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L'inchiesta
Il provvedimento cautelare reale segue altro sequestro preventivo già eseguito nei confronti di Giancarlo, Sergio ed Elisabetta Tulliani
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ROMA - I finanzieri del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 1 milione di euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma nei confronti dell’ex presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. "Il provvedimento cautelare reale - fa sapere il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza - segue altro sequestro preventivo già eseguito nei confronti di Giancarlo, Sergio ed Elisabetta Tulliani, in relazione a plurimi reati, tra cui episodi di riciclaggio e autoriciclaggio commessi in concorso con Gianfranco Fini. Si tratta di reati emersi nell'ambito di una più ampia attività d'indagine che ha già portato all'esecuzione, in data 13 dicembre 2016, di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta, in quanto facenti parte di un'associazione a delinquere aggravata, a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, promossa e diretta da Francesco Corallo". I finanzieri spiegano inoltre che "è stata data anche esecuzione a un decreto di sequestro per equivalente di beni per un valore complessivo pari a 215 milioni di euro".

Secondo i finanzieri è emerso "un circuito economico fraudolento posto in essere dai sodali i quali si adoperavano, attraverso la costituzione di numerose società offshore, a trasferire, dall'Italia verso numerosi Paesi europei ed extraeuropei, somme di denaro oggetto di peculato, e sottratte alla pretesa impositiva erariale". "I proventi illeciti conseguiti dall'associazione capeggiata da Francesco Corallo - secondo quanto riferisce la guardia di finanza - sono stati utilizzati per attività economiche, finanziarie, ed acquisizioni immobiliari, tra cui l'acquisto dell'appartamento ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani". Da quanto emerso dalle indagini dei finanzieri questo "negozio giuridico, realizzato alle condizioni concordate con Francesco Corallo ed i Tulliani, è stato deciso da Gianfranco Fini nella piena consapevolezza di tali condizioni".

Secondo quanto ricostruiscono i finanzieri, inoltre, è emerso come "i membri della famiglia Tulliani dal 2008 abbiano ricevuto, per il tramite di società offshore riconducibili a Francesco Corallo, oltre sette milioni di euro, trasferiti su conti personali e su conti di società a loro direttamente o indirettamente riconducibili". Già a febbraio il gip aveva emesso un "decreto di sequestro per equivalente relativo a beni immobili, mobili e conti correnti, della famiglia Tulliani, per un valore di oltre 7 milioni di euro". Da ulteriori indagini, spiega la guardia di finanza, è emerso come "Gianfranco Fini sia stato artefice dei rapporti che si sono instaurati tra Francesco Corallo e i membri della famiglia Tulliani, rapporti in forza dei quali costoro hanno ricevuto dal primo le cospicue somme di denaro menzionate, in assenza di qualsiasi causale logica, ovvero in presenza di causali non collegabili a reali prestazioni effettuate". Proprio sulla base di queste nuove indagini, è stato emesso il decreto di sequestro preventivo eseguito nei suoi confronti.

Attualità
Il 27 maggio il tanto atteso convegno organizzato da Penelope Puglia Onlus e Gens Nova Onlus in collaborazione con l'I.P.A.
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri
 
 
Bari – Le associazioni Penelope Italia Onlus, Penelope Puglia Onlus e Gens Nova Onlus in collaborazione con l'I.P.A. (International Police Association) hanno organizzato un Convegno Internazionale dal nome "La violenza nelle mura domestiche e maltrattamenti in famiglia: Stati Uniti e Italia a confronto". L'evento vedrà il coinvolgimento di altre realtà associativa del territorio regionale e nazionale ed è previsto per sabato 27 maggio, alle ore 09:00 a Bari presso la Sala Convegni dell'Hotel Excelsior in Via Giulio Petroni n. 15. I relatori previsti per l'evento saranno il dott. Michael F. Pietruszka, Giudice Dipendente della Suprema Corte di Giustizia di New York; l’avv. Antonio Maria Lascala, avvocato Penalista del Foro di Bari e Presidente nazionale dell’associazione Penelope Italia Onlus e Gens Nova Onlus. All’evento parteciperà anche il Gen. Nicola Marzulli, Comandante del Corpo di Polizia Locale di Bari. Data la rilevanza sociale dell’evento l’ingresso è libero e gratuito. 
 
Il numero delle donne che annualmente subiscono violenza da parte del marito o del compagno putroppo è ancora altissimo. La condizione di sottomissione e coercizione costringe le donne a subire un isolamento da parte di amici o parenti e troppo spesso la violenza stessa non è solo fisica ma anche sessuale, psicologica ed economica. Una catena di maltrattamenti e brutalità reiterate nel tempo che nascono e si sviluppano tragicamente per lo più in ambito familiare ma che, con il passare degli anni, vedono sempre più vittime di ogni livello sociale rifiutare di sopportare e tollerare quel clima. Dire basta con forza ad una vita che non è vita. Il Convegno sarà sede e occasione di confronto tra Italia e Stati Uniti sul tema. Parteciperanno inoltre i rappresentati  di Penelope provenienti da altre regioni d’Italia. 
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato il Prof. Avv. Antonio Maria La Scala, Avvocato Penalista del foro di Bari e Presidente Nazionale dell’Associazione Penelope Italia Onlus e Gens Nova Onlus, che in questi anni ha intrapreso delle importanti battaglie, una su tutte contro il femminicidio.
 
- Di cosa si parlerà in questo confronto tra Italia e Stati Uniti in merito alla violenza nelle mura domestiche e maltrattamenti in famiglia?
Questo è il terzo incontro in tre anni che l’Associazione Gens Nova Onlus –che è l’altra mia Associazione- fa le istituzioni americane. Due anni fa venne un giudice delle Corte federale dell’ Oklahoma, l’anno scorso venne il responsabile della banca dati dell’FBI, colui che ha creato e gestito per 21 anni a Quantico la banca dati del DNA perché era da poco entrata in vigore a giugno 2016 anche in Italia la banca dati del DNA, quindi per fare il confronto. Quest’anno la tematica è molto attuale, quella delle violenze domestiche, abbiamo invitato il Giudice dello Stato di New York della contea di Buffalo che si occupa prevalentemente di maltrattamenti in famiglia e violenze domestiche. E’ importante perché nell’ambito di questa collaborazione che l’Associazione Gens Nova Onlus e Penelope Italia Onlus hanno con le istituzioni americane è un’ulteriore controllo per capire se loro potrebbero fornire qualche strumento che adoperano già negli Stati Uniti e che noi come Associazione possiamo proporre in Italia. 
 
