Tag Titolo Abstract Articolo
immagine
Attentato
Pedoni investiti su marciapiede. Autista in fuga. Testimone italiana: 'Inseguiva le persone'


Redazione

 

BARCELLONA - 'All'ambasciata italiana in Spagna risulta finora che tre connazionali sono rimasti feriti nell'attentato a Barcellona'. Lo ha detto a '6 su Radio 1' l'ambasciatore a Madrid Stefano Sannino.


Si teme per la vita di un italiano dopo l'attentato che ha colpito Barcellona: si tratta di Bruno Gulotta, residente a Legnano, in Lombardia, che era in vacanza nella città catalana con la moglie e i figli. Gulotta, 35 anni, al momento dell'attacco si trovava sulla Rambla e sarebbe rimasto ucciso dal furgone killer che è piombato sulla folla provocando almeno 13 morti. Al momento tuttavia non ci sono conferme ufficiali della notizia.

La Rambla di Barcellona, colpita a morte da un attentato terroristico ieri, e' stata riaperta al pubblico dopo essere stata completamente ripulita durante la notte. Lo ha constatato un giornalista dell'ANSA. La passeggiata che dal centro conduce al porto della città' rimane pero' chiusa al traffico delle auto. Centinaia di turisti stanno lasciando gli alberghi o gli appartamenti affittati nel centro della citta'.



Colpisce il silenzio. Un silenzio che la Rambla di Barcellona non ha probabilmente mai conosciuto. Un silenzio, nel cuore della notte, interrotto soltanto dai motori dei furgoni blindati dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana che ha isolato quasi totalmente un'area che da Gran Via passando per calle Pelayo raggiunge Plaza de Catalunya e quindi la Rambla colpita a morte, che scende verso il porto della citta'. Lontano si sentono gli spazzini che lavorano nella grande piazza centrale della metropoli catalana. Poco prima delle due di notte, l'inviato dell'ANSA e' stato uno dei primi giornalisti ad entrare nella 'zona cero', accessibile da poco soltanto a chi ha prenotato una stanza d'albergo sulla Rambla, ma off limits per telecamere e cronisti. Il tempo si e' come fermato, dopo l'attacco terroristico rivendicato dall'Isis che ha fatto almeno 13 morti e decine di feriti. Il grande marciapiede centrale che porta alla statua di Cristoforo Colombo non e' fruibile, bloccato dai nastri isolanti della polizia. Percorrendo i primi duecento metri della Rambla, presidiata da decine di poliziotti, spesso cortesi ma piuttosto nervosi, si vedono poche tracce del furgone che a zig zag sull'ampio marciapiede ha seminato morte e terrore. Ad un certo punto ci sono due edicole di cartoline rovesciate, in mezzo a vetri frantumati, ma la giovane poliziotta che ci scorta fino all'albergo ci impedisce di fotografarle. "Non siamo a teatro", dice seccamente.

Nella notte blitz polizia a Cambrils, uccisi cinque terroristi. Per governo Catalogna attacco collegato a quello della Rambla

L'attacco della scorsa notte nella localita' turistica di Cambrils e' legato a quello di ieri pomeriggio sulla Rambla a Barcellona. Lo ha detto il ministro regionale degli Interni della Catalogna Joaquim Forn alla radio RA C1 nelle prime ore del mattino precisando che l'attacco ''segue la stessa traccia. C'e' un collegamento''. La polizia non ha dato dettagli dell'attacco a Cambrils ma i media locali affermano che un'automobile ha investito un mezzo della polizia e la gente che si trovava nelle vicinanze.

Otto ore dopo l'attentato di Barcellona, con il suo carico tragico di 13 morti e un centinaio di feriti stimati, lo scenario stava per ripetersi nella notte a Cambrils, localita' turistica della costa a sud-ovest della capitale catalana. Ne e' convinta la polizia locale, che in un blitz ha ucciso cinque sospetti terroristi, confermando in un secondo momento che il gruppo aveva investito alcune persone con un'automobile. Sei i civili investiti che sono rimasti feriti. Nelle prime ore del mattino la polizia aveva riferito che quattro sospetti terroristi erano stati uccisi nella cittadina a sud di Barcellona in un'operazione dei polizia per ''rispondere ad un attacco terroristico''. La polizia regionale della Catalogna aveva detto inizialmente di non poter dire come le sei persone fossero rimaste ferite, e aveva postato sui social network la notizia di un'indagine in corso per accertare se i sospetti attentatori indossassero cinture esplosive da kamikaze, supposizione che si e' poi rivelata fondata.

Sono due le persone arrestate perché ritenute coinvolte nell'attentato di Barcellona, dove un furgone ha investito i pedoni sulla Rambla: 13 le persone uccise e diverse decine i feriti. Altre due sarebbero in fuga. Posti di blocco sono stati allestiti alle principali uscite dalla capitale catalana. Un secondo furgone bianco collegato all'attacco a Barcellona è stato trovato nel villaggio di Vic, nei pressi della città: si ipotizza che il mezzo sia stato usato per la fuga.

