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Viminale
Saranno presentati i dati relativi all'attività del ministero dell’Interno nell’ultimo anno
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Redazione

 

Anche quest’anno a Ferragosto si tiene il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica a Roma presieduto dal ministro dell'Interno Marco Minniti, accompagnato dal vice ministro Filippo Bubbico e alla presenza del capo della Polizia Franco Gabrielli, dei vertici delle altre Forze dell'ordine e dei servizi di intelligence.
Il Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica è organo ausiliario di consulenza del ministro dell'Interno per l'esercizio delle sue attribuzioni di alta direzione e di coordinamento in materia di ordine e sicurezza pubblica.

Il Comitato, che è disciplinato dagli artt.18 e 19 della legge 1° aprile 1981, n. 121, esamina ogni questione di carattere generale relativa alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e all'ordinamento ed organizzazione delle Forze di polizia.

Presieduto dal ministro dell'Interno, il Comitato è composto da un sottosegretario designato dal ministro, con funzioni di vice presidente, dal capo della Polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, dal Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, dal Comandante Generale del Corpo della Guardia di Finanza, dal Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e dal Dirigente Generale Capo del Corpo Forestale dello Stato.

Dato l'interesse degli argomenti posti all'ordine del giorno, il ministro dell'Interno può chiamare a partecipare alle riunioni del Comitato dirigenti generali del Ministero, l'Ispettore generale del Corpo delle capitanerie di porto, altri rappresentanti dell'amministrazione dello Stato e delle forze armate; può invitare alle stesse riunioni componenti dell'Ordine giudiziario, d'intesa con il Procuratore competente.


Al termine del vertice è prevista la conferenza stampa per la presentazione dei dati relativi all'attività del ministero dell’Interno nell’ultimo anno.
 

Al 113 con tanto amore
Intervista al Video Reporter TV Marco Petruzzelli, che oltre ad essere stato inviato di guerra per la Rai e Mediaset, conosce come pochi l'attività del 113
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di Chiara Rai

“Mio padre stava morendo e al 118 rispondeva solo un disco”. "Rimanga in attesa. Una cordiale voce di donna me lo ripete in italiano, inglese e spagnolo”. “Forse però non saprò mai perché ho atteso così tanto una risposta dal centralino unico del 112, perché abbiamo dovuto chiamare in tre, perché mi hanno rimesso altri minuti in attesa dopo aver parlato con l'operatore”. “Per mio padre forse non avrebbero potuto fare nulla, ma una voce umana mi avrebbe almeno aiutata, guidata, supportata. Ho dovuto caricare mio padre in macchina. Mio fratello ha dovuto guidare con le gambe tremolanti”. “Mio padre si chiamava Gianfranco e faceva il cameriere, era un uomo devoto al suo lavoro. Un padre e un marito con i suoi pregi e i suoi difetti. E questo racconto è perché nessun altro padre, marito o figlio, nessun altro amico o cugino, possa morire con una voce che ti dica Rimanga in attesa".

Queste frasi estrapolate dal racconto pubblicato mercoledì 9 agosto su La Repubblica da Valentina Ruggiu ci impongono una riflessione su cosa sta cambiando nel nostro Paese in tema di sicurezza e su cosa si può fare per evitare che questo sistema di gestione del nuovo numero unico 112 NUE possa essere attivato nelle province in cui ancora non è operativo.

A Roma prima dell’attivazione del 112 NUE il Questore Francesco Tagliente e la sua Squadra di operatori della Sala Operativa erano riusciti a garantire una risposta al servizio 113, senza filtri, mediamente entro 6 secondi. Al servizio 113 rispondevano operatori specializzati della Polizia di Stato.

Il dott. Tagliente, al quale abbiamo chiesto di conoscere come è riuscito a garantire questo livello di efficienza, probabilmente per non essere autoreferenziale, ci ha cortesemente suggerito di consultare un cronista che si è occupato in passato di inchieste sui tempi di risposta del 113.