- Ci sarà anche un confronto dal punto di vista giurisprudenziale quindi…
Si, giuridico e giurisprudenziale. Loro ad esempio sui maltrattamenti in famiglia hanno una cosa che noi non abbiamo ovvero l’udienza di pericolosità, cioè se una donna fa un esposto, loro fanno un udienza velocissima. Il Giudice chiama le due persone, le esamina e studia la credibilità o meno per poter dare seguito alle indagini successivamente. E’ una sorta di udienza filtro che viene fatta nell’immediatezza, ancor prima di una causa. Il problema nella violenza domestica è che la donna fa la denuncia, ma prima che si trasforma in condanna definitiva passano anni. 
 
- Voi in passato avete dato un importante impulso per l’introduzione di leggi. Questo incontro può portare ad eventuali introduzioni di nuove norme?
Vogliamo sapere da loro che strumenti hanno diversi dai nostri affinché noi possiamo eventualmente proporli a livello nazionale. Abbiamo avuto sicuramente un forte impulso per la banca dati del DNA, era una legge del 2009 che è stata resa esecutiva solo a giugno 2016, 7 anni dopo, grazie anche a Penelope. Ho fatto una proposta di legge e molti articoli sono stati trasfusi nel disegno di legge approvato il 2 febbraio alla Camera dei Deputati all’unanimità; che prevede l’ergastolo per l’omicida, il sequestro dei beni dell’omicida in attesa di giudizio,  un fondo per risarcire i figli vittime del femminicidio,  la possibilità che la sentenza di condanna per omicidio dichiari il marito indegno all’eredità della moglie in automatico e non come accade oggi tramite una separata causa civile. Nella mia proposta che è stata accolta, se il Giudice dovesse condannare per femminicidio con la stessa sentenza si applica la pena accessoria dell’indennità all’eredità quindi non si deve fare una causa civile ma in automatico viene dichiarato indegno, nel frattempo con il rinvio a giudizio vengono sequestrati i beni così il patrimonio dell’assassino è congelato. Nel frattempo, con la richiesta di rinvio a giudizio, la Procura o i familiari possono chiedere il sequestro conservativo dei beni del presunto assassino.

L’Avvocato La Scala ci ha spiegato inoltre che pochi giorni fa, al Viminale, hanno presentato la relazione semestrale luglio-dicembre 2016 ed è emerso che in Italia ci sono 44mila persone scomparse. Una cifra spaventosa con un aumento notevole rispetto agli anni scorsi. Molte scomparse di donne sono quasi sicuramente riconducibili al femminicidio. Negli Stati Uniti le persone scomparse sono oltre 100mila, rapportato ai 51 Stati. Però hanno ottenuto un grosso risultato grazie alla banca dati del DNA, dando nome e cognome a 2/3 dei cadaveri non identificati. Hanno strumenti certamente più efficaci e tempestivi rispetto ai rispettabilissimi strumenti utilizzati in Italia poiché negli USA la scomparsa viene considerata sin da subito come un dato penalmente rilevante, in Italia invece succede l’esatto contrario poiché la si considera come allontanamento volontario e quindi si viene a creare un ritardo nelle indagini che non porta all’immediata individuazione del soggetto. 
L'intervento
Il già Questore di Roma e Prefetto di Pisa: "Il Comitato metropolitano non si si sovrapponga al Comitato per l’Ordine Pubblico"
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ROMA -  "Con le nuove norme in materia di sicurezza delle città, introdotte con la legge 18 aprile 2017, n. 48, tutte le forze in campo sono chiamate ad agire in sinergia. Vengono attribuiti maggiori poteri e conseguenti responsabilità ai Sindaci. Si mira a un sistema unitario e integrato di sicurezza e si assegna un ruolo centrale alla prevenzione situazionale volta a limitare le opportunità di comportamenti criminali anche attraverso l’uso di sistemi di videosorveglianza. C’è piena consapevolezza che la strategia per il benessere delle comunità territoriali dipende dalla forza di tutte le maglie della rete istituzionale con la conseguenza che se si rompe o viene meno anche una sola maglia, tutta la rete si sfilaccia”.