"Uno degli autori dell'attacco di oggi è stato ucciso in una sparatoria con la polizia a Sant Just Desvern", una decina di chilometri a ovest di Barcellona. Lo scrive La Vanguardia. L'ucciso avrebbe tentato di forzare un posto di blocco.

Due persone armate sono trincerate in un ristorante turco del mercato della Boqueria, sulla Rambla, riferisce la tv pubblica Rtve. Non è chiaro al momento secondo l'emittente se abbiano preso degli ostaggi.
 

 

 

Il governo catalano ha ordinato la chiusura della stazioni di metro della Plaza Catalunya. La polizia ha invitato i negozianti a chiudere i loro locali quale misura di precauzione. Sono circa 600 le persone bloccate in alcuni ristoranti nella zona di Barcellona. Lo riferisce il Guardian citando la portavoce di una catena di dieci locali nella zona.

Editoriali & Commenti
Il Commento
immagine

 

di Emanuel Galea

 

Tutti ormai conosciamo la leggenda della mela lanciata sul tavolo degli sposi Peleo e Teti da Eris, dea della discordia, offesa perché non invitata al banchetto. Con malizia Eris aveva inciso sul pomo “Alla più bella”. Il resto si conosce, la furibonda lite che seguì tra Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza e Atena dea della saggezza.

Questa volta il pomo della discordia lo ha lanciato il ministro Minniti sul mare agitato del Mediterraneo e sul pomo ha inciso : ”codice per Ong”.In quel momento nel Paese c’era un acceso dibattito sul ruolo di queste organizzazioni, un immigrazione fuori controllo e degli accordi avviati con la Libia per arginare le partenze dei flussi migratori che da lì partivano.

Il ministro Delrio e i vari boldrini, saviano, i manconi e i loro seguaci sono insorti in rivolta definendo il provvedimento Minniti disumano. Qualche operatore umanitario, in un’intervista, ha reagito con veemenza tradendo  lo spirito umanitario al quale dovrebbe ispirarsi. Con le motivazioni più accampate in aria, una alla volta, le Ong stanno sospendendo le loro “attività di soccorso” ciò nonostante il flusso migratorio sulla penisola sta gradualmente entrando nella normalità.

Il capo procuratore catanese Carmelo Zuccaro ed il procuratore capo facente funzione della Procura di Trapani Ambrogio Cartosio irrompono nei sacri antri di queste organizzazioni e avviano  inchieste ed indagini  che interessano dei  volontari di Save the Children, Medici Senza Frontiera e la tedesca Jugend Rettet, tutti indagati con  l’ipotesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Che organizzazioni non governative si trovano in mezzo ad indagini investigative non è certo questa la prima volta. Il famoso settimanale televisivo di approfondimenti della Bbc “Panorama” aveva condotto un’inchiesta sulle più importanti Ong mondiali con quartiere  generale in Gran Bretagna, come Amnesty International, Save The Children e Comic Relief. I risultati dell’inchiesta , pubblicati da Enrico Franceschini, corrispondente da Londra per Repubblica, non depongono  certamente a favore di queste  Ong.

Comic Relief, l’organizzazione che fa mettere un "naso rosso" da clown ai suoi operatori che girano per i letti dei bambini malati in ospedale , si scopre che  investe milioni di sterline in fondi di investimento e  che acquistano tra l’altro azioni di aziende che producono armamenti, alcolici e tabacco.A dire poco non è certo quello che ci si aspetta da un’organizzazione umanitaria.

Amnesty International, invece, con quello che rivela l’inchiesta della BBC, chiarisce una volta per sempre, che per lo meno non tutti i volontari delle Ong prestano la loro “opera umanitaria” a zero retribuzione. Secondo la stessa inchiesta Amnesty, al suo ex-segretario generale Irene Khan, aveva concesso una buonuscita di circa euro 600.000, controvalore di 500.000 sterline.  Chi è Minniti e chi è Delrio spero che tutti lo sappiamo. Forse si sa troppo poco sulle Ong. Sono  organizzazioni  non governative, senza fini di lucro, indipendenti dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali.

Le Ong sono diverse tra di loro. Alcune hanno interessi politici, religiosi o fini sociali e si registrano per l’esenzione fiscale. Altre sono enti benefici che possono essere sia pubbliche che private e sempre con scopo di  promozione  sociale, artistica, culturale, sportiva e di altri campi delle relazioni umane. Requisito importante è il riconoscimento del Ministero dell’Interno. L'elenco delle organizzazioni riconosciute è molto nutrito e si può consultare sul sito del Ministero.

A completamento aggiungiamo che oltre alle agevolazioni legali e fiscali, i propri affiliati  godono  di biglietti a riduzione per spettacoli musicali, artistici o altre fattispecie ricadenti sotto la SIAE  nonché l'esenzione dalla licenza d'esercizio per spacci alimentari e di bevande nei locali sociali.