 

Per saperne di più sulla strategia adottata da Francesco Tagliente per rendere il servizio 113 in modello di riferimento mondiale abbiamo ritenuto di intervistare il Video Reporter TV Marco Petruzzelli, che oltre ad essere stato inviato di guerra per la Rai e Mediaset, conosce come pochi l'attività del 113 e il Prefetto Tagliente per essere impegnato da oltre 25 anni a documentare in diretta quello che accade a seguito di una richiesta di soccorso o di pronto intervento. I suoi reportage hanno raggiunto oltre 96 milioni di visualizzazioni sul suo Canale Youtube e rientra nella Top List dei 500 Canali al Mondo del settore della Comunicazione con più visualizzazioni.

 

Marco Petruzzelli ci ha fatto questo Quadro del 113 e del Dirigente che ha portato ai massimi livelli l'efficienza del Servizio:
"Dal 1986, per circa dieci anni, Francesco Tagliente è stato al vertice della sala operativa della Questura di Roma. Dopo anni di studi, ricerche e interventi ha potenziato le installazioni per la sicurezza della gente riuscendo a far garantire ai cittadini che si rivolgevano al 113 una risposta entro una media di 6 secondi. Nel corso degli anni Tagliente si è mosso su più fronti coniugando il fare con il sapere. Già nel 1986 avvia una indagine conoscitiva sui sistemi adottati in altri Paesi. Si reca personalmente presso i centri di comando e controllo di Londra, Francoforte, Parigi e Madrid. Per avere una cognizione diretta delle esigenze degli utenti, gestisce in prima persona in tutti i casi critici e trascorre intere nottate a rispondere al 113 tenendo accanto un operatore specializzato in psicologia della comunicazione e della testimonianza. Coniugando le esperienze e la pratica operativa trentennale con gli insegnamenti degli studiosi delle scienze comportamentali riesce a portare il Servizio 113 ad un altissimo livello di efficienza. Nel 2011, da Questore della Capitale decide di assegnare alla Sala Operativa per le esigenze del 113 anche Funzionari del ruolo dei psicologi perché considera i 6 secondi in media come tempi di risposta solo una tappa e guarda oltre. La notte dell’emergenza neve del 5 febbraio 2012 grazie al potenziamento del Servizio gli operatori del 113 della Questura di Roma sono riusciti a gestire circa 24.000 segnalazioni e richieste di soccorso. Agli psicologi chiede di studiare ogni ulteriore possibile intervento migliorativo e una strategia per far sentire i cittadini, che notano un reato o una situazione di pericolo, protagonisti della sicurezza. Di lì a poco livello di efficienza raggiunto porta i primi risultati. Molti cittadini con le loro segnalazioni tempestive riescono a salvare vite umane. Tagliente per premiarli li invita nel suo Ufficio, gli stringe la mano davanti alla bandiera della Repubblica e annota i loro nomi nel “registro dei cittadini virtuosi”. Tagliente per testimoniare pubblicamente la sua gratitudine cittadini che grazie al loro intervento e a una telefonata al 113 sono riusciti a risolvere situazioni difficili, la sera del 14 marzo 2012 organizza un Concerto con la Banda musicale della Polizia di Stato, all’Auditorium della Conciliazione al quale invita 500 cittadini virtuosi e rispettive famiglie che presenta alle Autorità e alla stampa".

