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I dati in Italia
Paura per i giovanissimi, "sperimentano" sostanze
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Si ricorre sempre di più all'uso di stupefacenti. Circa 90mila studenti riferiscono un uso pressoché quotidiano della cannabis e quasi 150mila sembrano farne un uso problematico. E' quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, pubblicata dal sito del Dipartimento politiche antidroga. La cannabis è la sostanza psicoattiva più diffusa sia tra la popolazione adulta che tra i giovanissimi. Circa un terzo della popolazione ne ha sperimentato gli effetti almeno una volta nel corso della propria vita, oltre un quarto degli studenti delle scuole superiori ne ha fatto uso nel 2016. Si osserva inoltre un aumento della disponibilità di prodotti derivati della cannabis, con un'alta variabilità di principio attivo (Thc). Ma la percentuale di persone che ricorrono alle cure nei Servizi pubblici non è alta: solo l'11% del totale dell'utenza e i ricoveri ospedalieri da imputare all'uso di cannabis sono solo il 12% di quelli legati a uso di droghe. 


14 mld mercato in Italia, 43% cocaina, 28,2% cannabis - Il mercato degli stupefacenti in Italia è quantificabile in 14 miliardi di euro, "praticamente il valore di una 'manovrina'". Lo rileva l'associazione Coscioni che riporta i dati della Relazione annuale al parlamento sulle droghe del Dipartimento per le Politiche Antidroga "pubblicata sul sito il 1 agosto nel totale disinteresse e silenzio della politica". La spesa per sostanze è ripartita tra Cocaina (43%), Cannabis (28,2%), Eroina, (16,2%) e altre sostanze sintetiche (12.7%). Da quanto emerge, i prezzi della merce si abbassano e la purezza aumenta.

Ass.Coscioni, convocare Conferenza nazionale - Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, che si batte per le libertà civili e Marco Perduca, coordinatore di Legalizziamo.it chiedono al Governo la convocazione della Conferenza Nazionale sulle droghe, che sottolineano, "non viene organizzata dal 2009". "E' indispensabile aprire un dibattito pubblico, politico e istituzionale - sottolineano - ma il Governo invia la relazione al Parlamento quando questo chiude per la pausa estiva e lo fa senza neanche una conferenza stampa per presentarlo né, tanto meno, annuncia risposte alla diffida che con Antigone, Forum Droghe, la Lila e la Società della Ragione abbiamo inviato il 31 luglio al Presidente Gentiloni per chiedere la convocazione della Triennale Conferenza Nazionale sulle Droghe dove il contenuto della Relazione dovrebbe esser discusso istituzionalmente". "Possibile che i Presidenti Grasso e Boldrini non abbiano nulla da dire rispetto a questa mancanza di rispetto del Parlamento e delle sue prerogative di 'cane da guardia' dell'operato del Governo?" concludono Gallo e Perduca.

Allarme giovanissimi, 'sperimentano' sostanze - Un terzo degli studenti minorenni che frequentano le scuole superiori 'sperimenta' sostanze psicoattive: l'allarme è contenuto nella Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze 2017. Il dossier conferma l'ingresso precoce nel consumo di droga da parte dei giovanissimi e "l'elevata propensione alla sperimentazione, anche di tipo esplorativo". Questo fenomeno sembra trovare conferma tanto nel numero di minori ricoverati per conseguenze derivanti dall'uso di sostanze, quanto in quelli fermati dalle Forze dell'Ordine e segnalati ai Prefetti per detenzione di sostanze per uso personale, o coinvolti in attività criminali legate a traffico e detenzione. Negli ultimi anni sono infatti aumentate le denunce e i procedimenti giudiziari aperti a carico di minori, nonché il numero minori affidati ai Servizi sociali della Giustizia minorile per reati legati alle droghe. 

Medicina & Salute
CNAO è uno dei soli 6 centri al mondo capaci di effettuare trattamenti di adroterapia sia con protoni che con ioni carbonio
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Redazione

 

L’adroterapia è entrata nel Sistema Sanitario Nazionale, come stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui nuovi Livelli Essenziali d’Assistenza (LEA) pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo 2017. Tutti i cittadini hanno accesso diretto ai trattamenti con adroterapia i cui costi sono rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale.