Le Ong hanno sempre destato curiosità e attirato l’attenzione del così detto giornalismo investigativo e d’ inchiesta e le cose che raccontano oscurano le aureole costruite intorno a queste associazioni come riportato dalla stessa inchiesta della BBC 

Rimane il fattore “finanziatori” che non è cosa da trascurare. Più è intensa l’attività delle Ong e più finanziamenti riescono a raccogliere. Nel 2016 Msf ha raccolto euro 38 milioni di fondi e le altre Ong non sono state da meno. Da precisare però, che 38/40  e anche se fossero 50/60 milioni, per le navi delle Ong che stanno ore in navigazione per giorni e mesi, sono sufficienti per coprire tutti i costi? Se non lo sono, come rimediano?

Concludendo, incrociando le dita e toccando ferro, angoscia il pensiero che tra i finanziatori di queste “emerite” organizzazioni possano esserci quelle multinazionali che sfruttano risorse minerali e petrolio della stessa gente che i volontari  cercano di salvare dalle acque del Mediterraneo e che il codice Minniti sta cercando di proteggere.


 
 

Editoriali & Commenti
Il Commento
Ma troppi, e troppo ingarbugliati sono i rapporti fra Italia politica ed Egitto, rapporti che implicano anche interessi economici legati all’energia.
immagine

 

di Roberto Ragone

 

Fin dall’inizio di questa triste e dolorosa vicenda è stato evidente che gli assassini del giovane Giulio Regeni andavano cercati nei servizi di sicurezza egiziani, e la richiesta di chiarezza da parte dell’Italia – governo Renzi – era soltanto una manfrina consapevole.

Abbiamo finto di credere all’incidente stradale, poi al sequestro da parte di una banda di criminali, alcuni dei quali uccisi durante una finta operazione di polizia. Ma quello che è stato il colmo dell’ingenuità, non tanto da parte italiana, quanto da parte egiziana, è stato il far ritrovare in casa dei pretesi sequestratori i documenti di Giulio Regeni. Soltanto chi l’aveva sequestrato e torturato fino alla morte avrebbe potuto averne la disponibilità. Pian piano s’è anche scoperto il Giuda della situazione, quel personaggio che ha denunciato Giulio Regeni soltanto per averne un vantaggio, magari anche economico. Come sempre accade nei regimi totalitari, e noi, italiani, che abbiamo messo fuori legge il fascismo e la sua apologia, siamo in questo modo complici di un regime di polizia, dal quale dovremmo, per costituzione, prendere le distanze.
 
Ma troppi, e troppo ingarbugliati sono i rapporti fra Italia politica ed Egitto, rapporti che implicano anche interessi economici legati all’energia. Ora le rivelazioni del New York Times, a parte ogni strumentalizzazione che i commenti dei nostri politici vogliano farci ingoiare, sono, appunto, rivelatrici. Fin dall’amministrazione Obama sapevamo per certo che ad uccidere Giulio Regeni erano stati uomini appartenenti ai servizi egiziani, cioè in prima persona il governo egiziano. Ma nessuno, è normale, accusa sé stesso. È vigliacco nascondersi dietro il classico dito, per cui il commento di Renzi & C. è stato che non c’erano ‘prove di fatto’ o ‘prove esplosive’.

Cosa volevano, un selfie dei torturatori con Giulio Regeni legato ad una sedia, sanguinante e tumefatto? O il solito filmato di un telefonino? Che parte hanno avuto in tutto questo i nostri servizi, che rispondono direttamente al premier? Oppure, come al solito, - non si da’ ad un bambino un incarico da adulto, come più volte accaduto nei suoi tre disgraziatissimi anni di governo a Renzi – il nostro ex premier ha avuto paura per la sua leadership, stante il fatto che magari l’intelligence aveva ipotizzato una rottura con Al Sisi che avrebbe portato ad una crisi energetica? Meglio il gas, della nostra dignità, della giustizia, della vita di un cittadino italiano, che era in Egitto non certo per spionaggio?
 
Siamo il ventre molle dell’Europa, anzi, del mondo, e tutti si sentono in diritto di saltarci addosso. E la farsa delle indagini del Tribunale di Roma, bloccate dalla politica? Un’altra bufala, che traspariva dai servizi giornalistici in TV. E ora hanno ragione i genitori di Giulio a protestare per il ritorno del nostro ambasciatore; il cui ritiro è stato, anch’esso, una presa per il fondo della schiena. Questa vicenda ce ne ricorda un’altra, che si è conclusa – speriamo – nel nulla più assoluto: i nostri due marò trattenuti in India, dei quali non è mai stata proclamata ufficialmente – con ‘prove esplosive’ – la colpevolezza, né è stata mai dichiarata l’innocenza, lasciandoli in un limbo indegno che dimostra ancora una volta che la politica italiana, o coloro che ne fanno parte, oltre ad essere per la maggior parte ‘ladri come prima di Mani Pulite, anzi di più, ma non si vergognano più’, come dichiara il giudice Piercamillo Davigo, oltre ad essere schiavi delle lobby multinazionali, come è evidente nel parlamento europeo, oltre ad ospitare propaggini mafiose, come dichiarato da Falcone e Borsellino – proprio da Roma partì l’ordine di lasciare solo il generale Dalla Chiesa, e proprio da quegli ambienti l’indicazione del viaggio di Falcone a Palermo – sono anche affetti da una forma di vigliaccheria politica, che l’Italia non merita.
 