Lo ha detto ieri Francesco Tagliente, ex Questore di Roma e prefetto di Pisa, in apertura dei lavori del convegno organizzato a Roma sul tema “Collaborazione interistituzionale per la promozione della sicurezza urbana integrata”.
“Con la nuova legge sulla sicurezza, integrata ed urbana – ha proseguito Tagliente - i punti di forza sono proprio il lavoro di squadra, la pianificazione delle attività, la determinazione operativa e soprattutto la coesione interistituzionale”.
Invitato dal moderatore, il Cav. Franco Antonio Pinardi, a introdurre il dibattito sui i sistemi di videosorveglianza evoluti e la necessità del coordinamento tra i soggetti in campo, anche alla luce delle novità normative appena introdotte, Tagliente ha chiarito preliminarmente che “Le nuove disposizioni favoriscono la collaborazione tra le forze di polizia e la polizia locale in vari settori d’intervento: dallo scambio informativo per gli aspetti di interesse e la interconnessione tra le sale operative, alla regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi di sicurezza tecnologica”.
“La nuova legge – ha detto Tagliente- consente l’installazione di nuovi sistemi di videosorveglianza per il controllo delle aree e delle attività soggette a rischio da parte del Comune e la messa in opera di sistemi di sorveglianza tecnicamente avanzati dotati di software di analisi video per il monitoraggio attivo da parte degli enti e soggetti privati. Con la stessa norma viene precisato che "per l'istallazione di sistemi di videosorveglianza da parte dei Comuni è autorizzata la spesa di 7 milioni di euro per l'anno 2017 e di 15 per ciascuno degli anni 2018 e 2019". Sarà un decreto del ministero dell'Interno, di concerto con il Mef, a definire le modalità presentazione delle richieste da parte dei Comuni interessati e i criteri di ripartizione delle risorse.
“Nell’ambito della collaborazione interistituzionale - ha aggiunto l’ex Questore di Roma - i patti sulla sicurezza urbana e gli accordi per la promozione della sicurezza integrata, possono riguardare anche progetti per la messa in opera di sistemi di sorveglianza tecnologicamente avanzati, con software di analisi video per il monitoraggio attivo e invio di allarmi automatici a centrali delle forze di polizia o istituti di vigilanza privata convenzionati. Per favorire la diffusione di telecamere di sorveglianza innovative la nuova legge prevede anche benefici fiscali per chi si fa carico dell'investimento, stabilendo che i Comuni possano deliberare detrazioni Imu o Tasi per categorie specifiche che si fanno carico dell'investimento. La categorie sono: enti gestori di edilizia residenziale, amministratori di condomini, imprese, anche individuali, dotate di almeno dieci impianti, nonché‚ associazioni di categoria ovvero consorzi o comitati costituiti fra imprese, professionisti o residenti. Il beneficio però non sarà per tutti i sistemi di sorveglianza, ma solo quelli tecnologicamente avanzati, cioè dotati di software di analisi video per il monitoraggio attivo con invio di allarmi automatici a centrali delle forze dell’ordine o di istituti di vigilanza convenzionati”.
“Ma attenzione - ha avvertito Tagliente - prima di fare nuovi investimenti si proceda al censimento e monitoraggio delle telecamere esistenti. Nel corso degli anni, enti pubblici e soggetti privati, hanno fatto e stanno continuando a fare investimenti economici importanti nel settore della sicurezza tecnologica del territorio. Oggi tutte le aree ritenute a rischio o più affollate (come ad esempio sedi istituzionali, aeroporti, stazioni, metropolitane, impianti sportivi, supermercati, centro storico) sono dotate di sistemi di video sorveglianza di proprietà enti pubblici e privati. Finora eccetto 4 o 5 realtà territoriali tra cui Pisa, Piacenza e Verona e non risulta avviato un censimento e un monitoraggio di tutte le telecamere presenti sul territorio”.
Per far comprendere l’importanza del censimento e monitoraraggio dei sistemi di videosorveglianza e come, senza un monitoraggio continuo, possono essere considerati inutili gli investimenti fatti per aumentare la sicurezza, il prefetto Tagliente ha citato i problemi registrati a seguito di due attentati avvenuti a Roma negli ultimi giorni. “La mattina dello 12 maggio scorso, al Testaccio è stato fatto esplodere un ordigno nel parcheggio dell'ufficio postale di via Marmorata, uno dei più importanti di Roma. E’ stato poi accertato che le telecamere di sorveglianza installate non erano funzionanti. La Polizia non ha potuto perciò visionare le immagini. Un mese fa, il 15 aprile, è stato incendiato il parco mezzi delle Poste Italiane in viale Ferdinando Santi ai Colli Aniene. Anche quelle telecamere installate non erano funzionanti”.
“Va aggiunto - ha proseguito Tagliente - che il censimento e il monitoraggio della funzionalità delle telecamere, soprattutto nelle ore serali e notturne e nei giorni festivi, consentendo l’immediata disponibilità delle immagini, è determinante anche per procedere all'arresto in flagranza differita, nei casi previsti dalla dall’art 6-ter della nuova legge del 18 aprile 2017.
Oggi, in assenza di una anagrafe delle telecamere, a seguito di un evento delittuoso, le forze di polizia sono costrette a disporre la verifica, porta a porta, strada per strada, con operatori di polizia sottratti al controllo del territorio, se in una determinata area ci sono telecamere, dove e quante sono, di chi sono, cosa riprendono, se funzionano, chi è il referente e chi è nelle condizioni di consentire la immediata disponibilità delle immagini.
Per far capire l’immediata operatività del progetto Tagliente a voluto precisare che “questa prima fase, di censimento e monitoraggio è realizzabile in pochi giorni e a costo zero per le amministrazioni come peraltro già fatto con successo in altre realtà territoriali come Pisa nel 2013 e Piacenza nel 2015”.
Prima di affrontare altri temi legati alla sicurezza delle città, Tagliente ha voluto sottolineare l’importanza delle telecamere intelligenti richiamati dal nuovo decreto sulla sicurezza delle città.
“D'altra parte – ha detto - per le esigenze emerse negli ultimi tempi con l’allarme terrorismo, i sistemi di videosorveglianza, se combinati con telecamere intelligenti dotati di video analisi, possono rivelarsi una risorsa straordinaria anche per identificare i volti dei potenziali malintenzionati. Gli investimenti sulla sicurezza con i sistemi di videosorveglianze evoluti e con un protocollo comune di trasmissione, possono consentire anche di individuare persone sospette sotto osservazione e seguirne così ogni movimento per identificarli, bloccarli e neutralizzarli” In pratica i sistemi di videosorveglianza intelligente, grazie all'impiego di telecamere ad alta risoluzione, adatte all’utilizzo di software di video-analisi possono consentire l’immediata identificazione per via telematica dei volti dei potenziali terroristi, che appaiono in una telecamera, se preventivamente ‘caricati’ in una banca dati internazionale”.
Sono poi intervenuti i criminologi Francesco Caccetta e Marco Strano; il dott. Stefano Manzelli, direttore del sito Poliziamunicipale.it; Danilo Rebecchi, Responsabile Cyber security Adyda srl e l’Avv. Luigi Vingiani, segretario generale della confederazione Giudici di Pace. Sono intervenuti anche l’Onorevole Alessandro Naccarato e la Senatrice Adele Gambino.
In chiusura del dibattito, Tagliente, rispondendo alle questioni poste dal pubblico presente in sala, ha voluto sottolineare che “il rispetto delle competenze e dei ruoli sono determinanti per la gestione del territorio. Vanno rispettati i confini delle proprie attribuzioni, senza cedere alla tentazione di sottrarre spazi di competenza a chi ne ha titolo. Bisogna evitare di alimentare un conflitto negativo di competenza”.