L’adroterapia è un metodo innovativo per la cura dei tumori resistenti alla radioterapia tradizionale e non operabili che consiste nell’utilizzo di fasci di protoni e ioni carbonio generati da un acceleratore di particelle.

La Fondazione CNAO, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, ha già trattato con adroterapia oltre 1300 pazienti italiani e stranieri. CNAO è uno dei soli 6 centri al mondo capaci di effettuare trattamenti di adroterapia sia con protoni che con ioni carbonio.

Oggi i trattamenti con adroterapia coperti dalla sanità pubblica sono dieci: cordomi e condrosarcomi della base del cranio e del rachide, tumori del tronco encefalico e del midollo spinale, sarcomi del distretto cervico-cefalico, paraspinali, retroperitoneali e pelvici, sarcomi delle estremità resistenti alla radioterapia tradizionale (osteosarcoma, condrosarcoma), meningiomi intracranici in sedi critiche (stretta adiacenza alle vie ottiche e al tronco encefalico), tumori orbitari e periorbitari (ad esempio seni paranasali), incluso il melanoma oculare, carcinoma adenoideo-cistico delle ghiandole salivari, tumori solidi pediatrici, tumori in pazienti affetti da sindromi genetiche e malattie del collageno associate ad un’aumentata radiosensibilità, recidive che richiedono il ritrattamento in un’area già precedentemente sottoposta a radioterapia.

CNAO sta lavorando con le istituzioni per far rientrare nel Sistema Sanitario Nazionale anche i trattamenti per altre patologie radioresistenti e non operabili come i tumori al pancreas, al fegato, prostata ad alto rischio, recidive di tumori del retto e glioblastomi operati, oltre che recidive di tumori già irradiati con radiazioni convenzionali.

 

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Forza fondamentale della natura
La scoperta, annunciata nella conferenza della Società Europea di Fisica in corso a Venezia
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Scoperta al Cern la particella Xi: inseguita da decenni, potrà aiutare a studiare la 'colla' che tiene unita la materia, ossia per capire una delle quattro forze fondamentali della natura: la forza forte. La scoperta, annunciata nella conferenza della Società Europea di Fisica in corso a Venezia e in via di pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters, è avvenuta grazie all'acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc).

Vista dall'esperimento chiamato Lhcb, la particella appartiene alla famiglia dei barioni, la stessa di cui fanno parte protoni e neutroni che costituiscono la materia visibile, e come tutti i barioni è composta da tre quark, come prevede la teoria di riferimento della fisica chiamata Modello Standard. Tuttavia nei barioni finora noti si trova al massimo un solo quark pesante, mentre la particella Xi ha due quark pesanti.

"E' la prima volta che si osserva una particella simile: un barione con due quark pesanti", ha detto Donatella Lucchesi, ricercatrice dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell'università di Padova e membro della collaborazione Lhcb. "Osservare una particella del genere - ha detto ancora Donatella Lucchesi - è stato possibile grazie alla grandissima quantità di dati che sta producendo l'acceleratore Lhc. Questo - ha rilevato - permette di raggiungere un obiettivo non facile, come è riuscire a riprodurre la materia in tutti i suoi stati possibili".

Nella particella Xi un sistema planetario in miniatura
La particella Xi appena scoperta al Cern è già generosa di sorprese, al punto che i mattoni della materia che la costituiscono, i quark, potrebbero comportarsi come un sistema planetario in miniatura. I due quark pesanti, che sono l'elemento distintivo della nuova particella avrebbero infatti movimenti più lenti e solenni rispetto a quelli dei quark leggeri presenti in protoni e neutroni, che ricordano una danza. Lo ha rilevato il britannico Guy Wilkinson, che ha coordinato la collaborazione Lhcb fino al 30 giugno, giusto in tempo per assistere alla scoperta. "In contrasto con gli altri barioni finora noti, in cui i tre quark eseguono una elaborata danza l'uno attorno all'altro, ci aspettiamo che il barione con due quark pesanti agisca come un sistema planetario", ha osservato Wilkinson. In questo sistema planetario in miniatura, ha aggiunto "i due quark pesanti giocano il ruolo di stelle che orbitano l'una attorno all'altra, mentre il quark più leggero orbita intorno al sistema binario".