L’ingiusta detenzione in veste di ostaggi di Latorre e Girone, due militari della nostra eccellenza, pare sia stata tollerata dalla paura di perdere un’importante commessa presso la Finmeccanica, di una dozzina di elicotteri. Ora abbiamo davanti un altro caso, che già si prospetta viziato, chissà da che. Qui, infatti, non ci sono servizi segreti, né forniture militari, né interessi energetici internazionali: il massacro, a calci e pugni, del giovane Niccolò Ciatti, a Lloret de Mar, in Spagna. In questo caso abbiamo prove certe ed ‘esplosive’, con il filmato del pestaggio da parte di tre ceceni arrestati subito dopo, mentre cercavano di confondersi fra la folla della movida notturna. Due di essi sono stati immediatamente scarcerati, e sono tornati liberi in Francia, nonostante siano colpevoli non meno del loro compagno; il terzo – atleta di lotta libera, quindi passibile di accusa di omicidio volontario - è ancora detenuto, e si presume che dovrà rispondere davanti ad un tribunale spagnolo per quella morte: pare infatti che sia stato l’unico a sferrare a Niccolò il fatale calcio alla testa, anche se dubitiamo che sia stato l’unico colpo mortale che il giovane Niccolò abbia subito. Ma questo significa spaccare il capello in quattro. Il ragazzo è morto in ospedale, e magari qualche buon avvocato difensore argomenterà che il calcio non è stato la causa diretta della morte, ma soltanto indotta. Con prevedibile sconto di pena per il condannato. il nostro presidente del Consiglio Gentiloni non ha trovato di meglio che ‘telefonare’ in Spagna: una soluzione efficacissima ed energica che gli ha consentito anche di non interrompere i suoi 40 giorni di ferie: poveracci, lavorano tanto durante l’anno, che 40 giorni sono vitali, guadagnati, veramente irrinunciabili per la loro salute. Vuoi mettere lo stress? Allora, dopo la telefonata, il nulla.
 
Alla nostra politica non importa un beneamato cavolo dei cittadini italiani. Questo è già evidente guardando leggi, leggine, decreti, fiducie parlamentari e via così. Come per esempio la ‘truffa’ dell’esenzione di tributi ai terremotati: ora tiriamo – tirano – in ballo l’Unione Europea, che non consentirebbe quanto sacrosantamente promesso: quando poi Renzi si è sempre fatto un vanto delle sue finte liti con la Merkel, e degli sconfinamenti dal fido. Elezioni alle porte, campagna elettorale al calor bianco, coalizioni che si vanno formando e sciogliendo, nel mercatino estivo dei do-ut-des, il nostro magma politico è ben lungi dall’assumere una forma definitiva, assomigliando sempre più ad un’ameba: della quale ha anche la stessa coscienza, la stessa spina dorsale, la stessa fermezza, lo stesso orgoglio nazionale, la stessa dignità, davanti a Dio e agli uomini. 
Esteri
L'inchiesta
Secondo il NYT il governo Obama sapeva che i servizi egiziani torturarono e uccisero il ragazzo italiano
immagine

 

Redazione

 

USA - Gli Stati Uniti dell'amministrazione Obama acquisirono prove che Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani e avvertirono il governo Renzi. Lo rivela il New York Times. "Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani", ha detto una fonte dell'amministrazione Obama al New York Times, secondo cui gli Stati Uniti "passarono la raccomandazione al governo Renzi".

In merito alla inchiesta del New York Times, dedicata oggi alla morte di Giulio Regeni, fonti di Palazzo Chigi sottolineano come nei contatti tra amministrazione USA e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all'omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l'altro lo stesso giornalista del New York Times, né tantomeno 'prove esplosive'. Si sottolinea,altresì, proseguono le stesse fonti, che la collaborazione con la Procura di Roma in tutto questi mesi è stata piena e completa.

Su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca - spiega ancora il New York Times in una lunga ricostruzione della vicenda - gli Stati Uniti hanno passato questa conclusione al governo Renzi. ''Non era chiaro chi avesse dato l'ordine di rapire e, presumibilmente, di ucciderlo'', ha detto un'altra fonte. Ma quello che gli americani sapevano per certo - e che hanno condiviso con gli italiani - era che la leadership egiziana era totalmente consapevole delle circostante della morte di Regeni, si legge ancora sul Nyt. "Non avevamo dubbi che questa faccenda era conosciuta ai massimi livelli", ha spiegato una terza fonte dell'amministrazione Obama: "Non so se avessero la responsabilità ma sapevano".

"Sempre più lutto!": lo scrive la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi, in un post sul proprio profilo Facebook nel quale pubblica le foto della bandiera italiana listata a lutto esposta dal giorno della morte del giovane sul Municipio di Fiumicello (Udine), dove vive la famiglia Regeni. La stessa foto, da oggi, è utilizzata da Paola Deffendi come immagine del proprio profilo Fb. Nel post, in un'altra foto, insieme alla stessa bandiera, si vede un pezzo del manifesto di colore giallo "Verità per Giulio Regeni".

Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha deciso di far tornare al Cairo l'ambasciatore Giampaolo Cantini. Il premier Paolo Gentiloni ha incaricato il diplomatico di "contribuire alla azione per la ricerca della verità sull'assassinio di Giulio Regeni". Una notizia, quella del ritorno in Egitto dell'ambasciatore italiano, che non ha però trovato d'accordo la famiglia Regeni che si è detta "indignata per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano.

La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di Ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte". Ha espresso perplessità anche Amnesty International che ha parlato di rinuncia da parte del governo "all'unico strumento di pressione per ottenere verità nel caso di Giulio Regeni di cui l'Italia finora disponeva". Una svolta nelle nelle indagini viene comunque registrata in una nota congiunta firmata dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il procuratore generale della Repubblica Araba D'Egitto Nabil Ahmed Sadek. Quest'ultimo nel corso di un colloquio telefonico con il capo dei pm capitolini ha inoltre spiegato che, come già annunciato nel maggio scorso, è stata affidata ad una società esterna l'attività di recupero dei video della metropolitana. Una attività che prenderà il via a settembre con una riunione tra l'azienda e la procura egiziana, alla quale sono stati invitati anche gli inquirenti italiani. Nel corso della telefonata è stato anche concordato un nuovo incontro tra i due uffici, che sarà organizzato dopo la riunione di settembre. "Entrambe le parti - è detto in una nota congiunta - hanno assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Regeni". Gli sviluppi nella "cooperazione tra gli organi inquirenti", hanno portato il governo ad inviare, quindi, l'ambasciatore Cantini nella capitale egiziana, dopo che - l'8 aprile 2016 - l'allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni. "L'impegno del Governo italiano - afferma in una nota il ministro Alfano - rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio". "Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio, quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici - la replica stizzita della famiglia Regeni -, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità".

Cronaca
L'estradizione
Il re delle Slot era stato arrestato a Saint Martin (Antille Olandesi) il 13 dicembre 2016
immagine

 

Redazione

Rientra in Italia oggi presso l’aeroporto di Roma Fiumicino, scortato da agenti dello SCIP - Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Francesco Corallo, arrestato a Saint Martin (Antille Olandesi) il 13 dicembre 2016, nell’ambito dell’operazione “Rouge et Noir”, insieme al suo braccio destro Baetsen Rudolf Theodoor Anna.

Corallo, a seguito delle indagini eseguite dallo S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma con il coordinamento dello S.C.I.P., è stato ritenuto il promotore di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale specializzata nel riciclaggio di grosse somme di denaro ricavate dal mancato versamento delle imposte sugli introiti delle c.d. slot machine.

L’operazione “Rouge et noir”, guidata dalla D.D.A. di Roma, ha consentito agli investigatori di far luce sul sistematico riciclaggio dei proventi illeciti realizzato mediante numerosi trasferimenti di denaro all’estero al fine di eludere il pagamento dei tributi erariali.

Nello specifico, le operazioni fraudolente del sodalizio criminale hanno coinvolto personaggi noti del mondo politico ed economico italiano ed hanno fruttato all’organizzazione guadagni per oltre 200 milioni di euro. "I proventi illeciti conseguiti dall'associazione capeggiata da Francesco Corallo - secondo quanto riferisce la guardia di finanza - sono stati utilizzati per attività economiche, finanziarie, ed acquisizioni immobiliari, tra cui l'acquisto dell'appartamento ceduto da Alleanza Nazionale alle società offshore Printemps e Timara, riconducibili a Giancarlo e Elisabetta Tulliani". Da quanto emerso dalle indagini dei finanzieri questo "negozio giuridico, realizzato alle condizioni concordate con Francesco Corallo ed i Tulliani, è stato deciso da Gianfranco Fini nella piena consapevolezza di tali condizioni".

Dopo le formalità espletate presso gli Uffici della Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino, Corallo, per il quale sono nel frattempo decorsi i termini di custodia cautelare secondo la normativa italiana, sarà sottoposto alle misure alternative alla detenzione dell’obbligo di dimora, dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e del divieto di espatrio.

Allo stesso Corallo saranno contestualmente notificati, ad opera di militari dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma, numerosi decreti di sequestro di denaro, conti correnti, quote societarie, beni mobili ed immobili, anche siti all’estero, per un importo pressoché equivalente agli illeciti guadagni dallo stesso ottenuti.

Esteri
Esteri
La manifestazione inizia il 18 agosto con programma per bambini e per i giovani
immagine


di Gianfranco Nitti

INARI
- La cittadina di Inari, nella Lapponia finlandese, sulle sponde dell’omonimo grande lago,ospita la 14a edizione del Festival multiculturale “Ijahis Idja”; il nome del Festival, nella lingua Sámi del Nord, vuol dire ‘notte senza notte’. Qui nel mese di agosto il giorno già si accorcia, ma la magia della breve notte artica può ancora essere percepita nella “Ijahis Idja” con il meglio della musica Sámi (lappone) ,così come con esempi di musica di altri popoli indigeni di queste zone artiche del mondo.