 

PUNTATE PRECEDENTI:

“Al 113 con tanto amore”: la nascita del 113 e degli altri numeri attivati negli anni

Primo bilancio sul call center 112 NUE, si allungano i tempi di risposta: sicurezza a rischio

“Al 113 con tanto amore”
Un servizio condizionato dalla capacità delle Regioni di tenere i conti in ordine
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Per anni il 113 è stato ritenuto il modello di riferimento mondiale per la gestione del soccorso pubblico. Centinaia di delegazioni estere hanno fatto visita alla Sala Operativa della Questura di Roma per conoscere la funzionalità del servizio (vedi foto allegata all'articolo)
Emergenza immigrazione
Si tratta della Iuventa della tedesca Jugend Rettet
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LAMPEDUSA - Primo giro di vite nei confronti delle ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo dopo il codice di comportamento predisposto dal Viminale, che è stato sottoscritto solo da tre organizzazioni. La nave Iuventa battente bandiera olandese ed operante per conto dell'organizzazione non governativa tedesca "Jugend Rettet", che non ha firmato il protocollo, è stata dapprima bloccata in nottata al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera italiana. In seguito gli investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo Speciale d'Intervento della Guardia Costiera hanno eseguito il sequestro preventivo. La magistratura, secondo quanto si è appreso, procede per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

"Il fatto che la Ong non abbia firmato il protocollo non c'entra nulla con l'operazione odierna", ha poi puntualizzato procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio. "Persone che lavorano all'interno della Iuventa avrebbero trasbordato, per due volte, sulla nave migranti scortati da trafficanti libici", di qui il sequestro per evitare la reiterazione del reato. Anche se, ha spiegato, "abbiamo documentato incontri in mare ma siamo portati ad escludere collegamenti tra Ong e libici".

Dalla nave sono stati fatti scendere due siriani, che sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza dell'isola. I due migranti erano stati trasferiti in precedenza a bordo della nave della ong tedesca proprio da una delle unità militari italiane impegnate nelle operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Per scortare in porto la Iuventa sono intervenute diverse motovedette della Guardia costiera, con un grande spiegamento di forze dell'ordine anche sulla banchina.

La ong Jugend Rettet, fondata nel 2015 da giovani dell'alta e media borghesia tedesca che hanno scelto di salvare i migranti in fuga dalle guerre e dalla fame, aveva acquistato due anni fa la Iuventa nel porto di Endem, in Germania, trasformando quel vecchio peschereccio in una vera nave adatta a missioni di search and rescue.

Il sequestro è stato disposto dal gip di Trapani Emanuele Cersosimo su richiesta del pm Andrea Tarondo. Il provvedimento nasce da una inchiesta avviata ad ottobre del 2016 che ha consentito - dice la polizia di Stato - di raccogliere indizi sull'uso della motonave "Iuventa" per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Iuventa è stabilmente utilizzata per il soccorso di migranti in prossimità delle coste libiche e per il loro trasbordo su altre navi sempre in acque internazionali, e naviga abitualmente nel mare Libico, in prossimità delle acque territoriali del paese africano, dice la questura trapanese. L'inchiesta trapanese sulle navi delle Ong che salvano migranti di fronte le coste libiche era stata resa nota lo scorso aprile. Poi il 10 maggio il procuratore facente funzioni di Trapani, Ambrogio Cartosio, in audizione alla commissione Difesa del Senato aveva detto: "La procura di Trapani ha in corso indagini sull'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina che coinvolgono non le ong come tali ma persone fisiche appartenenti alle ong".

Anticorruzione
consolidATO il rapporto di collaborazione tra Dipartimento della Pubblica Sicurezza e ANAC
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Redazione

 

Oggi il Capo della Polizia, Direttore Generale della pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli e il Presidente dell’Autorità Nazionale anticorruzione Raffaele Cantone hanno firmato un accordo quadro che, nell’ottica di consolidare il rapporto di collaborazione tra Dipartimento della Pubblica Sicurezza e ANAC, ha come finalità il perseguimento del preminente interesse pubblico di prevenzione e contrasto della corruzione nella pubblica amministrazione e l’affermazione dei principi di trasparenza, efficienza ed efficacia. L’accordo prevede la definizione di obiettivi comuni, ambiti e modalità esecutive di collaborazione interistituzionale fra Anac e Direzione Centrale per la Polizia Criminale, Direzione investigativa antimafia e Direzione Centrale Anticrimine. L’accordo definisce, altresì, schemi di collaborazione volti a supportare l’azione delle articolazioni del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, laddove svolgano funzioni di Stazioni Appaltante ed individua percorsi formativi comuni del personale per rafforzare la cultura amministrativa e le capacità di prevenzione e contrasto del fenomeno corruttivo.