Dalla particella Xi la chiave per capire la 'colla' della materia
La particella Xi promette di essere una chiave senza precedenti per scoprire i segreti della 'colla' della materia, ossia il comportamento delle forze che agiscono nel mondo dell'infinitamente piccolo. Per il nuovo coordinatore della collaborazione Lhcb, l'italiano Giovanni Passaleva, c'è grande speranza nelle nuove conoscenze che la particella Xi potrà rendere possibili. "Trovare un barione con due quark pesanti - ha rilevato - è di grande interesse perché può fornire uno strumento unico per approfondire la cromodinamica quantistica", ossia il campo di ricerca che studia come l'intensità delle forze si riduce quando le distanze tra le particelle diventano molto piccole e che si chiama così in riferimento alle otto cariche che prendono il nome dai tre colori che descrivono i quark: rossi, gialli e blu. E' un campo di ricerca molto importante, nato grazie alle ricerche inaugurate 1963 fa dal fisico Nicola Cabibbo con il teorema che porta il suo nome, l'Angolo di Cabibbo, e che ha gettato le basi per comprendere come i mattoni della materia, i quark, si mescolano dando origine alle particelle elementari.

Il telescopio Kepler ha identificato 219 pianeti esterni al nostro sistema solare
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di Paolino Canzoneri

 

USA – L'Ente Spaziale degli Stati Uniti ha annunciato la scoperta di ben 219 pianeti esterni al nostro sistema solare, 10 dei quali con caratteristiche molto simili a quelli della terra. La conferenza stampa di poche ora fà all'Ames Research Center in California, nella Silicon Valley ha dell'incredibile e apre scenari inimmaginabili nella scoperta del cosmo e sopratutto dei pianeti relativamente "vicini". Il telescopio Kepler con la sua lente di oltre 7 metri, dal 2009 ha analizzato e scandagliato centinaia di corpi celesti mostrandoci come molti pianeti scoperti abbiano condizioni simili alla terra e siano posizionati in modo tale che un vicina stella, un sole quindi, insieme ad altre caratteristiche possano aver già offerto condizioni ideali per la nascita della vita. La giusta distanza dal sole per consentire la presenza di acqua. Si arriva quindi a ben 4034 potenziali pianeti dove la vita potrebbe essere già presente e la vastità dello spazio e le recenti scoperte hanno appurato come condizioni simili al nostro sistema solare non rappresentino un evento unico. Del resto credere d'esser soli in tutto l'universo apparirebbe un lusso esagerato molto presuntuoso e ridicolo, retaggio di credenze obsolete e prive di qualsiasi fondamento e rigore scentifico.
 
Nella costellazione del Cigno il telescopio Kepler, che sarà sostituito dal nuovo James Webb, ha rivelato che 10 dei 219 pianeti spiccano maggiormente per dimensione vicina alla Terra e nel corso del tempo Kepler ha fornito scoperte redatte in 8 cataloghi di pianeti al di fuori del nostro sistema solare e serve ancora tempo per riordinare con precisione uteriori dati e dettagli. La coordinatrice del nuovo catalogo, la dottoressa Susan Thompson dell'Istituto SETI ha spiegato: "Questo catalogo è frutto di misure estremamente accurate. E' la base di partenza per rispondere ad una delle domande più interessanti dell'astronomia: quanti sono i pianeti simili alla Terra nella nostra galassia?". Il professore Benjamin Fulton dell'Università delle Hawaii ha dichiarato: "Trovare due gruppi distinti di esopianeti sarebbe come scoprire che mammiferi e lucertole formano due rami distinti dell'albero evolutivo". Il nuovo telescopio che verrà lanciato il prossimo anno sarà in grado di offrire maggiore dettagli e consentirà di saperne ancora di più e scoprire ancora tanti pianeti in grado di poter ospitare la vita. Per adesso godiamoci la bellezza di essere sempre più consapevoli della magnificenza infinita del cosmo.
Tutela salute pubblica
L’obbligo vaccinale riguarda altresì i minori stranieri non accompagnati
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Redazione

 

Il Ministero della salute ha emanato una Circolare con le prime indicazioni operative alle Regioni e Province autonome per l’attuazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”. La circolare ribadisce che l'obiettivo del decreto legge è di rendere obbligatorie le vaccinazioni nei confronti di malattie a rischio epidemico, al fine di raggiungere e mantenere la soglia di copertura vaccinale del 95%, come raccomandato dall’OMS per garantire la “immunità di gregge”.