Ma questa edizione di un evento unico del suo genere in Europa è molto ampia e versatile, non limitandosi alla sola musica in varie sue forme, ma estendedosi ad una molteplicità di eventi culturali, come dibattiti, seminari, attività per ragazzi e bambini. Il Festival inizia il 18 agosto con programma per bambini e per i giovani. Nel corso della giornata, previsti proiezione di film Sámi e concerti di giovani promesse. Come il gruppofolk-rock group Ravggon e l’artista ospite dalla Russia indigena,Cheinesh Baitushkina. Il 19 inizia con un seminario di musica che si svolge nel vicino museo Sámi Siida. Nel seminario si discute sul significato della musica tradizionale Sámi sulla scena musicale contemporanea. La giornata prosegue con la Yle Sápmi Arena, che è prodotto da Yle Sápmi, sezione della Radio-TV finlandese.Si tratta di un forum di discussione con i temi caldi del giorno e si svolgein tutte le lingue Sámi parlate in Finlandia. In serata si svolge nell’auditorium Sajos il concerto cloua base di canti tradizionali Sámi yoik, leu'dd e livđe. Tra gli artisti di quest’anno la Sámi norvegese Marja Mortensson, a seguire il duo finnico Wimme & Rinne, e chiude SlinCraze. Prevista anche una originale competizione sportiva tra i migliori lanciatori Sámi di lazo, strumento usato per riunire in recinti le renne sparse nella foresta .
 

Cultura & Spettacoli
Il convegno
Una delle visioni del M° Gaetano Russo ( dichiarato Tesoro Umano Vivente dall’UNESCO) è di poter un giorno creare una scuola per scalpellini sul modello delle botteghe di arte del Medioevo
immagine

 

di Vincenzo Giardino


MISTRETTA (ME) - “I segni della pietra” il titolo del convegno che si è tenuto giovedì 17 agosto a Mistretta in provincia di Messina all’interno del Palazzo Portera, palazzo storico realizzato ad inizi ‘800 che attualmente è sede del “Museo della Fauna” e del “Mu.Sca.”, museo dello scalpellino fondato dallo scultore mistrettese M° Gaetano Russo.

Il convegno è stato patrocinato e sostenuto dall’amministrazione del “Parco dei Nebrodi” e valorizzata dall’amministrazione comunale, rappresentata per l’occasione dal vicesindaco della cittadina di Mistretta.
La platea (purtroppo non numerosa, ma sufficiente a riempire la sala) ha sicuramente apprezzato i contenuti del convegno e la qualità degli interventi, tenuti da vari relatori che hanno trattato argomenti di storia, di economia, di architettura e restauro degli edifici storici, senza trascurare l’intervento di Gaetano Russo il quale è stato il principale attore  di questa manifestazione.

L’esposizione chiara degli argomenti da parte dei relatori che si sono susseguiti, hanno dato una buona sintesi della storia e della geologia di questa cittadina a circa 900 mt. s.l.m. che vanta origini antichissime, testimoniate anche dal ritrovamento di oggetti appartenuti ai “Sicani”, uno dei primi popoli che abitò la Sicilia, inoltre si è avuto modo di apprendere che  la cittadina Nebroidea ha visto il suo periodo particolarmente fiorente nel XV° secolo, per la ricchezza degli scambi commerciali, per l’agricoltura, l’artigianato ed una amministrazione cittadina funzionale.

Fino alla prima metà del XIX° secolo gli artigiani mistrettesi vantavano anche un peso politico nell’amministrazione della comunità che bilanciava il potere aristocratico dell’epoca, è proprio in questo periodo che si colloca la fiorente attività di estrazione, commercio e lavorazione della quarzarenite, tipica pietra mistrettese con la quale sono arricchiti i palazzi nobiliari e borghesi della cittadina.

La quarzarenite è una pietra molto dura che occupa i primi posti nella classificazione della scala di durezza (poche posizioni la distanziano dal diamante), pertanto la lavorazione di essa richiede maestria e competenza.
I Maestri Scalpellini sono stati definiti “Scultori senza Arte”, ogni manufatto realizzato nel corso dei secoli da questi artigiani è una vera scultura, essi erano in grado di soddisfare le richieste dei committenti più esigenti e gli antichi palazzi di Mistretta ne sono la testimonianza.

Manifestazioni come “ I segni della pietra” sono segnali che indicano la sensibilità di una nuova classe dirigente e politica che ha capito che in Sicilia l’indotto economico deve passare attraverso la valorizzazione del suo patrimonio artistico, culturale e storico.

Una delle visioni del M° Gaetano Russo ( dichiarato Tesoro Umano Vivente dall’UNESCO) è di poter un giorno creare una scuola per scalpellini sul modello delle botteghe di arte del Medioevo, che potrebbe dare un contributo alla visibilità di Mistretta in tutta Italia, già ricca di un patrimonio culturale,artistico e naturalistico di tutto rispetto.