 

L'impegno
Con pochi mezzi ma con un grande sogno di equità e giustizia i primi attivisti Lav sono stati dei veri pionieri in tema di diritti degli animali
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di Marco Staffiero

 
Era il 28 maggio 1977 nove donne e uomini in una stanza in via dei Portoghesi 18 a Roma, grazie a un ciclostile di seconda mano i volontari della Lav iniziarono a fare volantinaggi, a mostrare foto della violenza sugli animali e con dei tavolini 'da pittore' a raccogliere firme, sull’onda del clamore suscitato dal libro “Imperatrice Nuda” di Hans Ruesch. Iniziava così un lungo percorso fatto di denunce e manifestazioni per ostacolare la violenza sugli animali. Dalla vivisezione alle pellicce, dai circhi agli zoo. E ancora: dalla caccia al traffico di cuccioli, fino a scelte sempre più condivise come la moda animal free e la scelta veg. Sono solo alcune delle tante battaglie della Lav, la Lega antivivisezione, che quest'anno compie 40 anni di storia e azioni sempre dalla parte degli animali.
 
Il traguardo delle 40 candeline sarà il tema centrale del Congresso nazionale Lav, in programma a Roma (Palazzo Santa Chiara) dal 9 all'11 giugno. "Con pochi mezzi ma con un grande sogno di equità e giustizia per tutte le specie, i primi attivisti Lav sono stati dei veri pionieri in tema di diritti degli animali" afferma la Lav. La prima proposta di legge d’iniziativa popolare per l’abolizione della vivisezione raccoglie 270mila firme di sostegno e viene depositata in Parlamento nel 1978. Nel 1993 l'associazione ottiene la prima legge al mondo che consente l'obiezione di coscienza alla vivisezione per studenti universitari e ricercatori (Legge 413/93). Ma c'è anche la lunga battaglia europea (2013) per mettere fine ai test cosmetici sugli animali e la condanna in due gradi di giudizio per i vertici dell’allevamento di beagle Green Hill. E poi gli importanti effetti restrittivi in tema di sperimentazione animale introdotti dal decreto Legislativo n.26/2014, grazie al quale le fabbriche di cuccioli come "Green Hill" non sono più legali in Italia, come la protezione e le vittorie per scimpanzè, gorilla e macachi.
 
"La nostra battaglia antivivisezionista in questi anni - commenta la Lav - ha segnato una chiara impronta culturale e politica, ma si potrà fare di più e meglio favorendo in ogni ambito i modelli sostitutivi di ricerca, come abbiamo iniziato a fare con l’Università di Pisa, di Bologna e l’Istituto Tumori di Genova: il presente e il futuro della ricerca scientifica è senza animali”. Ai “40 anni di LAV” sarà dedicata una mostra che ripercorrerà le tante battaglie dell’associazione ma il calendario del Congresso nazionale è ricco di eventi: dallo show cooking con lo chef Simone Salvini (9 giugno ore 11-12) e la chef blogger Stella Vegan (10 giugno ore 13), allo spettacolo teatrale “AnimaAnimale" con l'attrice Daniela Poggi (9 giugno ore 21). E' prevista per sabato 10 giugno (ore 21) invece la proiezione del film “Lion Ark” sugli animali nei circhi. Il meeting proseguirà domenica 11 giugno con gli adempimenti congressuali: l’illustrazione e la votazione del bilancio consuntivo 2016, la presentazione e il voto del Documento di Programmazione delle attività 2018 e di alcune modifiche statutarie.
Ordine pubblico
Il punto di Francesco Tagliente, già Questore di Roma e Prefetto di Pisa
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di Francesco Tagliente

 

Riecco l’arresto in flagranza differita. Finalmente gli operatori di polizia possono disporre nuovamente di uno strumento ritenuto molto importante per la gestione delle manifestazioni. Tra le principali novità contenute nella legge 18 aprile 2017 n. 48 di conversione del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città c’è la reintroduzione dell’istituto dell'arresto in flagranza differita (per i soli reati in cui l'arresto è obbligatorio) se il reato con violenze alla persone o alle cose avvenga durante o in occasione di manifestazioni pubbliche e sia ripreso da telecamere e in immagini fotografiche.
Uno strumento giuridico ritenuto molto importante per gli operatori di polizia perché rispondente alle esigenze di garanzia del cittadino.
Per la complessità del contesto ambientale in cui è chiamata a operare la polizia giudiziaria, a volte, un provvedimento restrittivo obbligatorio nella flagranza, potrebbe provocare reazioni da parte degli arrestati che potrebbero coinvolgere, anche con conseguenze gravi, persone estranee ai fatti violenti.
La legge 18 aprile 2017 n. 48 sulla sicurezza delle città, attribuisce più poteri, e conseguenti responsabilità, ai sindaci per la sicurezza nelle città.
La reintroduzione della possibilità di arresto ritardato in "flagranza differita" in caso di reati con violenze alla persone o alle cose durante o in occasione di manifestazioni pubbliche, con previsione di arresto obbligatorio, escludendo la possibilità di avvalersi degli elementi oggettivi e lasciando la possibilità di arresto esclusivamente nelle ipotesi che l’autore del reato sia ripreso da telecamere e in immagini fotografiche, richiede in impegno dei sindaci con spese per videosorveglianza – come previsto dall’art 5 co. 2-ter della legge n.48/2017- anche fuori dal patto di stabilità.
Saluto con estremo favore la reintroduzione di questo importante strumento giuridico di governo delle manifestazioni, che si ricollega a un mio punto fermo della strategia per la gestione dell’ordine pubblico, riassumibile - come ho più volte sostenuto -nella espressione: “Meglio l’inchiostro del manganello”.
Ed è proprio con questa convinzione che, nel 2001, promossi una circolare che il Capo della Polizia inviò a tutte le questure, per limitare ai casi di estrema ratio l’uso dei lacrimogeni e degli sfollagente nei servizi di ordine pubblico.
Con lo stesso spirito, insieme con Roberto Massucci, Giulio Cazzella e Antonino Bella tentammo di far introdurre l’arresto in flagranza differita nel nostro ordinamento con il d.l. 20 agosto 2001, n 336 poi soppresso in sede di conversione della legge n.337/2001
Convinti della necessità per ridurre le occasioni di scontri di piazza e di poter intervenire senza creare pregiudizi per le persone perbene, insistemmo poi a riproporlo con il dl 24 febbraio 2003 n 28. Finalmente fu accolto dalla legge di conversione 24 aprile 2003 n. 88 anche se transitorio fino al 30 giugno 2005. Prorogato più volte, l’ultima possibilità di procedere all’arresto in flagranza differita fu estesa fino al 2016. Dopo un anno eccolo reintrodotto con la legge n.48 del 2017.