Economia & Finanza
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Redazione

 

Niente intesa tra Roma e Parigi su Stx. Al termine di un vertice lampo con Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda, il ministro francese ha confermato la divergenza di opinioni, esprimendo la convinzione che vada rafforzata la cooperazione tra Italia e Francia, "Siamo due grandi popoli - ha sottolineato -, siamo come fratelli. Abbiamo una difficoltà, ma troveremo una soluzione adeguata".

La posizione dell'Italia resta ferma: "Non è possibile accettare" una ripartizione 50 e 50, ha affermato Padoan, "come abbiamo detto fino ad adesso. Nel colloquio con il ministro Le Maire abbiamo innanzitutto constatato che fra Italia e Francia permangono ancora differenze non sanate. E' intanto stabilito che ci sarà tempo da qui al 27 settembre, quando si svolgerà il vertice Italia-Francia con Gentiloni e Macron, "per valutare se è possibile colmare queste differenze. Abbiamo anche ribadito l'interesse comune di Italia e Francia per lavorare assieme alla costruzione di un grande gruppo cantieristico sia civile che militare, che potrebbe sicuramente avere la leadership globale".

"Per creare un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa è raggiungere una conclusione che rispetti gli accordi su Stx"., ha rilevato Calenda, aggiungendo: ''Per ora le posizioni sono ancora distanti".

Sicurezza & Cittadini
Assegnate in questi giorni al Reparto Operativo della Stradale di Roma 10 Giulietta in sostituzione di altrettante Bmw
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Redazione



ROMA
- Questa mattina presso il Compartimento Polizia Stradale di Roma sono state presentate dieci Alfa Romeo Giulietta, assegnate in questi giorni al Reparto Operativo della Polizia Stradale di Roma  per i servizi di scorta. Le nuove autovetture hanno sostituito altrettante Bmw che sono state dirottate nei servizi di controllo del territorio in un momento in cui l'emergenza incendi e l'esodo richiedono una maggiore presenza della specialità sulle strade.

Per fronteggiare le emergenze del periodo estivo il Compartimento ha messo in campo, oltre alle 110 pattuglie giornaliere, altre 90 pattuglie che    complessivamente andranno ad integrare i dispositivi di controllo sulle autostrade e sulla viabilità ordinaria principale, nelle fasce orarie maggiormente a rischio, per vigilare, informare e all'occorrenza soccorrere i viaggiatori in transito. Sono state inoltre, predisposte circa 50 pattuglie delle squadre di polizia giudiziaria per svolgere specifiche attività di contrasto alla microcriminalità nelle aree di servizio e nei pressi dei caselli autostradali.

Le pattuglie oltre ad avere a bordo gli etilometri ed i precursori avranno a disposizione 4 Top Crash, per il rilevamento satellitare degli incidenti e il Trucam, sistema di rilevamento della velocità di ultima generazione.

In linea con la recente Direttiva del Ministro dell'Interno l'obiettivo resta il medesimo: prevenire gli incidenti stradali, attraverso una capillare azione di contrasto dei comportamenti di guida pericolosi quali la velocità, la distrazione, il mancato uso delle cinture di sicurezza ma anche la guida in stato di alterazione da alcool e droga.

Dunque controlli mirati, uso delle nuove tecnologie ma anche educazione stradale soprattutto per i più giovani.

Partita già dallo scorso anno con l’unificazione del Centro Operativo Polizia Stradale, prosegue la riorganizzazione degli uffici della Specialità per una maggiore presenza di uomini e mezzi sul territorio ed una più moderna e efficiente gestione degli uffici.