Sono anni che si afferma che la Sicilia dovrebbe essere il primo polo di attrattiva turistica in Italia, ma nessuna amministrazione regionale ha veramente saputo dare fino ad ora un impulso pubblicitario supportato dall’organizzazione di valenti imprenditori del settore che sono presenti, ma inascoltati.

Banalmente basterebbe applicare il metodo che in marketing si definisce Benchmarking, confrontandosi con altre regioni (es. Trentino,Toscana,Puglia, etc.) che sanno fare un buon lancio pubblicitario del loro patrimonio culturale e naturalistico, ma per applicarlo ci vuole tanta umiltà da parte della classe politica locale.

Non è accettabile che tanti siciliani siano attratti dalle “mele della Val di Non”, apprezzando località invidiabili sicuramente sul piano organizzativo, ma discutibili in quanto a ricchezza del patrimonio culturale e storico. Sono veramente tanti i siciliani che non conoscono molte delle innumerevoli “perle” della propria terra, nella quale non esiste solo la bellezza di Taormina e di Cefalù, ma tanto,tanto di più.
 

Esteri
Emergenza senza fine
Era stato addirittura ipotizzato l'uso di panzer lungo il confine
immagine

 

BRENNERO - Abbandonati i toni marziali delle ultime settimane, quando era stato addirittura ipotizzato l'uso di panzer lungo il confine del Brennero per limitare l'afflusso di migranti, l'Austria ha deciso di agire in maniera più soft, annunciando di aver mandato 70 militari a coadiuvare le forze di polizia per controllare la frontiera. Una mossa che comunque l'Italia non ha affatto gradito, considerandola "sorprendente e ingiustificata", come ha fatto trapelare il Viminale.

La situazione, si fa notare al ministero dell'Interno, è assolutamente tranquilla. Anzi, nei primi sette mesi del 2017, alla frontiera italo-austriaca è stato inibito l'ingresso sul territorio nazionale a 1200 cittadini stranieri, a riprova del trend dei movimenti migratori dall'Austria verso l'Italia. Per questo, secondo quanto si è appreso, Minniti avrebbe chiesto al Dipartimento della P.S. di fare un passo verso i propri omologhi austriaci, perché iniziative "unilaterali" come queste "rischiano di pregiudicare il positivo lavoro di cooperazione che quotidianamente viene svolto".

Editoriali & Commenti
L'Intervista
"Una lista autonoma che stiamo iniziando ad annunciare"
immagine

 

di Silvio Rossi

 

L’occasione è stata la rappresentazione teatrale: “Emozioni in cornice”, una traduzione delle opere di Shakespeare liberamente adattate dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Ieri, 14 agosto, l’istrionico personaggio ha portato la pièce al teatro sannitico di Pietrabbondante, nelle montagne isernine.

Tra i punti di forza della quarantatreesima stagione del Sannita Teatro Festival, al termine della sua performance, Sgarbi ha effettuato un giro nel paese altomolisano accompagnato dal sindaco Giovanni Tesone. Abbiamo notato la presenza del critico grazie al capannello di folla che si è creato intorno a un negozio aperto occasionalmente la sera per via di una delle sagre che nel mese di agosto rallegrano le serate di residenti e turisti. Tutti a chiedere selfie, foto, autografi, con Vittorio che scherzava affabilmente con le persone presenti, con una disponibilità che difficilmente si può riscontrare nelle sue apparizioni televisive, evidentemente l’atmosfera schietta che si trova nei borghi appenninici crea una predisposizione naturale che difficilmente si può ricostruire in uno studio televisivo.


Durante il “corteo” nel corso del paese, intervallata da qualche passo di valzer effettuato nella piazzetta dove un duo musicale rallegrava la folla, Sgarbi ci ha concesso una intervista esclusiva.

Quando si muove Sgarbi c’è un bagno di folla, è sempre così?

Sì, è così da tanti anni. Però adesso non c’è solo la notorietà, c’è anche credo una condivisione, un po’ per tanta televisione, nella quale tante cose vengono discusse. Adesso c’è Facebook, per cui la gente vede delle cose abbastanza forti che io faccio, e c’è una condivisione più ampia, oltre alla notorietà, l’idea che dura da tanti anni.

Questa esperienza del teatro, cosa porta in più rispetto alle altre esperienze come critico o personaggio televisivo?
L’ho fatto comunque da molto tempo, cominciai con il cantante Dino Sarti, che era un po’ in declino trent’anni fa. Poi ho fatto regie liriche, mille conferenze, adesso abbiamo inventato lo spettacolo su Caravaggio, quello su Michelangelo, su queste altre cose, mi fanno fare una serie di incontri che hanno più un carattere teatrale, anche nei contenuti.

Ci troviamo in Molise. Ricordo che Lei qualche anno fa ha frequentato questa regione per alcune battaglie. Come le appare questa terra?

Mi appare un po’ indifesa, malgovernata a livello regionale.