Al riguardo è stata sottolineata l’importanza di una stretta collaborazione tra tutte le componenti dell’amministrazione statale e territoriale, e non solo del SSN, al fine di rendere effettivo l’obbligo vaccinale e garantire il bene della tutela della salute, individuale e collettiva. Viene ribadito quanto previsto all'articolo 1 del Decreto legge: le vaccinazioni per le quali è introdotto l’obbligo sono gratuite in quanto già incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza. E si precisa che l’obbligo vaccinale riguarda altresì i minori stranieri non accompagnati, vale a dire i minorenni non aventi cittadinanza italiana o dell’Unione Europea che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato. Il recupero dei non vaccinati o dei vaccinati parzialmente, a cura delle ASL competenti, necessita di una valutazione da parte del sanitario. La ASL territorialmente competente ha un ruolo centrale nella prevenzione e nella verifica dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale e nel percorso che da tale verifica prende avvio.

Salute
Il primo passo per intervenire contro la calvizie precoce è individuarne le cause
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di Vincenzo Giardino


I capelli sono un argomento particolarmente delicato, soprattutto per i giovani. Non stupisce, dunque, che negli ultimi tempi l’attenzione si sia sempre più spesso spostata verso la calvizie precoce, in veloce aumento in Italia: secondo i dati rilevati dalla Fondazione Nazionale sulla Ricerca per i Capelli (IHRF), infatti, un maschio italiano su 5 soffre di caduta prematura, con tutte le conseguenze psicologiche ed emotive del caso. Quella che viene chiamata alopecia androgenetica, dunque, diventa particolarmente seccante quando finisce per colpire soprattutto i 20enni, ancora nel pieno della loro vita sociale.

Calvizie precoce: cos’è e come si manifesta?

La calvizie precoce è una patologia che porta alla caduta dei capelli già in età giovanile, che si manifesta con un iniziale diradamento della chioma dovuto al restringimento dei follicoli piliferi, e successivamente con una caduta più o meno massiccia, dovuta stavolta alla chiusura dei suddetti follicoli, che smettono di essere operativi ed entrano in una fase dormiente. Purtroppo, l’alopecia androgenetica non sempre può essere curata, perché i follicoli che si chiudono sono destinati a non riaprirsi più: questo causa ovviamente un forte stato di paura nei giovani soggetti che cominciano a notare un primo diradamento dei capelli, che spesso parte dalle tempie e dalla nuca. Le cause, invece, possono essere varie: si va da una predisposizione genetica al calo degli ormoni androgeni, fino ad arrivare a cattive abitudini come il fumo.

Cosa fare in caso di sintomatologia da calvizie precoce?

Il primo passo per intervenire contro la calvizie precoce è individuarne le cause: questo perché l’alopecia androgenetica ha spesso un suo quadro clinico molto evidente, dunque va trattata in modo diverso rispetto alle altre patologie che portano alla caduta dei capelli. I testi tricologici sono dunque essenziali per diagnosticare questa condizione. Ed una volta che è stata individuata una tendenza all’alopecia androgenetica, bisogna intervenire con decisione. Come? Ad esempio utilizzando prodotti come le fiale per la ricrescita dei capelli per uomo Bioscalin, e adottando abitudini sane, allontanando lo stress ed abbandonando alcool e sigarette, dunque abbracciando uno stile di vita più responsabile e salutare. Da evitare anche l’uso di detergenti non idonei, di piastre per capelli e di acconciature a coda di cavallo.