Si è proceduto, pertanto, in questi giorni, ad accorpare il Compartimento Polizia Stradale per il Lazio con il Compartimento dell'Umbria e il Distaccamento Polizia Stradale di Cassino con la locale Sottosezione, che diventa a competenza mista, con il conseguente recupero di 24 uomini per la vigilanza e sicurezza delle strade e autostrade.

Meteo
Alte temperature a causa di un'ondata di calore africana
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Sta per arrivare un caldo da record. La settimana che comincia oggi sarà davvero rovente con una intensa e prolungata ondata di calore africana che ingloberà tutta l'Italia. Categoriche le previsioni del meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara che avverte "questo evento potrebbe risultare per alcune regioni davvero eccezionale, il più intenso non solo dell'Estate 2017 ma anche degli ultimi anni."

"Le temperature subiranno un costante aumento, con picco dell'onda di calore entro mercoledì prossimo, quando sono attese punte di 38-40°C sulle aree interne lontane dal mare spiega l'esperto do 3bmeteo.com - in particolare in una prima fase le zone più roventi saranno quelle lungo il Po e in generale Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio dove i 40°C saranno un traguardo raggiungibile, anche 42-43°C sulla Sardegna. Per quanto riguarda il Sud l'acuto del caldo è atteso soprattutto nella seconda parte della settimana''.

Farà molto caldo anche in montagna con punte di oltre 31-32°C a 1000m su Alpi e Appennino ( qualcosa in meno sulle Alpi occidentali) e zero termico diurno generalmente superiore a 4300-4500m. Solo sulle coste la canicola verrà parzialmente mitigata dalle brezze, ma sarà comunque caldo e anche afoso per gli elevati tassi di umidità dovuti alla vicinanza con il mare". "Il caldo - continua il meteorologo - si farà sentire anche di sera, quando nelle grandi città le temperature potrebbero mantenersi oltre i 30°C fino alle 21-22, mentre le minime notturne potrebbero non scendere sotto i 25-26°C, in particolare nelle aree urbane" Una ondata di caldo non solo intensa ma anche duratura, tanto che potremmo portarcela dietro almeno fino al 6-7 Agosto, ma anche oltre al Centrosud. Al Nord la canicola potrebbe iniziare a smorzarsi dopo l'8-9 Agosto".

L'ordinanza
Il Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Rocco Santo Filippone e del già detenuto Giuseppe Graviano
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Redazione

 

Al termine dell’indagine denominata “’Ndrangheta stragista”, il Giudice per le indagini preliminari (Gip) presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due esponenti di vertice della ’Ndrangheta calabrese e di Cosa Nostra. In carcere è finito il 77enne Rocco Santo Filippone mentre Giuseppe Graviano si è visto notificare l’ordinanza direttamente dietro le sbarre, dove già si trova per scontare altre condanne.

 

Entrambi sono accusati di essere i mandanti di tre attentati commessi ai danni di Carabinieri: il primo risale alla notte fra l’1 e il 2 dicembre 1993, dal quale i militari Vincenzo Pasqua e Silvio Riccardo scamparono miracolosamente; nel secondo, portato a termine il 18 gennaio 1994, furono assassinati i Carabinieri Antonino Fava e Giuseppe Garofalo; nel terzo, commesso il 1° febbraio 1994, rimasero gravemente feriti i Carabinieri Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra.


Si tratta di attentati simili tra loro, compiuti nella zona periferica di Reggio Calabria con la stessa arma, una pistola mitragliatrice M12, nei confronti di pattuglie impegnate in normali turni di controllo del territorio. Delitti aggravati da premeditazione, finalità di terrorismo ed eversione dell’ordinamento democratico, con lo scopo di agevolare l’attività delle organizzazioni mafiose Cosa Nostra e ’Ndrangheta, che intendevano costringere lo Stato italiano, tra le altre cose, a rendere meno rigorose sia la legislazione che le misure antimafia. L’indagine, svolta dagli investigatori della Squadra mobile reggina, dal Servizio centrale operativo e dal Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