Questo, però, è un male comune a molte regioni

Sì, ma qui, essendo più piccola, avrebbe bisogno di un presidente forte, perché questa cosa della proliferazione delle pale eoliche, che stanno mettendo ancora, che sembrava fuori limite, con un presidente forte come potevo essere io, che dicesse, NO, punto. Che stai li a discutere? Non devi discutere, il paesaggio di una regione così piccola, deve essere protetto come un parco, invece hanno fatto esattamente il contrario. Adesso ricomincerò a combattere, io fra i primi, forse il primo, poi Stella e altri, per Sepino. Ma ti pare che a Sepino devono fare certi scempi? È tutto così.

Sepino è abbandonata da anni, fino a poco tempo fa ci pascolavano le pecore

Tra l’altro, dico, un Presidente della Regione, quelle poche cose che ha, le deve difendere con le unghie e con i denti.

Recitare nel teatro di Pietrabbondante, con la preziosità degli scavi, per un appassionato d’arte, è qualcosa di speciale?

Certo. È anche bello perché è quasi integro. E anche la strada per arrivarci è un’altra cosa spettacolare.

Ultima domanda. Alle prossime elezioni, cosa farà Sgarbi?
Farò una lista Rinascimento, una lista autonoma che stiamo iniziando ad annunciare, e forse partirà dalle elezioni siciliane, ci stiamo lavorando in queste ore.
 

Esteri
Conducente depresso
Il conducente della Bmw che si è schiantata contro una pizzeria a est di Parigi ha 39 anni e si trova attualmente in stato di fermo
immagine

 

 

PARIGI - Resta provvisorio il bilancio delle persone rimaste ferite dopo che una macchina si schiantata contro una pizzeria alle porte di Parigi. Il portavoce del ministero dell'Interno, Pierre-Henry Brandet ha affermato ai microfoni di Bfmtv che per il momento sono 12 le persone ricoverate, di cui quattro in stato "di urgenza assoluta". Brandet ha confermato la morte di una ragazza di 13 anni. Quello che è accaduto oggi in Francia "ad un primo esame non ha nulla a che fare con il terrorismo". Lo ha detto il procuratore di Meaux, parlando dell'uomo che si è schiantato con la sua auto contro una pizzeria sulla Seine-et-Marne.

Il conducente della Bmw che si è schiantata contro una pizzeria a est di Parigi ha 39 anni e si trova attualmente in stato di fermo. Lo riporta Rtl. L'uomo è stato ritrovato in stato confusionale e ha dichiarato alla gendarmeria di volersi suicidare. Nella sua macchina sono state ritrovate delle armi. Il conducente dell'auto "ha dichiarato di aver voluto mettere fine ai suoi giorni senza successo. Avrebbe deciso di ricominciare in questo modo", ha indicato una fonte giudiziaria, come riferisce Bfmtv.

Un'automobile di grossa cilindrata si è schiantata in serata contro la pizzeria a est di Parigi uccidendo una ragazzina di 13 anni anni e ferendo sette persone. L'automobile è rimasta incastrata nell'entrata del locale. Secondo quanto riportato dai media francesi, la bambina rimasta uccisa aveva otto anni. Dei sette feriti, cinque versano in gravi condizioni.

"Il conducente non ha precedenti penali, sarebbe depresso". Lo ha detto il portavoce del ministero degli Interni francese, Pierre-Henry Brandet, a proposito dell'uomo che si è schiantato con la sua auto contro una pizzeria stasera a Sept-Sorts, sulla Seine-et-Marne. Il procuratore di Meaux ha parlato di "atto deliberato", ma dalle prime dichiarazioni dell'uomo è stata scartata la pista terroristica.

Cronaca
Cronaca
L'uomo è accusato di tentato omicidio
immagine

 

Redazione


PALERMO - Ieri pomeriggio in via Nazionale, altezza del civico 229 di Misilmeri, pochi minuti prima delle 17.00 è scoppiata una lite in strada per questioni di parcheggio tra due condomini di un residence. Il 61enne palermitano Gianforti Giuseppe, armatosi di martello ha aggredito la vittima, un pensionato palermitano 59enne colpendolo ripetutamente alla testa. L’azione del Gianforti è proseguita nonostante il 59enne fosse caduto a terra, continuando a prendere a pugni la vittima, venendo fermato grazie all’intervento di alcuni condomini che avevano contattato il 112.

I Carabinieri della Stazione di Misilmeri supportati da quelli della Stazione di Villabate, giunti in pochissimi minuti sul posto, hanno immobilizzato l’aggressore e prestato i primi soccorsi alla vittima, che trasportata dal 118 presso il Policlinico di Palermo, è stata ricoverata non in pericolo di vita, nel reparto di neurochirurgia per aver riportato una “frattura con infossamento osseo parietale sx da trauma a seguito di aggressione”, con prognosi di 30 gg.

Gianforti Giuseppe su disposizione dell’Autorità Giudiziaria è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di tentato omicidio e tradotto presso la casa circondariale Pagliarelli di Palermo.

Pubblicitá
SEPARATORE 5PX 113 3 puntata SEPARATORE 5PX 113 2 puntata SEPARATORE 5PX 113 1 puntata SEPARATORE 5PX ITALA SCANDARIATO SEPARATORE 5PX
Tag cloud
Seguici su
Rss
L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direttore@osservatorelaziale.it
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact