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Eventi
Giovedì 2 marzo alle 18 un ricco parterre per la video diretta dal Black Jack di Grottaferrata (Rm)

 

Redazione

 

Tutto pronto per la settima puntata di 'Officina Stampa', la trasmissione trasmessa in diretta video sul web, di giovedì 2 marzo alle 18. "Per seguire il programma - fanno sapere dalla produzione - basta collegarsi al sito www.officinastampa.tv oppure andare direttamente sulle nostre pagine social Facebook  o YouTube, dove tra l'altro - proseguono - si possono visionare le puntate precedenti"


Ancora ospiti d'eccezione per la giornalista Chiara Rai che conduce il programma: il Maestro Giorgio Battistelli, musicista di fama mondiale e attuale direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma e direttore Artistico dell’Orchestra della Toscana, che interverrà sulla annosa questione del precariato storico nei Conservatori di musica italiani. Argomento, questo, già affrontato lo scorso 23 febbraio insieme al Maestro Aldo Ragone, docente di Pianoforte Principale al Conservatorio Statale di Musica Lorenzo Perosi di Campobasso, al Maestro Carlo Pari docente di pianoforte principale presso il Conservatorio statale di musica Benedetto Marcello di Venezia e l’Istituto Musicale Corelli di Cesena e il Dottor Filippo Sica referente AFAM FLC CGIL per l’Istruzione Musicale in Campania. Un punto di vista, quello del Maestro Battistelli, che contribuirà a tenere alta l'attenzione su un fenomeno che appare a tutt'oggi ancora irrisolto e che rischia di restare nell'ombra trascurando quelle che sono a tutti gli effetti le eccellenze del nostro patrimonio culturale e musicale.


Continuerà ad essere affrontato il tema della criminalità.
In particolare il ritorno dell’eroina sul mercato illegale della droga. A parlarne insieme alla conduttrice Alfredo Iorio, candidato sindaco alle scorse comunali di Roma con Forza Nuova che ha messo in campo diverse iniziative per cercare di frenare questa vera e propria piaga sociale.


Ospite nell'angolo di Simone Carabella l’imprenditore agricolo e presidente Aspal Lazio Stefano Giammatteo. Verrà affrontato il tema ormai alla ribalta delle cronache inerente la direttiva Bolkestein.  


Ma la puntata non finisce qui, perché a calcare il salotto di Officina Stampa ci sarà anche il Cantagiro, la manifestazione canora che ha fatto la storia d'Italia: ospiti in studio il patron Enzo De Carlo e il direttore generale Elvio Echeoni. Con loro il vincitore dell'ultima edizione Flavio Capasso.

 

Previsto anche l'intervento del prorompente e simpaticissimo Antonio Delle Donne, cantante, autore e cabarettista, oggi speaker radiofonico di Radio Top 100rtv 96.6 FM con la trasmissione Top One. Non mancheranno poi i momenti di musica live con il pianista cantante romano Domenico D’Agostino detto “Mimmo”.

 

Come sempre a chiudere la puntata un momento di rassegna stampa della settimana con il giornalista Marco Montini, collaboratore de “Il giornale della Provincia”, “Le Città” e “La Torre”.

 

Dalla produzione ricordano poi che la trasmissione può essere seguita anche direttamente in loco, presentandosi entro le 17:45  nel locale di Grottaferrata Black Jack Cafè di Lino Ventriglia.


Sembra quindi ormai consolidato l’obiettivo prefissato dagli ideatori di Officina Stampa: accrescere la rete di comunicazione e interlocuzione tra media locali e nazionali e i destinatari delle notizie: le persone che partecipano e interagiscono tutti giorni attraverso i social, i cittadini impegnati nel sociale, letterati, artisti, professionisti che pensano che informare sia un servizio che non prevede soltanto un comunicatore e un destinatario ma uno scambio di idee, immagini e suggerimenti. Il tutto condito da intrattenimento, curiosità e buonumore.
 