Caduta dei capelli nei giovani: le conseguenze psicologiche

C’è una profonda differenza fra i giovani che soffrono di calvizie e le persone più avanti con gli anni: i primi stanno vivendo l’età più spensierata, sono continuamente coinvolti da un punto di vista sociale e sentimentale, e al tempo stesso sono soggetti a tensioni psicologiche non da poco. I secondi, per via della maturità e dell’esperienza, accettano con minor carico la perdita dei capelli. Nei ragazzi, invece, l’alopecia androgenetica ha degli effetti molto gravi sulla psiche e sull’umore: la caduta dei capelli viene infatti vista come una sorta di retrocessione da un punto di vista sociale, perché altera l’estetica e dunque sfavorisce il ragazzo che ne soffre in base anche alla competizione maschile. Le conseguenze? Mancanza di autostima, depressione e tutta una serie di meccanismi psicologici che si attivano, e che portano chi soffre di calvizie a sentirsi inferiore agli altri.

 

Ambiente & Territorio
Oltre ai rifiuti solidi, il Seabin è in grado di trattenere anche alcuni oli e inquinanti liquidi che galleggiano sull’acqua
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di Gianfranco Nitti


La società finlandese Wärtsilä, leader nella fornitura di soluzioni per la generazione di energia per il settore marino e terrestre. ha siglato un accordo con Seabin Project, in cui aderisce al progetto pilota che affronta il problema mondiale dell’inquinamento degli oceani. Il progetto approccia la sfida da diversi punti di vista, con particolare enfasi sull’educazione, la ricerca e la tecnologia.


Wärtsilä prevede una collaborazione con Seabin Project per i prossimi tre anni
e ha sponsorizzato il coinvolgimento della città e del porto di Helsinki nel programma. La collaborazione tra Wärtsilä e Seabin punta a un’azione dinamica e versatile che sfrutti l’esperienza, le tecnologie e il know-how di Wärtsilä in tema di produzione ecosostenibile come parte del programma per i festeggiamenti del centenario della Finlandia. La società celebra così i cent’anni dell’indipendenza finlandese, facendo qualcosa di concreto per il proprio Paese, come sponsorizzare la città e il porto di Helsinki.
Il Seabin è un cestino della spazzatura che viene collocato in acqua nei porticcioli, sui moli, negli yacht club e nei porti commerciali per raccogliere i rifiuti galleggianti. L’acqua viene risucchiata dalla superficie e passa attraverso il filtro a rete che si trova all’interno del Seabin, per poi essere immessa nuovamente nel porto; i rifiuti restano intrappolati nella rete e possono così essere smaltiti appropriatamente.


Oltre ai rifiuti solidi, il Seabin è in grado di trattenere anche alcuni oli e inquinanti liquidi che galleggiano sull’acqua.
Al momento il team di Seabin Project fa utilizzo di pompe a immersione a 12 volt in grado di utilizzare fonti energetiche alternative e più pulite. A seconda della posizione geografica e delle tecnologie disponibili, può quindi essere utilizzata l’energia solare, a onde o eolica. Il progetto pilota Seabin sarà avviato ad aprile 2017 con la presentazione e l’installazione in diverse località del mondo dell’ultimo prototipo (V5 Hybrid). Una di queste località sarà proprio Helsinki, attualmente l’unica tra i paesi nordici. Prima di iniziare la commercializzazione del Seabin, i partner del progetto pilota raccoglieranno dati ed esperienze degli utenti durante un periodo di prova di tre mesi.

Il sostegno alla città di Helsinki
Nell’ottica di un ambiente marino più pulito, Wärtsilä ha siglato un altro accordo con la città e con il porto della capitale finlandese Helsinki in cui si impegna a donare due Seabin pre-serie da testare durante il periodo di prova. Altri quattro Seabin potranno essere installati dopo l’inizio delle vendite. La città e il porto di Helsinki si occuperanno della manutenzione giornaliera dei Seabin.