L’investigazione ha messo in evidenza la chiave di lettura dei tre attentati, che non vanno analizzati singolarmente, bensì inseriti in un contesto nazionale, nell’ambito di un progetto criminale la cui ideazione e realizzazione è maturata attraverso l’intesa e la collaborazione tra organizzazioni criminali, che avevano lo scopo di attuare un piano di destabilizzazione del Paese anche per mezzo di attentati terroristici. Gli investigatori hanno evidenziato come i più importanti vertici tra i rappresentanti di ’Ndrangheta e Cosa Nostra, nei quali si dovevano assumere le decisioni operative, anche relative agli attentati ai Carabinieri, si svolsero nella zona di competenza della cosca Filippone, e a tali summit si recarono i rappresentanti di Cosa Nostra, convocati proprio da Rocco Filippone.


È stato dimostrato come pezzi importanti della ’Ndrangheta diedero assicurazione ai Corleonesi, rappresentati da Giuseppe Graviano, di aderire alla strategia terroristica di Cosa Nostra che, dopo le stragi continentali, doveva prendere di mira gli appartenenti alle Forze dell’ordine e, in particolare, i Carabinieri.
I vertici della ’Ndrangheta delegarono ai Filippone l’organizzazione degli attacchi ai Carabinieri in terra calabrese, e furono proprio loro ad individuare nel giovane Giuseppe Calabrò, nipote di Rocco Santo Filippone, l’uomo che doveva materialmente eseguire gli assalti, soprattutto per la sua eccezionale preparazione militare e straordinaria dimestichezza con le armi. La vasta piattaforma investigativa si basa sulle affermazioni di molti collaboratori di giustizia, sia sul versante calabrese che siciliano, attraverso anche l’acquisizione delle dichiarazioni rese nel corso di altri procedimenti penali soprattutto da Gaspare Spatuzza, già capo mandamento di Brancaccio, il quale ha vissuto dall’interno ed in modo completo tutta la vicenda delle stragi del ’93 e del ’94. Dall’indagine è emerso inoltre che l’allora capo indiscusso della mafia siciliana, Salvatore Riina, era stato il promotore della richiesta alla ’Ndrangheta di cooperare alla strategia stragista di Cosa Nostra, con l’individuazione degli obiettivi istituzionali da colpire.
 

Cronaca
Il minorenne ha cancellato, davanti ai poliziotti, dal suo smartphone, la foto osé della sua ex fidanzatina
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Redazione

 

A poco più di un mese dalla sua entrata in vigore, la legge sul cyberbullismo ha iniziato a dare i primi frutti: è del questore di Imperia, infatti, il primo ammonimento a carico di un 14enne. Il ragazzo è stato convocato in questura con i genitori e lì ufficialmente “ammonito”, proprio come prevede la legge 71/2017. Ha cancellato, davanti ai poliziotti, dal suo smartphone, la foto osé della sua ex fidanzatina che aveva minacciato di diffondere ad amici e conoscenti dopo essersi lasciati. Non farlo avrebbe comportato un procedimento penale con accuse gravi come la divulgazione di materiale pedopornografico, minacce e violenza privata.

Il provvedimento è nato dall'istanza presentata alla Polizia postale di Imperia dal genitore della minorenne la quale, dopo la fine della storia con il coetaneo, aveva ricevuto da lui su WhatsApp una foto, scattata tempo indietro in un momento di intimità, con la minaccia di divulgarla.
Il timore che quella foto potesse essere effettivamente diffusa e la paura di essere  presa in giro dagli amici dell’ex fidanzato, le hanno causato un forte stato di agitazione e ansia tale da spingerla a confidarsi con i propri genitori. Questi, visti anche i numerosi episodi drammatici comparsi sulla cronaca, si sono immediatamente rivolti alla Polizia postale per chiedere un aiuto.

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