Cronaca
Cronaca
Le accuse sono di associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra, traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso
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Red. Cronaca

 
BARI
- Decapitato il clan Strisciuglio. È in corso una importane operazione antimafia dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari. Oltre 100 militari, supportati da un Elicottero e cani antidroga, con metal detector e sofisticate strumentazioni tecnologiche, sono impegnati in arresti e perquisizioni a tappeto alla ricerca di armi e droga. Annientati i vertici ed il braccio armato di uno dei più agguerriti gruppi criminali della città. L’indagine del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, durata oltre due anni, è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese. Le accuse sono di associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra, traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso. Sequestrati all’organizzazione un micidiale Kalashnikov, giubbotti antiproiettile, pistole e centinaia di munizioni.

Editoriali & Commenti
Il Commento
Dissentire dall'eutanasia o suicidio volontario per via di una morale e di una etica cattolica che non rende decisori di vita o di morte è una presa di posizione piuttosto discutibile
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di Paolino Canzoneri

 

Ognuno è "dio" di se stesso. Cosi come siamo liberi di condurre la propria esistenza nel bene o nel male, ognuno deve avere la piena libertà di scegliere se porre fine ad una propria condizione di vita dolorosa e infernale e scegliere il modo di chiudere la propria esistenza. La "porta aperta" sulla propria vita è una condizione direttamente connessa al fatto che sappiamo come nasciamo ma non sappiamo come moriremo e questa possibilità di poter attuare volontariamente uno stop, ci rende consapevoli che la vita è nostra in tutti i sensi e come per ogni cosa che reputiamo nostra, siamo liberi di usarla o interromperla.
 
La scelta di Dj Fabo di ricorrere al suicidio assistito non ha minimamente messo in discussione il valore o l'importanza della vita bensi ha dimostrato ed evidenziato che amare la vita significa avere dapprima compreso come sia importante viverla in tutta la sua reale essenza e pienezza. La disgrazia capitata a Fabo è stata quella di un incidente che aveva irrimediabilmente compromesso la struttura fisica per poter vivere in modo normale con tutto quello che comporta. Un corpo divenuto instabile in grado solo di rilasciare dolore fisico e incapacità di movimento non è un corpo che vive; come una automobile a cui mancano le ruote che la rendono incapace di essere coerente a se stessa. Il cattolicesimo oltre ad essere da sempre una religione basata sul "mea culpa", sul battere il pugno sul proprio petto ad espiazione di un perenne stato di colpa, assume toni intransigenti, bigotti e medievali con ingerenze che da sempre hanno condizionato le coscienze della gente con un falso moralismo basato su una etica citata e tirata fuori a comodo in circostanze storiche del tutto discordanti e contradditorie.
 
La presunzione di dettare regole su argomenti di cui non si ha titolo di rappresentanza è un elemento che urta l'intelligenza e la sensibilità della gente comune. Dissentire dall'eutanasia o suicidio volontario per via di una morale e di una etica cattolica che non rende decisori di vita o di morte è una presa di posizione piuttosto discutibile  se consideriamo il numero elevatissimo di persone finite al rogo per condanna diretta della Santa Romana Chiesa, la stessa che oggi persevera nella presunzione di dettare le regole in materie di cui non hanno diretta esperienza come per esempio le relazioni tra i sessi e il matrimonio; come  a dire "se non giocate non dettate le regole".
 