Iniziative ambientali ecosostenibili
Wärtsilä è membro della Sustainable Shipping Initiative e firmataria del Global Compact delle Nazioni Unite, e sta dando forma sia al mercato marino sia a quello energetico con soluzioni sostenibili e rinnovabili, tutte rivolte al miglioramento dell’impronta ambientale dei trasporti marittimi e della produzione di energia. Wärtsilä offre tecnologie all’avanguardia per ridurre le emissioni delle navi, fornendo sistemi di depurazione dei gas di scarico e motori ibridi a doppia alimentazione progettati principalmente per il carburante gas naturale liquefatto, un’alternativa più pura al diesel o al biodiesel. In più Wärtsilä progetta, fornisce e installa una tecnologia pulita per la gestione delle acque di zavorra, che riduce la quantità di inquinanti scaricati nell’oceano, con conseguenti effetti benefici su tutto l’ecosistema marino. Il controllo a distanza e la gestione delle flotte offerti da Wärtsilä contribuiscono a ottimizzare l’operatività delle imbarcazioni. L’ingresso nel settore dell’energia solare si è rivelato estremamente prezioso per ampliare il raggio di offerta di Wärtsilä, già considerevole. Espandendo il proprio portfolio con innovazioni sostenibili, Wärtsilä aiuta i suoi clienti a ridurre le emissioni di carbonio, diventando così la prima azienda a offrire centrali solari ibride pensate per clienti industriali. La soluzione ibrida combina infatti un parco solare PV con una centrale elettrica Wärtsilä Smart Power Generation ultraflessibile. Le due unità operano in sincronia per ridurre il consumo di carburante.
“Wärtsilä è fiera di unirsi al progetto pilota Seabin Global. Essendo tra i principali fornitori di soluzioni per l'industria marittima, è nostra responsabilità offrire prodotti efficienti che aiutino i nostri clienti a proteggere l’ambiente. È diventato ormai necessario intraprendere un’azione ambientale, e tutti noi possiamo contribuire, sia a livello d’impresa, sia individualmente,” ha dichiarato Jaakko Eskola, President & CEO di Wärtsilä Corporation.
“Siamo entusiasti che Wärtsilä abbia deciso di prendere parte a questo progetto, ed è motivo di grande orgoglio che l’azienda abbia deciso di fornire a una città intera i necessari Seabin. Ci aspetta prossimamente un’emozionante e dinamica collaborazione con Wärtsilä per sviluppare ulteriormente l’attuale tecnologia, in modo da riuscire a staccare i Seabin dal collegamento a terra e farli operare direttamente in acqua,” ha affermato Pete Ceglinski, Co-founder e Managing Director del Seabin Project.

Sull’inquinamento degli oceani
L’effetto delle materie plastiche sul nostro ecosistema è sconvolgente. Secondo una stima, entro il 2025 nei nostri oceani potremo trovare una tonnellata di plastica ogni tre tonnellate di pesce. Inoltre, si ritiene che entro il 2050 gli oceani avranno al loro interno più plastica che pesce in termini di peso (fonte: Ellen Macarthur Foundation, 2016). Negli ultimi dieci anni abbiamo prodotto più plastica di quanta ne sia stata prodotta in tutto il secolo scorso. Ogni anno, la plastica provoca oltre 13 miliardi di dollari di danni all'ecosistema marino. Gli animali ingeriscono i nostri rifiuti o ne rimangono intrappolati. Gli habitat marini locali soffrono, con un conseguente impoverimento della popolazione ittica e dei frutti di mare, che può risultare in un danno per le industrie dei trasporti e del turismo, mentre l’uomo assume inconsapevolmente inquinanti nocivi alla salute mangiando prodotti ittici contaminati.

 

Ambiente
Se il Paese non agirà entro due mesi, il caso potrebbe essere deferito alla Corte di Giustizia dell'Ue
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Ultimo avvertimento dall'Ue all'Italia sull'inquinamento da polveri sottili. La Commissione europea invita il nostro Paese, con un "ultimo avviso", ad adottare misure contro l'inquinamento da Pm10 "per proteggere la salute pubblica". Il problema "persistente" del livello "elevato" di Pm10 in varie parti del Paese comporta dei "rischi importanti per la salute pubblica", sottolinea l'esecutivo comunitario. L'inquinamento da Pm10 in Italia è causato principalmente da emissioni da energia e riscaldamento, trasporti, industria e agricoltura. Oltre 66mila persone muoiono ogni anno a causa dell'inquinamento da particolato, sottolinea la Commissione, dato che fa del nostro Paese quello dell'Ue con il più alto tasso di mortalità legato alle polveri sottili, secondo dati dell'Eea (European Environment Agency).
 