Cultura
Stasera l'ultima puntata. La terza puntata è stata seguita da 6.226.000 spettatori pari al 26.5% di share
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di Angelo Barraco

GALLERY IN FONDO ALLA PAGINA

 
MARSALA (TP) – Questa sera andrà in onda su Rai 1 la quarta e ultima puntata della fortunata miniserie televisiva “Maltese – Il romanzo del Commissario”, con Kim Rossi Stuart. La terza puntata, andata in onda il 15 maggio, è stata seguita da 6.226.000 spettatori pari al 26.5% di share. La serie tv è ambientata negli anni 70 e diretta da Gianluca Tavarelli e prodotta dalla Palomar, girata tra il mese di Aprile e il mese di Giugno a Trapani, Palermo e Roma, con alcune scene girate a Palermo, Castellammare del Golfo,  all’aeroporto militare Comani di Latina, altre invece sono state girate nelle splendide saline di Mozia che hanno fatto da cornice ad una storia intrigante e coinvolgente che ha catturato i telespettatori sin da subito. La prima puntata infatti –andata in onda l’8 maggio- è stata seguita da 7.433.000 spettatori pari al 30.16% di share; la seconda puntata –andata in onda il 10 maggio- è stata seguita da 5.665.000 spettatori pari al share 23.7%. La serie vede il grande ritorno in tv di Kim Rossi Stuart dopo 12 anni che interpreta il commissario Dario Maltese, che da Roma ritorna a Trapani, la sua terra natia, per fare i conti con il suo passato. Il ritorno avviene in occasione del matrimonio di Gianni, il suo migliore amico, interpretato dall’attore Claudio Castrogiovanni. Una fiction in cui il ricordo rappresenta la componente principale di una regressione al passato attraverso il quale il commissario fa i conti con l’abbattimento delle distanze emozionali che per molto tempo lo avevano tenuto ben lontano da quelle terre. Dopo un vissuto fatto di emozioni soffocate e tenute lontane, il ritorno a casa fa riaffiorare i ricordi dinnanzi ai suoi occhi al calar della sera e Gianni, Dario e Angelica sono i protagonisti dei suoi flashback. I due giovani vivono spensieratamente la loro adolescenza insieme alla giovane Angelica, della quale sono entrambi innamorati. Noi de L’Osservatore D’Italia intervistammo  Fulvio Figuccia. Il suo ruolo all’interno della fiction rientra proprio tra i flashback del Commissario Maltese –Kim Rossi Stuart- e in luoghi suggestivi come San Teodoro è stato ripreso insieme ai suoi colleghi mentre giocavano in acqua, ma anche sul golfo di Bonagia, in una festa anni ’50 presso il Baglio Fontanasalsa e mentre pescano su una piccola barca al largo del porto di Trapani. Nel novembre 2016, quando ancora il film era in fase di realizzazione, noi lo intervistammo e ci spiegò l’inizio di questa sua nuova ed entusiasmante esperienza. Ci ha spiegato com’è stato per lui vedersi in tv per la prima volta e l’emozione che ha provato nell’aver interpretato il Commissario Peralta, amico di Maltese, da giovane. Nel film si parla di lotta alla mafia e in merito a ciò ha detto “Fa riflettere molto anche che Peralta avesse conservato fuori dal commissariato lo schedario con le sue indagini personali sulla mafia a Trapani perché, come diceva il commissario Maltese, o non si fidava nemmeno dei suoi uomini oppure non voleva metterli in pericolo. L'assassinio del commissario Peralta convince Maltese a trasferirsi a Trapani e a prendere il suo posto per indagare sull'omicidio dell'amico di infanzia, ma soprattutto per continuare le indagini iniziate dall'amico, che negli ultimi istanti di vita è come se gli passasse il testimone, informandolo dell'inchiesta che aveva iniziato fuori dal commissariato. Quindi possiamo dire che  Peralta incarna l'eroe dello Stato, vittima della mafia, ma lasciato solo dallo Stato stesso. La differenza importantissima rispetto agli anni in cui è ambientata la fiction è che oggi di mafia si parla ed è cambiata anche la società civile più consapevole ed impegnata”. Vi proponiamo in esclusiva alcune foto del backstage della fiction.
L'intervista
ome contrastare questa follia? Come fermare questa macchina infernale che induce al suicidio centinaia di giovani in Russia e che si sta espandendo?
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di Angelo Barraco

Un nuovo “gioco” molto pericoloso ha cagionato la morte di circa 157 adolescenti in Russia, il suo nome è “Blue Whale” ovvero “Balena Blu”. Un fenomeno talmente preoccupante che le tv e i giornali russi hanno dedicato intere puntate a questo gioco, con interventi di esperti e familiari delle vittime che vorrebbero  trovare una possibile e tempestiva soluzione a questo agghiacciante fenomeno che pian piano si sta diffondendo a macchia d’olio anche in Brasile, Francia, Gran Bretagna e forse anche Italia.


Ma che cos’è “Blue Whale”? Si tratta di pura manipolazione mentale, dove ci sono dei “Curatori” che adescano gli adolescenti sui social per introdurli al gioco. Vi è un’interazione tra i giocatori e gli amministratori o curatori che inducono gli adolescenti –attraverso le regole- a cagionarsi danni fisici fino alla morte. Dopo essere entrati nel gioco non è più possibile uscirne poiché gli amministratori arrecano minacce nei riguardi dei partecipanti e delle loro famiglie.  Tutti devono seguire obbligatoriamente e quotidianamente 50 regole per 50 giorni, che devono essere completate l’ultimo giorno con il suicidio, che avviene solitamente dal palazzo più alto della città.

 

Dietro tutto ciò si cela Philipp Budeikin, un ex studente di Psicologia che è stato arrestato e condannato. A lui sono riconducibili ben 16 suicidi di ragazze, ha inoltre dichiarato che il suo scopo era quello di “ripulire” la società inducendo al suicidio coloro che riteneva indegni di vivere. “Blue Whale” è un gioco malato di pura coercizione psicologica che induce i partecipanti a mantenere l’assoluto silenzio in merito a quanto stanno facendo e obbliga ad ostentare una normalità apparente che non lascia in alcun modo far presagire gli intenti futuri. La trasmissione televisiva “Le Iene” si è occupata di tale inquietante fenomeno e dalle interviste che Matteo Viviani ha realizzato in Russia si apprende chiaramente come l’induzione al suicidio sia stata talmente devastante da stravolgere queste giovani vite che in principio erano serene. I genitori di questi ragazzini hanno raccontato infatti che i loro figli erano allegri, sereni e pieni di interessi e solo dopo aver collegato la morte del proprio figlio a quella di altri ragazzi e al fenomeno “Blue whale” hanno capito che determinati comportamenti che nell’ultimo periodo assumevano i  figli erano dettati dalle assurde regole di un gioco malato. I loro figli per esempio disegnavano balene, le collocavano all’interno di immagini di ogni tipo. In un primo momento i genitori pensavano che fosse un semplice disegno ma non è così poiché la balena collocata in qualsiasi spazio rappresenta l’inizio del gioco stesso che porta i ragazzini a gesti di autolesionismo, all’annullamento del proprio io non parlando con nessuno, guardando film dell’orrore per tutta la notte, alzandosi alle 4 del mattino. Progressiva e lento stress fisico e mentale che disorienta e disturba una giovane mente sana che pian piano cade in uno stato depressivo che si spinge fino al suicidio. Ultima regola del gioco: la morte deve essere documentata attraverso un filmato.

 
La Dott.ssa Rossana Putignano - Psicologa Clinica- Psicoterapeuta Psicoanalitica- Responsabile della Divisione Sud e della Divisione di Psicodiagnosi Neuropsicologia e Forense del Crime Analysts Team ci ha spiegato che “Nel Novembre 2015 scattò il primo arresto per un 21enne, Filip Budejkin, amministratore di 8 “gruppi della morte”, il quale, secondo gli inquirenti, avrebbe istigato al suicidio almeno 15 teenagers tra il 2013 e il 2016. Ora il fenomeno si sarebbe esteso anche in Ucraina, Bielorussa, Azerbaijan, Kazakhistan e Kirgizistan e la Camera civile da sempre a tutela i diritti dei cittadini in Cremlino, ha dovuto porre il divieto di accesso ad internet ai minori sotto i 15 anni” ha aggiunto inoltre “Questo fenomeno sta comparendo anche su instagram: anonimi amministratori affidano alcune “prove” da superare per accedere a gruppi più esclusivi; queste tappe iniziali prevedono una serie di attività come scrivere poesie sulla morte, disegnarsi un cetaceo blu sul polso, decifrare indovinelli o pubblicare foto di vene recise. Man mano che sali nella “scala della morte” vedrai film horror per 24 ore di fila, ti inciderai sul braccio la balena col tuo stesso sangue e poi scatterai il tuo “selfie” finale prima di ucciderti. Secondo i dati che provengono dal Rotsit (Centro pubblico russo sulle tecnologie Internet) si contano almeno 4mila hashtag al giorno associati a queste chat suicide”.
 
L’aspetto più assurdo di questa storia è certamente legato all’indifferenza dei presenti dinnanzi ad un suicidio programmato che viene anche documentato con un video. Una morte annunciata, pianificata e soprattutto imposta da terzi ma che nessuno osa contrastare poiché si tratta del “gioco” a cui nessuno può sottrarsi poichè vi sono minacce continue qualora vi fosse l'intenzione. L’esasperazione del mezzo internet si palesa davanti ai nostri occhi e si tramuta in un mostro amorfo che gioca con la vita degli altri e usa le fragilità di adolescenti nel fiore della loro età  che ancora non hanno sviluppato la possibilità di potersi imporre in autonomia ad un meccanismo psicologico malato e deviato che fa leva su una presunta e illusoria crescita in una scala generazionale attraverso il raggiungimento di obiettivi e prove di forza, come l’autolesionismo e poi il suicidio. C’è un altro gioco che ha già seminato molte vittime e che si chiama “Fata di Fuoco”. E’ un gioco che coinvolge i bambini di 9 anni e li induce al suicidio attraverso un video in cui si vede un bimbo che entra in cucina, accende il gas e si trasforma in una fata di fuoco come nei cartoni animati. Nell’immagine coercitiva c’è scritto “entra in cucina silenziosamente senza farti notare da nessuno altrimenti la magia scomparirà”. Le conseguenze di questa depravata manipolazione ha avuto effetti devastanti sui bambini e numerosi sono stati i casi di suicidio o ustioni. Come contrastare questa follia? Come fermare questa macchina infernale che induce al suicidio centinaia di giovani in Russia e che si sta espandendo? 
 
Abbiamo intervistato la Dott.ssa Mary Petrillo, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano.

- Cosa spinge queste persone a indurre al suicidio i minori?
Cominciamo col dire che in Italia l'istigazione al suicidio è un reato penale, art. 580 c.p. ., il suicidio può essere indotto per svariati motivi da quelli più di natura compassionevole a quelli più abietti, come quelli che avvengono nelle sette o come in questo caso. Purtroppo ci sono persone che affermano la loro personalità e la loro dominanza sugli altri, facendo leva sulle debolezze altrui e spingendo le persone più fragili fino a commettere tale atto non conservativo. Teniamo presente però che, come in questo caso specifico, nel soggetto che subisce questa pressione deve già preesistere il proposito suicida e che egli stesso mette in atto la sua morte, altrimenti dovremmo parlare di omicidio del consenziente e/o di omicidio volontario, quindi il tutto dovrebbe poi assumere un altro "aspetto ". 

- Quali sono i punti deboli su cui fanno leva?
Se parliamo di istigazione, questa può essere perpetrata per motivi disparati quali ad esempio partecipazione emotiva nei confronti di chi vive una situazione di disagio psicologico e/o fisico, si può istigare al suicidio attraverso la minaccia, l' inganno, per odio e violenza. 
 
- Un minore come può contrastare tutto ciò?
Torniamo all'inizio del nostro discorso, ossia se trattasi di omicidio del consenziente o di suicidio vero e proprio perché ovviamente ciò cambia anche il modo in cui un soggetto può far fronte a ciò. In linea di massima un giovane deve imparare ad amare la vita ed in questo noi adulti abbiamo le nostre responsabilità, in quanto i ragazzi vogliono punti di riferimento che facciano capire loro fino a che punto possono spingersi e ovviamente la sana socializzazione tra coetanei è un ottimo antidoto contro il suicidio. Oggi i ragazzi nonostante i social network sono più soli che mai e purtroppo molte volte questi social non fanno che alimentare le invidie e i disagi che alcuni giovani vivono e sentono. 