Comodo dire sempre che erano altri tempi, altri modi di vedere le cose ma quel che è certo che questo paese è vittima di un costante ricatto della chiesa che garante di grossi bacini di voti, preferenze e favori legati all'enorme potere della chiesa in ogni apparato italiano, riesce in ogni modo a congelare disegni di legge già presenti in aula che ci allineerebbero alle leggi in uso nel resto d'Europa senza che la povera Eluana Englaro abbia dovuto soffrire in stato vegetativo per 17 anni, (roba da accapponare la pelle), o il caso di Piergiorgio Welby, di molti altri fino all'ultimo dolore di Fabo che per trovare finalmente la propria pace ha dovuto espatriare in Svizzera. Casi come questi dovrebbero fare riflettere su una criminale e vergognosa responsabilità attuata a forza da chi si crede detentore della verità e della giustizia divina senza che esista oggettivamente una minima prova di esistenza del "divino" che confermi che la vita non è autonoma e che nel bene o nel male si deve accettare per forza che possa essere un inferno intriso di dolore e aggiacciante consapevolezza di impossibile guarigione.  "Pietà" è la sola parola che dovrebbe essere sempre posta in cima ad ogni singola discussione per il bene di colui che soffre e che la sfortuna ha imposto un cammino perennemente in salita. In questi tempi difficili dove l'umanità vive stravolgimenti di assetti di continenti ed etnie varie, l'unico vero comandamento assoluto non deve portare con se una divisa, una tessera o un'appartenenza ad un gruppo; ma deve partire da dentro ognuno di noi, li dove la nostra essenza ci rende dio di noi stessi senza ingerenze che ne dettino i colori, le regole, le modalità lasciando spazio alla pietà quale vetta assoluta della migliore essenza dell'uomo del futuro. Incondizionatamente e senza alcuna motivazione legata alla politica o alle scuse che vengono date nella precisa volontà di porre barriere e muri, quel che è giusto è sempre offrire la propria mano di aiuto ai bisognosi e a coloro che la miseria e la sfortuna hanno reso martiri di una umanità che si genuflette e prega un Dio che del suo silenzio partorisce la malsana consapevolezza personale d'essere sempre nel giusto e in linea di intesa col proprio spirito in accordo con la propria concezione di divino. La prima consapevolezza che dovrebbero avere i cattolici o chi si crede religioso è quella di mostrare  apertura ad ogni forma di umanità costretta in vita alla sofferenza e ad un ruolo svilito e perennemene sottomesso come a dover espiare una colpa per il resto della propira vita fatta di stenti, paure e dolore. Ognuno è "dio" di se stesso. 
Cronaca
La sentenza
Secondo la Corte, infatti, "l'insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero
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TRENTO - Per la prima volta viene riconosciuta anche in Italia a due uomini la possibilità di essere considerati padri di due bambini nati negli Usa grazie a maternità surrogata. La decisione, che nel sito "www.articolo29.it" viene definita "storica", è stata presa dalla Corte d'Appello di Trento che con un'ordinanza ha disposto il riconoscimento di efficacia giuridica "al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico".

Nell'ordinanza, che porta la data 23 febbraio, si stabilisce un "principio importantissimo", come spiega il direttore del portale di studi giuridici di "Articolo 29", Marco Gattuso, e cioè "l'assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all'estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell'ambito di un progetto di genitorialità condivisa".

Si tratta di "una pronuncia di assoluta rilevanza", aggiunge Gattuso, in quanto "per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell'atto di nascita straniero recante l'indicazione di due genitori dello stesso sesso". Secondo la Corte, infatti, "l'insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all'opposto deve essere considerata l'importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell'ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell'istituto dell'adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite".

Costume & Società
Redazionale
Oliveri si è fatto anche promotore, assieme ad una coppia di abitanti del luogo, della riapertura della Chiesa dello Spirito Santo, risalente al XIV secolo
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GALLERY IN FONDO ALL'ARTICOLO


di Vincenzo Giardino


MONTALBANO ELICONA (ME) - Montalbano Elicona è un paesino della provincia di Messina sul confine dei monti Peloritani e  Nebrodi a 920 mt sul livello del mare, nel 2015 è stato giustamente elevato come uno dei borghi più belli d'Italia.
Visitare Montalbano Elicona  è come fare un tuffo nella storia medievale. Passando dall'ufficio del turismo, in prossimità della piazza principale, c'è la probabilità di incontrare Francesco Oliveri che di professione fa lo skipper free-lance, ma per hobby pratica la promozione turistica di questo paesino, in cui ha fissato la propria residenza del quale è letteralmente innamorato, pur essendo originario di Pachino in provincia di Siracusa.


Quando soggiorna in paese, tra un viaggio e l'altro, navigando con velieri, catamarani e yacht per il piacere di ricchi clienti da portare da un porto turistico all'altro, Francesco fa la guida volontaria ai forestieri che vogliono visitare il borgo di Montalbano Elicona, informando sulla storia, le bellezze naturali del luogo e i prodotti tipici di questo paesino che il tempo ci ha lasciato quasi intatto nonostante  le guerre, i cataclismi e l'erosione del tempo.