L'avvertimento, spiega la Commissione, riguarda 30 zone per la qualità dell'aria, nelle quali i limiti giornalieri di Pm10 sono stati superati da quando sono entrati in vigore, nel 2005. L'Italia era già stata dichiarata in violazione delle leggi Ue in una precedente sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue per gli anni 2006 e 2007. Per il limite giornaliero, le zone coinvolte sono in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. In più, l'avvertimento riguarda anche il superamento del limite annuale in nove zone: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due zone della Pianura lombarda, Torino e la Valle del Sacco, nel Lazio. Nel caso di superamento dei valori limite, gli Stati devono adottare e implementare dei piani per la qualità dell'aria, con misure volte a riportare l'inquinamento sotto le soglie nel più breve tempo possibile.
 
Le misure amministrative e legislative adottate dall'Italia finora "si sono rivelate insufficienti ad affrontare il problema". La decisione di oggi fa seguito ad una lettera aggiuntiva di messa in mora mandata all'Italia nel giugno 2016. Se il Paese non agirà entro due mesi, il caso potrebbe essere deferito alla Corte di Giustizia dell'Ue. "Non speculerei in questa fase su qualsivoglia tipo di multa - ha spiegato il portavoce della Commissione Enrico Brivio - siamo al parere motivato e speriamo che gli Stati membri rispettino i loro obblighi. Ci sono vari tipi di sanzioni, che vengono stabilite secondo certi parametri, ma siamo molto lontani da quel punto. Speriamo che gli Stati rispettino i loro obblighi". La Commissione europea ha attualmente in corso procedure di infrazione per i livelli di Pm10 nei confronti di 16 Stati membri, tra cui l'Italia. Due di questi casi, quelli riguardanti Bulgaria e Polonia, sono già stati portati davanti alla Corte di Giustizia dell'Ue. Il Pm10 (Particulate Matter o materia particolata) è materiale di varia origine (prodotto da attività umane o da fenomeni naturali come gli incendi boschivi) presente nell'aria, con diametro uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro, ritenuto nocivo per la salute umana.
Il dato
Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza
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"Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso prolungato del cellulare e il tumore al cervello". Così gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone hanno illustrato la sentenza emessa lo scorso 30 marzo dal giudice tribunale di Ivrea Luca Fadda. Protagonista della vicenda un dipendente 57enne di una grande azienda a italiana che per 15 anni ha utilizzato per lavoro il telefonino senza precauzioni per più di tre ore al giorno al quale è stato diagnosticato nel 2010 un tumore benigno ma invalidante. Il Tribunale ha condannato l'Inail a corrispondere al lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale.
 
Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno rese note nei prossimi 50 giorni. "E' una sentenza straordinariamente importante - commenta l'avvocato Bertone - perché il fatto che si riconosca la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e ogni giorno più di 40 milioni di italiani lo utilizzano. Per questo è importante che tutti siano al corrente dei rischi che corrono loro stessi e coloro che hanno intorno. E', dunque, importante riflettere sul problema e adottare le giuste contromisure".
 
La dipendenza dallo smartphone, la cosiddetta 'Sindrome da Hand-Phone' capace di ipnotizzare le persone davanti ad uno schermo, riguarda circa 7 italiani su 10. E' quanto è emerso da uno studio realizzato lo scorso settembre che ha coinvolto 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online (Web Opinion Analysis) sui principali social network, blog e community interattive. Secondo la ricerca il 72% degli italiani ha lo smartphone sempre in mano e lo utilizza soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Due italiani su 10 (19%) lo adoperano per circa 6 ore al giorno, percentuale che sale al 42% tra più giovani, mentre il 21% si attesta sulle 4 ore.
 