- Un adulto come può accorgersi di tale coercizione?
 Un adulto attento e che non lascia solo per troppe ore davanti ad un PC o ad uno smartphone un   adolescente, si! Un adulto che privilegia la comunicazione in famiglia può accorgersi di certi segnali coglierli in tempo e quindi con l'aiuto della scuola e dei professionisti della salute psicologica può sicuramente far fronte a questi terribili eventi.

- Un genitore come può capire se il proprio figlio è stato plagiato e cosa può fare? 
Parlare di plagio in un Paese che lo ha eliminato come reato è molto difficile, personalmente lo reintrodurrei con le opportune modifiche che fanno riferimento anche alle più moderne tecniche di interpretazione del disagio psicologico. Logicamente è bene farsi aiutare in questi casi da un professionista

- Che consigli si sente di dare?
Innanzi tutto di fare sempre attenzione a cambiamenti repentini di personalità del ragazzo/a e anche a cambiamenti di vita quotidiana. È importante favorire sempre la comunicazione in famiglia, ma non facendo il "genitore/amico"! È importante far capire quanto la vita sia bella e preziosa e che ogni situazione si può superare, perché è la paura che deve "essere uccisa" e non la persona! È necessario stare vicino a chi vive un momento di panico e/o smarrimento e con la propria vicinanza ed umanità si può far superare il panico che porta poi al compimento anche di gesti inconsulti.

Cultura
“Quando piantiamo un albero, stiamo facendo ciò che possiamo per rendere il nostro pianeta un luogo più salutare e vivibile per quelli che verranno dopo di noi, se non per noi stessi”Oliver Wend
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di Angelo Barraco

 
Marsala/Petrosino (TP): “Quando piantiamo un albero, stiamo facendo ciò che possiamo per rendere il nostro pianeta un luogo più salutare e vivibile per quelli che verranno dopo di noi, se non per noi stessi” disse il giurista statunitense Oliver Wendell Holmes Jr. Un concetto perfettamente contestualizzabile a quelle realtà urbane che sviluppano progetti concreti che mirano allo sviluppo della polis per migliorare la vivibilità dei suoi abitanti e per lasciare un segno concreto e indelebile per coloro che verranno domani. Esattamente ciò che stanno attuando in modo esemplare i Comuni di Marsala e Petrosino, sviluppando concretamente idee e progetti che portano alla valorizzazione del territorio e alla crescita dello stesso.
 
Il Comune di Petrosino, guidato dal carismatico Sindaco uscente Gaspare Giacalone che ha confermato la sua candidatura alle prossime amministrative, punta ad un uso razionale dell’energia elettrica degli immobili comunali aderendo al progetto “Led negli edifici della pubblica amministrazione”, una campagna per l’ammodernamento tecnologico dei corpi illuminati esistenti con altrettanti ad alta efficienza negli edifici esistenti di proprietà del Comune.  Un’iniziativa che punta all’ammodernamento tecnologico dei gruppi illuminanti già presenti con altri di altissima efficienza. Il Sindaco ha dichiarato che l’iniziativa “è a costo zero per l’Amministrazione e  prevede un adeguamento funzionale, più efficiente e rispettoso alle norme di settore, con un abbattimento dei consumi e minori costi di manutenzione quindi meno costi per la collettività. L’adesione al progetto consentirà all’Amministrazione di ottenere una riduzione dei consumi energetici, negli edifici di proprietà comunale di almeno il 50%”.
 
Le porte all’innovazione come specchio per il futuro si aprono anche a Marsala, con la collocazione di un murales chiamato “Cartolina da Marsala” collocato a Sappusi. L’opera fa parte di un progetto scolastico chiamato “Rigeneriamoci”, sotto la coordinazione dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione diretto da Annamaria Angileri. Nel corso della manifestazione vi era anche il Sindaco Alberto Di Girolamo e gli assessori Ruggieri e Accardi. Il lavoro è stato ideato da Federico Di Girolamo, con il coinvolgimento di diverse scuole. Entusiasta il Sindaco Di Girolamo che ha affermato “Contiamo su giovani per fare di Marsala una città sempre più vivibile e turistica”. L’Assessore Angileri ha dichiarato invece “Un lavoro faticoso, che ha visto impegnati i ragazzi per intere giornate con grande entusiasmo. Nel racchiudere in un colpo d'occhio le peculiarità del nostro territorio, la Cartolina costituisce altresì un esempio di sinergia virtuosa e cittadinanza attiva”. 
La sentenza
Ora l'unico parametro è la valutazione dell'autosufficienza
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Rivoluzione copernicana della Cassazione sull'assegno di divorzio che fino ad oggi, con 30 anni di indirizzo costante, era collegato nella sua entità al parametro del "tenore di vita matrimoniale", una pietra miliare che da oggi va in soffitta e lascia il posto a un "parametro di spettanza" basato sulla valutazione dell'indipendenza o dell'autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede.

Il matrimonio non è più la "sistemazione definitiva": sposarsi, scrive la Corte, è un "atto di libertà e autoresponsabilità".

Con la sentenza 11504, depositata oggi dalla Cassazione e relativa al divorzio tra un ex ministro e una affascinate imprenditrice, i supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la ex moglie chiedeva l'assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014 che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione dei redditi e valutato che l'ex marito dopo la fine del matrimonio aveva subito una "contrazione" dei redditi. Ad avviso dei supremi giudici, la decisione milanese deve essere corretta in motivazione perchè a far perdere il diritto all'assegno alla ex moglie non è il fatto che si suppone abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre "superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come 'sistemazione definitiva'" perchè è "ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonchè come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile".

"Si deve quindi ritenere - afferma la Cassazione - che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale".

Il protagonista della vicenda è un ex ministro e chiede il rispetto della privacy. L'uomo contattato dai suoi legali ai quali ha espresso "soddisfazione" per l'esito del verdetto, ha preannunciato azioni legali nei confronti di chi diffonderà il suo nome violando la richiesta di anonimato stampigliata sulla stessa sentenza della Cassazione che oggi ha messo una pietra 'tombale' sulla pretesa della ex moglie di avere da lui l'assegno a vita.

"Il nostro assistito - ha spiegato l'avvocato Daniele Mariotti che insieme a Ida Favero ha difeso l'ex ministro nella causa in Cassazione - non ha dato alcuna autorizzazione alla diffusione del suo nome in relazione alla sentenza della Cassazione: gli abbiamo espressamente chiesto se voleva essere citato e ha risposto negativamente. Anche in considerazione del delicato ruolo che ricopre attualmente, non desidera comparire".

Nel verdetto dei supremi giudici "chissà perchè non è ricordato", rileva l'avvocato Mariotti, ma l'ex ministro durante la separazione consensuale ha versato due milioni di euro alla ex moglie che aveva debiti. Per quanto riguarda la sentenza, l'avvocato Mariotti sottolinea che "è un importante punto di arrivo che sovverte quasi trenta anni di giurisprudenza costante e farà da 'base' per tutte le sentenze in tema di divorzio: per questo io e l'avvocato Favero riteniamo di aver ottenuto un risultato al servizio dell'intero Paese, e tanti cittadini potranno trarne utilità mettendo fine a situazioni di indebito arricchimento alle spalle dell'ex coniuge".

Questa vicenda, ha proseguito Mariotti, "è stata trattata dalla Cassazione in due diverse udienze precedute da una ricerca dell'Ufficio del Massimario che ha fatto anche una panoramica della giurisprudenza comunitaria: evidentemente i supremi giudici erano pronti a prendere atto che i tempi sono cambiati e che quando due persone divorziano tornano ad essere 'singole'". Da Bologna, anche l'avvocato Salvatore Santagata, legale dalla ex moglie, ha invocato il rispetto della privacy per la sua cliente.

Cultura
Figuccia: "oggi di mafia si parla ed è cambiata anche la società civile più consapevole ed impegnata"
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di Angelo Barraco

 
MARSALA (TP) – Questa sera alle ore 21.25 andrà in onda su Rai 1 la seconda puntata della miniserie televisiva “Maltese – Il romanzo del Commissario”, il cui esordio andato in onda lunedì 8 maggio ha registrato il 30.3% di share pari a 7.433.000 spettatori, un successo clamoroso e inaspettato. La serie tv ambientata negli anni 70 è diretta da Gianluca Tavarelli e prodotta dalla Palomar, girata tra il mese di Aprile e il mese di Giugno a Trapani, Palermo e Roma e che vede il ritorno in tv di Kim Rossi Stuart dopo 12 anni  che interpreta il commissario Dario Maltese, che da Roma ritorna a Trapani, la sua terra natia, per fare i conti con il suo passato. Il ritorno avviene in occasione del matrimonio di Gianni, il suo migliore amico, interpretato dall’attore Claudio Castrogiovanni. Una fiction in cui il ricordo rappresenta la componente principale di una regressione al passato attraverso il quale il commissario fa i conti con l’abbattimento delle distanze emozionali che per molto tempo lo avevano tenuto ben lontano da quelle terre. Dopo un vissuto fatto di emozioni soffocate e tenute lontane, il ritorno a casa fa riaffiorare i ricordi dinnanzi ai suoi occhi al calar della sera e Gianni, Dario e Angelica sono i protagonisti dei suoi flashback. I due giovani vivono spensieratamente la loro adolescenza insieme alla giovane Angelica, della quale sono entrambi innamorati. Ricordiamo inoltre che sono quattro le puntate della miniserie: la prima è andata in onda l’8 maggio, la seconda il 10 maggio, la terza andrà in onda il 15 maggio e l’ultima il 16 maggio. 
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo intervistato Fulvio Figuccia. Il suo ruolo all’interno della fiction rientra proprio tra i flashback del Commissario Maltese –Kim Rossi Stuart- e in luoghi suggestivi come San Teodoro è stato ripreso insieme ai suoi colleghi mentre giocavano in acqua, ma anche sul golfo di Bonagia, in una festa anni ’50 presso il Baglio Fontanasalsa e mentre pescano su una piccola barca al largo del porto di Trapani. Nel novembre 2016, quando ancora il film era in fase di realizzazione, noi lo intervistammo e ci spiegò l’inizio di questa sua nuova ed entusiasmante esperienza. Oggi ce ne parla alla luce dell’enorme successo ottenuto dalla prima puntata e a distanza di poche ore dall’inizio della seconda.

Com'è stato vedersi in tv?
Un'emozione indescrivibile per me vedermi per la prima volta in tv, in prima serata, su Rai Uno. Soprattutto perché neanch'io avevo visto in anteprima le scene che ho girato,  quindi, come tutti, mi sono visto lunedì sera e poi è stata grandissima la sorpresa poiché non sapevo quando sarebbe andata in onda la scena in cui sarei comparso. Anche il solo fatto di collaborare insieme ad attori come Kim Rossi Stuart, Francesco Scianna e Valeria Solarino. Comparire nei ricordi, nei flashback del commissario Maltese 
rende tutto piú magico e onirico.

Com’è stato impersonare il Commissario Peralta da giovane, amico di Maltese?
È stato un onore impersonare da giovane il Commissario Peralta, amico di Maltese, ucciso per avere iniziato silenziosamente la sua lotta alla mafia in un periodo in cui si diceva che la mafia non esistesse e in cui i delitti di mafia erano considerati "delitti di fimmine".
 
Si parla di lotta alla mafia, di morti ammazzati in una Sicilia da sempre teatro di una mattanza senza fine…
Fa riflettere molto anche che Peralta avesse conservato fuori dal commissariato lo schedario con le sue indagini personali sulla mafia a Trapani perché, come diceva il commissario Maltese, o non si fidava nemmeno dei suoi uomini oppure non voleva metterli in pericolo.
L'assassinio del commissario Peralta convince Maltese a trasferirsi a Trapani e a prendere il suo posto per indagare sull'omicidio dell'amico di infanzia, ma soprattutto per continuare le indagini iniziate dall'amico, che negli ultimi istanti di vita è come se gli passasse il testimone, informandolo dell'inchiesta che aveva iniziato fuori dal commissariato. Quindi possiamo dire che  Peralta incarna l'eroe dello Stato, vittima della mafia, ma lasciato solo dallo Stato stesso. La differenza importantissima rispetto agli anni in cui è ambientata la fiction è che oggi di mafia si parla ed è cambiata anche la società civile più consapevole ed impegnata.
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