mentre sono quasi 43 mila per gli stranieri. Continua il calo delle nascite in atto in Italia dal 2008. Per il secondo anno consecutivo, rileva l'Istat, i nati a fine 2016 sono meno di mezzo milione (473.438, -12mila sul 2015), di cui più di 69mila stranieri (14,7% del totale), anch’essi in diminuzione. I decessi sono stati oltre 615mila, circa 32mila in meno rispetto al 2015, anno record della mortalità, ma in linea con il trend di crescita degli anni precedenti, dovuto all’invecchiamento della popolazione.
Politica
Giacalone: "adesso ripartiamo con nuovo slancio e nuova energia"
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di Angelo Barraco

Petrosino – Gaspare Giacalone è stato riconfermato Sindaco di Petrosino, ottenendo  2.861 voti, pari al 57,80%. Grande gioia ed entusiasmo tra i cittadini che hanno riaperto le braccia ad un Sindaco che in questi lunghi e difficili anni è stato in grado di far riemergere dalla nebbia un Comune che oggi brilla di luce propria. Vincenzo D’Alberti,  di Giacalone alle Amministrative, ha ottenuto 2.016 voti, pari al 40,73%, grande distacco per l’altro sfidante, Vito Salvatore Messina che ha ottenuto 73 voti pari all’1,48%. E’ stata una campagna elettorale dura, dove gli elettori sono stati direttamente coinvolti in tutti ciò attraverso i social network che in questi anni sono divenuti le nuove piazze di confronto.  Delusione per D’Alberti per la sconfitta che rinuncia alla possibilità di diventare consigliere comunale ai sensi della nuova legge regionale in materia di elezioni amministrative. Gaspare Giacalone ha tenuto poi un discorso in cui ha espresso la sua piena gioia e l’entusiasmo di tale vittoria, sottolineando “avete vinto voi", riferendosi al marasma oceanico di cittadini che affollava la piazza sottostante e aggiungendo inoltre “adesso ripartiamo con nuovo slancio e nuova energia”. I cittadini hanno scelto la trasparenza e la semplicità, portando in auge un Comune che prima era spento e assente dalle carte ma oggi, dopo lunghe e tortuose battaglie, è riuscito a riemergere. “Una vittoria bellissima e pulitissima. Altri 5 anni da Sindaco di Petrosino. Il cambiamento continua!” è il messaggio che in nottata ha scritto Giacalone su facebook per ringraziare i suoi cittadini della fiducia che hanno avuto nei suoi riguardi e nei riguardi della sua squadra. Infatti nella lista di Gaspare Giacalone ci sono molti nomi che hanno avuto riconferme. Ecco intanto i nomi dei candidati della sua lista che hanno ottenuto maggiori voti: Marcella Pellegrino (1029), Francesco Zichittella (378), Davide Laudicina (425), Massimo Mezzapelle (364), Luca Facciolo (325), Sebastiano Paolo Paladino (346), Caterina Anna Maria Pipitone (320), Fiorenza Pace (320). Rimangono fuori dalla lista: Valentina Pipitone, Ignazio De Dia, Michele Di Dia, Selenia Pipitone.  Sui social impazzano i commenti per Gaspare Giacalone “Auguri a chi il cambiamento lo sta portando davvero”, scrive uno, “Penso che una vera politica, una rivoluzione copernicana con al centro i cittadini, può e deve trasformare l'Italia. L'esempio di Petrosino deve essere contagioso e coinvolgere strategie di Governo statale, caro mito sindaco” scrive un’altra persona e ancora “Felice di questa vittoria...Felice che la maggiorparte di Petrosino abbia preso la giusta decisione”. 
 
E mentre a Petrosino si festeggia per la vittoria, a Trapani si innalzano le polemiche in merito proprio alle Amministrative e ai suoi candidati. Un’affluenza al voto pari al 58,94%, con un calo del 5,67 rispetto alle amministrative del 2012. I dati sono chiari: Girolamo Fazio ha ottenuto 8839 voti pari al 32,1%; Pietro Savona ha ottenuto  7300 voti pari al 26,5%; Antonio D’Alì ha ottenuto 6334 voti pari al 23%; Marcello Maltese ha ottenuto  4567 voti pari al 16,6% e infine Giuseppe Marascia ha ottenuto 473 voti pari all’1,7%. Si va quindi verso il ballottaggio poiché Fazio, D’Alì, Savona e Maltese di troverebbero in una forbice va dal 27 al 20%. Il senatore D’Alì è in attesa di giudizio della Corte di Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato invece assolto dai fatti successivi al 94. Fazio invece è stato arrestato in piena campagna elettorale, successivamente è stato liberato ma rimane indagato per traffico di influenze e corruzione. 
Politica
L'unica "arma" che resta a chi non vuole più leggere post o tweet propagandistici è silenziare l'autore, almeno fino alle 23 di domani.
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Redazione

 

Dopo aver assistito ai vari comizi di chiusura per questa campagna elettorale che vedrà andare al voto più di mille Comuni d’Italia è scattato dalla mezzanotte di ieri il silenzio elettorale per le varie compagini politiche che si presentano agli elettori domenica 11 giugno per il rinnovo dei governi comunali sparsi sul territorio nazionale. Una giornata, quella di oggi, che servirà quindi agli elettori per riflettere sulla propria scelta, scevri da qualsiasi input propagandistico. Ma la regola non vale per i social network. E così ci sarà chi proseguirà a fare campagna elettorale a colpi di tweet o di post per cercare di convincere, fino all’ultimo, i cittadini a esprimere la loro preferenza nei riguardi dello schieramento di appartenenza.


Il legislatore, infatti, non ha - almeno per il momento - previsto alcuna integrazione alla legge che regola il silenzio elettorale (datata 1956, rivista nel 1975) che riguardi il web e, in particolare, le reti sociali. Di conseguenza, chiunque può fare propaganda sui social media, addirittura fino a un minuto prima della chiusura dei seggi, che avverrà alle 23 di domenica 11 giugno. Quindi l'unica "arma" che resta a chi non vuole più leggere post o tweet propagandistici è silenziare l'autore, almeno fino alle 23 di domani.
 

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