Il 41% si limita a 2 ore, mentre il 19% riesce a fare a meno del cellulare e lo utilizza meno di un’ora al giorno. I 'mobile-dipendenti' sono più donne (58%) che uomini (43%), hanno principalmente 18-24 d'età (67%), 35-54 (56%) e 13-17 (31%). Per avere di nuovo le mani libere, secondo 9 esperti su 10 (87%) il primo passo da fare è imparare a spegnere lo smartphone ed essere in grado di capire quando è il caso di 'staccare'. Si può approfittare del tempo libero per fare diverse attività come leggere un libro (75%), fare una passeggiata in bici o sport in genere (63%) coltivare la passione per il pollice verde (61%), concedere un massaggio al proprio partner (57%), sperimentare in cucina (53%) gustare un gelato in compagnia (52%).
Solidarietà
Il Presidente Fabiola Tomasi: "Le difficoltà del mondo della disabilità possono essere affrontate contando sulla forza della solidarietà sociale"
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di Marco Staffiero

 
Non ci sono solo notizie brutte da leggere. Esistono per fortuna anche delle belle storie da poter raccontare. Dove il volontariato, l’amore per gli altri (in una società spinta dalla violenza e dall’odio) rappresentano un modello di vita da poter trasmettere. Tra queste c’è L’uccellino Azzurro Onlus. Da marzo 2013 l’associazione ha offerto ad oltre 50 bambini con disabilità neurologica cure e percorsi riabilitativi efficaci. Il Presidente Fabiola Tomasi, mamma di Samuele, un bambino di 7 anni, sta provando a vivere un sogno: “Poter aiutare mio figlio insieme a tante altre famiglie. Sognare un futuro in cui le difficoltà del mondo della disabilità possono essere affrontate contando sulla forza della solidarietà sociale, che non lascia il bambino della porta accanto chiuso nella sua casa a combattere da solo, con la sua famiglia una battaglia così dura, ma che accoglie, condivide, razionalizza e sostiene tutti gli sforzi necessari a compiere quel cammino verso la maggior autonomia possibile, per ogni bambino diversa e per ciascuno un diritto innegabile”.
 
La mission di Uccellino Azzurro Onlus, presso la struttura di Casciana Terme in Toscana, dove viene ospitata,  è quella di offrire e proporre ai bambini con disabilità percorsi riabilitativi efficaci, costanti nel tempo e integrati in quel tessuto sociale sensibile e pronto a tendere una mano. Punto di riferimento per le cure a partire dall’acqua, necessari per integrare ogni fase del percorso riabilitativo, professionali osteopati, logopedisti, psicologi e molte altre figure ancora. Secondo uno degli ultimi rapporti dell’Unicef, circa 93 milioni di bambini (1 su 20 tra quelli al di sotto dei 14 anni) convivono con una disabilità moderata o grave. Nei Paesi in via di sviluppo i bambini con disabilità sono gli ultimi tra gli ultimi, i più trascurati e vulnerabili. Si stima che circa 165 milioni di bambini sotto i cinque anni abbiano un ritardo nella crescita o siano cronicamente malnutriti, vale a dire circa il 28% dei bambini sotto i cinque anni nei Paesi a basso e medio reddito. Il Rapporto dell'Unicef  mette in luce come i bambini con disabilità abbiano minori possibilità di ricevere cure mediche o di andare a scuola.
 
Sono tra i più vulnerabili alla violenza, agli abusi, allo sfruttamento e all’abbandono, in particolar modo se sono nascosti o istituzionalizzati – come succede a molti a causa dello stigma sociale o dei costi per crescerli.
Dalle analisi emerge che i bambini con disabilità sono tra le persone più emarginate al mondo. Se i bambini che vivono in condizioni di povertà hanno minori probabilità di frequentare la scuola o accedere ai centri sanitari quelli con disabilità ne hanno ancora meno. Esistono pochi dati affidabili sul numero di bambini con disabilità, su quali siano le disabilità più diffuse e su come le disabilità abbiano avuto impatto sulle loro vite. Dai risultati è emerso che sono pochi i Governi che hanno piani per allocare risorse al supporto e all’assistenza dei bambini con disabilità e alle loro famiglie. Circa un terzo degli Stati del mondo non hanno ancora ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.
 
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