La prima tappa  è la visita al castello di Federico III di Aragona, re di Sicilia vissuto dal 1273 al 1337, troppo spesso confuso con Federico II di Svevia suo predecessore del quale era pronipote. L'imperatore svevo, per fama e omonimia, spesso sovrappone e oscura l'esistenza del  re aragonese.
Lo stesso castello è stato vittima di sovrapposizione: i merli originali del castello erano a coda di rondine, simbolo di appartenenza ghibellina del monarca, ma con il restauro sono diventati rettangolari, simbolo guelfo (partito papale).
All'interno, attualmente adibito a museo con l'esposizione minuziosa e dettagliata di armi medievali e costumi regali, trova ospitalità la tomba di Arnaldo da Villanova, medico alchimista in odor di eresia, personaggio affascinante e controverso morto nel 1300.
Per raggiungere il castello si percorrono stradine strette, talvolta erte, tra costruzioni antiche,  restaurate o in attesa di nuova vita per mano di qualcuno che ama conservare la storia.
Francesco ha dimostrato come si può fare, acquistando un rudere in un anfratto tra due vecchie case, che con passione e creatività ha trasformato in una piccola dimora, rispettando lo stile del contesto. L'arredamento interno è veramente frutto di genialità ed esperienza marinara  che si è tradotta nell'ottimizzare al massimo gli spazi senza farsi mancare niente, compresa la compagnia di una graziosa gattina di nome Elsa.


Il simpatico skipper si è fatto anche promotore, assieme ad una coppia di abitanti del luogo, della riapertura della Chiesa dello Spirito Santo, risalente al XIV secolo, che era diventata dimora di topi e deposito di rifiuti, dopo averla rimessa in sesto ha chiesto e ottenuto che periodicamente  venga celebrata la messa.
A proposito di chiese, Montalbano Elicona vede la presenza di altre chiese soriche: Santuario Maria SS della Provvidenza; Chiesa Madre-Basilica Minore; Chiesa di San Sebastiano; Chiesa di Santa Caterina. Tutte quante meritano una visita per la presenza di sculture, opere d'arti e architettura.
Nei suoi giri di accompagnamento, Francesco non può esimersi dall'invitare i visitatori a fare una tappa nella sede della Fondazione Gaetano Parlavecchio, nella quale trova ospitalità la biblioteca comunale e il museo fotografico Eugenio Belfiore.
A rendere animata la sequela di immagini storiche, i commenti e gli aneddoti raccontati dalla simpaticissima signora Rosalba Pantano, impiegata comunale, che, a dispetto di qualunque steriotipo d'impiegato pubblico, svolge il suo lavoro con smisurata passione e amore per il proprio paese. La signora Rosalba oltre ad essere informata sulla storia locale, nei suoi racconti articola gli accadimenti con le storie di parenti e conoscenti che hanno lasciato impronte indelebili nei ricordi degli abitanti e nei libri di storia.
Anche la natura ha contribuito a dare un tocco di magia e di mistero allo scenario che circonda Montalbano Elicona, il vicino altopiano dell'Argimusco ospita dei megaliti dalle forme umane e zoomorfe sui quali sono ancora controverse le ipotesi dalla loro conformazione: erosione naturale, sapiente mano dell'uomo o entrambe ?


Il percorso turistico può terminare in una delle trattorie nelle quali è possibile fare degustazione di piatti tipici, apprezzando in particolare il pane e la provola non ancora corrotti dalle produzioni industriali.
Altre attrattive, in diversi periodi dell'anno, sono merito dell'organizzazione di associazioni culturali, di operatori economici o privati cittadini, patrocinate da Comune.
Le Feste Aragonesi, il Presepe vivente, spettacoli musicali, feste religiose, sono eventi che vivacizzano questo bel paesino montano, che attirano turisti e abitanti di paesi limitrofi.
In questo scenario, l'obiettivo di Francesco Oliveri è quello di contribuire a stimolare l'iniziativa imprenditoriale nel settore turistico, sfruttando le risorse del luogo che con creatività, impegno e costanza possono creare una filiera economica a beneficio della collettività.
 

Interni
Cultura
Si spegne all'età di 78 anni il cantante pugliese ormai simbolo di provocazione e idolo indiscusso del trash musicale
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di Angelo Barraco

Milano – Lutto nel mondo dello spettacolo. All’età di 78 anni è morto Leone Di Lernia, il cantante pugliese ormai simbolo di provocazione e idolo indiscusso del trash musicale, divenuto famoso negli anni 90 per le sue deliranti e scurrili reinterpretazioni di tormentoni stagionali stagionali correlate da simpatici e dissacranti videoclip. Caratteristica principale della sua musica i testi pungenti come “Ti si mangiate la banana (The rhythm of the night…)” che si apre con “Ti si mangiate la banana, con due salsicce e u'parmigian, e mo' te senti mal! se tu te fe 'na limonata con tre cucchiai di cidret surridi alla giurnat!!”. La notizia della sua morte è stata resa nota dal figlio Davide Di Lernia, che in un post su facebook ha scritto: “R.I.P. LEONE DI LERNIA Un male incurabile l'ha portato via, ma non ha portato via il suo spirito che rimarrà nei nostri cuori. La famiglia Di Lernia ringrazia tutte le persone che l'hanno amato e i suoi fans. Grazie di essere esistito. Ti amo Davide”. Leone di Lernia era un personaggio simbolo dello Zoo di 105 e alle spalle aveva avuto una carriera iniziata sotto lo pseudonimo di Cucciolo Di Lernia. La sua prima pubblicazione ufficiale risale al 1968 con il 45 giri Trenta chili/Andiamo nei cieli ma il successo vero e proprio arriva negli anni 90, quando partecipa al programma radiofonico Carlo Fausto Terenzi Show. Divenuto ormai un’icona decennale per i ragazzi dello Zoo di 105 che sulla pagina facebook hanno scritto il seguente messaggio: “Sembra uno scherzo, uno dei mille fatti dallo Zoo, ma con il cuore spezzato, dobbiamo annunciare che Leone ci ha lasciato questa mattina! Riposa in pace fratello”. Marco Mazzoli, voce dello Zoo di 105, ha ricordato il suo amico con un lungo messaggio sulla sua pagina facebook: “Quando io e Fabio siamo andati in ospedale a trovarlo, i medici e i famigliari ci avevano detto che il male era in stato avanzatissimo e che aveva pochi mesi!In quel momento, io e Fabio, siamo esplosi in un pianto infinito! L'unica speranza era che il suo corpo tenesse duro e potesse affrontare la chemio, ma come faceva a rimettersi?? Appena ha visto telecamere, tutta l'attenzione su di lui, ha tenuto botta e si è goduto gli ultimi giorni di notorietà! Lui era così, viveva per la tv e la radio, apparire era la sua gioia, essere riconosciuto, la sua aria! Sabato sera ha voluto che io e Wender andassimo a cena da lui, voleva stare con quelli con cui ha inizato Lo Zoo nel 1999, come se volesse chiudere il cerchio! Sembrava in forma, sembrava pieno di vita, ma la notte ha avuto un tracollo e la mattina successiva mi ha inviato (con fatica) un messaggio vocale in cui diceva che si sentiva debole e che forse sarebbe venuto in radio il giorno dopo, ma quello è stato l'ultimo messaggio da lucido! Mi mancherai tantissimo amico mio, lascerai un vuoto nella vita di tutto noi, eri un ragazzino, con una carica assurda! Eri sempre di buonumore e riuscivi a farci ridere anche in circostanze assurde!
Eri un amico, un fratello, un collega, un nonno e un vecchio di merda! Ora vai, sali in cielo e insegna al paradiso i tuoi "auz", "Addavadai", digli che "non succedeee nientttt"! Ti voglio bene! Tuo
Figliastro Mazzoli”. Tantissimi i commenti  dei fan sulla pagina dello Zoo di 105 che salutano con il cuore affranto e con una velata ironia che, senza ombra di dubbio, Leone apprezzerà.  La notizia in merito al malessere di Leone Di Lernia era emersa il 21 febbraio, quando Marco Mazzoli pubblicava sulla sua pagina facebook il seguente messaggio poi condiviso anche sulla pagina de Lo Zoo di 105: “Abbiamo iniziato questo lungo percorso radiofonico insieme! Per 18 lunghi anni, ci siamo insultati, augurati la qualsiasi. Ti ho fatto un milione di scherzi, abbiamo creato tormentoni indimenticabli e costruito il programma radiofonico più assurdo d'Italia! Hai 80 anni, ma non hai mai mollato un secondo! Quando andiamo in onda, siamo cane e gatto, ma nella vita reale, ti voglio un bene indescrivibile! Non mollare adesso, nessuna malattia potrà mai sconfiggere il guerriero che c'è in te! Tieni duro vecchiaccio, perché voglio poterti insultare per altri 20 anni! Ti voglio bene. Tuo figliastro Marco”. Parole che successivamente sono state confermate da una foto che vedeva Leone disteso su di un letto d’ospedale e i suoi amici al suo fianco. Innumerevoli i commenti che incitavano “il nonnino” (come lo chiamavano quelli de Lo Zoo) a rimettersi in piedi, tante le domande che hanno inondato le bacheche dei diretti interessati fino al 23 febbraio, quando Lo Zoo di 105 scrive sulla bacheca: “Buongiorno ragazzi, ringraziamo tutti quelli, che in queste ore, si sono preoccupati per le condizioni di Leone! La situazione è delicata e Facebook non è il posto più adatto per spiattellare questioni delicate! Attualmente, la cosa più importante è stare vicino a Leone e fargli sentire quanto è importante per noi! Appena avremo novità (speriamo positive), sarete i primi a saperlo. Grazie a chi ci sostiene e fanculo a chi usa ogni pretesto per romperci le palle...siete pietosi!” e le speranze di una ripresa si riaccendono a seguito di un divertente video in cui Leone scherza e ride con Marco e gli amici in ospedale. Ma alcuni soggetti non prendono sul serio la malattia di Leone di Lernia e insinuano che il tutto sia una farsa, così il 24 febbraio sulla pagina dello Zoo di 105 spunta questo messaggio “Stiamo superando l'assurdo e il cattivo gusto! Arrivare a scrivere e dichiarare in tv che la malattia di Leone è una farsa pubblicitaria, è davvero squallido!Ok, siamo lo Zoo, ok, facciamo scherzi da 18 anni, ok, ma arrivare a simulare una grave malattia per farci pubblicità, sarebbe una trovata a dir poco squallida! Leo era in gravi condizioni, sta reagendo e affrontando la malattia da grande guerriero....e questo è quello che conta! Che i giornali e la tv, smettessero di speculare sulla questione!”. Ma dietro quelle immagini e quei messaggi non vi era nessuno scherzo ma soltanto un uomo che ha lottato fino alla fine contro un male incurabile, portando impresso sul suo viso armonico la serenità di chi ha voluto circondarsi di allegria e gioie, ridendo e scherzando fino alla fine e senza mai abbattersi davanti a niente e nessuno. “Guarda Leo, tutti parlano di te! Ciao Leo”. 
(Zoo Staff)
Hi-Tech
Il futuro del gaming
Tantissimi titoli da scaricare sul proprio hard disk al costo di 9,99 euro al mese
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di Francesco Pellegrino Lise


Microsoft è sempre pronta a guardare al futuro e, proprio oggi, ne ha dato conferma presentando un servizio che stravolgerà il concetto di gaming venendo sempre più incontro alle esigenze dei consumatori. Il colosso di Redmond ha annunciato infatti l'arrivo di Xbox Game Pass, un nuovo servizio in abbonamento per la sua ammiraglia di gioco che permetterà di accedere a oltre cento titoli del catalogo Xbox One e Xbox 360 retrocompatibili pagando 9,99 euro al mese, proprio come accade con Netflix. Xbox Game Pass includerà titoli di publisher come 2K Games, 505 Games, Bandai Namco, Capcom, Codemasters, Focus Home Interactive, SEGA, SNK, THQ Nordic, Deep Silver, Warner Bros, Microsoft Game Studios e tanti altri. Tra i primi giochi disponibili troveremo Halo 5 Guardians, Payday 2, NBA 2K16, LEGO Batman e Soulcalibur 2. Ogni mese verranno aggiunti nuovi giochi al servizio, inoltre gli abbonati godranno di uno speciale sconto del 20% sui giochi e del 10% sui DLC, solamente fino a quando il gioco base resterà presente nel catalogo Xbox Game Pass. Il servizio partirà ufficialmente in primavera in 27 paesi (Italia inclusa), a partire da oggi alcuni selezionati utenti del programma Xbox Insider potranno provare Xbox Game Pass con un numero limitato di titoli. Da segnalare che i giochi non verranno riprodotti in streaming ma dovranno essere interamente scaricati su hard disk per essere lanciati, una volta scaduto l'abbonamento, non sarà più possibile accedere ai contenuti Xbox Game Pass scaricati. Questo servizio, assieme al lancio della prossima console di casa Microsoft che dovrebbe avvenire entro l'anno, rappresentano a tutti gli effetti uno stravolgimento nella fruizione dei software. Chiunque potrà avere a disposizione più titoli e potrà vantare una libreria sempre aggiornata in grado di offrire migliaia di ore d'intrattenimento. Non resta altro che aspettare e provare.

Interni
L'intervista
Intervista al presidente Nazionale dell’Associazione Penelope Italia Onlus
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri
 
Il 25 febbraio si è tenuto a Cagliari, presso l’Aula Magna della Corte d’Appello del Palazzo di Giustizia, un importante convegno denominato “Minori Scomparsi”, promosso dall’Associazione Penelope Sardegna.  “L’evento è stato ideato ed organizzato dall'Avv. Paola Pischedda e dalla mia commissione della quale fanno parte Antonio Serreli e Miriam Useli. E' stato fortemente voluto dall'Avv. La Scala perché il problema dei minori è un problema molto attuale anche perché, l’arrivo di minori non accompagnati nel nostro territorio con il fenomeno dell’immigrazione e la loro fuga dai centri di accoglienza ha fatto schizzare le statistiche italiane dei minori scomparsi” è quanto ci ha riferito pochi giorni fa l’Avv. Gianfranco Piscitelli  in merito al’iniziativa  che ha richiamato un copioso numero di esperti del settore e non, che hanno ascoltato attentamente le parole degli esperti in merito a questo delicato tema che tanto caratterizza e affligge il nostro paese. Dagli anni 70 ad oggi sono scomparsi nel nulla circa 18.300  minori, incognite che pesano come macigni sulle famiglie in cerca di risposta che vivono costantemente nel  dubbio che lentamente ha lacerato gli spiragli di quotidianità trasformandoli in dolore e angoscia. Voluminosi fascicoli d’indagine ancora aperti si trovano  ancora oggi nelle Procure di tutto lo stivale e l’obiettivo di Penelope Onlus è proprio quello di tenere alta l’attenzione sul fenomeno, valutando con parsimonia tutte le piste possibili in merito alla sparizione dei minori  che vanno dalle adozioni abusive al traffico d’organi, dai rapimenti allo sfruttamento fino all’allontanamento volontario consequenziale a fattori prettamente legati alla sfera emotiva e ai rapporti sociali che successivamente possono indurre il giovane ad intraprendere percorsi di vita ai margini della strada ed essere sfruttati per furti o essere indotti alla prostituzione. L’evento è stato presentato e moderato dall’Avvocato Gianfranco Piscitelli, Presidente dell’Associazione Penelope Sardegna nonché  avvocato ed esperto nelle investigazioni  e criminologia, Responsabile per la Sardegna dell’I.I.S.C.P.F. (Istituto Internazionale di Scienze Criminologiche e Psicopatologiche Forensi), Presidente il Distretto della Corte di Appello di Cagliari delle Associazioni “Centro Studi e Ricerche sul Diritto della famiglia e dei minori” e “Tutela dei Diritti” che nel corso di un’intervista che ci ha gentilmente concesso prima del convegno ci ha parlato del problema dei minori scomparsi precisandoci che “Purtroppo stiamo assistendo a suicidi di minori, abuso di alcool e droga in età minorili sempre più giovanili, microcriminalità, tutte facce di un grave disagio giovanile. Ecco perché entriamo sempre più nelle scuole a parlare con i ragazzi me il nostro messaggio vuole arrivare ai genitori per prevenire e capire. Una scomparsa anche in età adulta a volte è la punta terminale di un disagio che monta sin dall’adolescenza sino ad esplodere”.  Ci ha inoltre parlato di quelle che sono le iniziative di Penelope e di come opera “La nostra associazione, sia quella sarda che la nostra madre Penelope Italia, pur se orientata e sorta in favore ed aiuto dei familiari ed amici delle persone scomparse, è molto aperta e sensibile a problemi collaterali quali i minori e la violenza di genere e quindi, anche con la collaborazione di altre associazioni a noi strettamente collegate, studia e svolge attività preventive su fenomeni quali bullismo, cyber bullismo, rapimenti, sottrazione internazionale di minori, commercio di minori ecc”.
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo intervistato l’Avvocato Antonio Maria La Scala, che dal 7 giugno 2014 è Presidente Nazionale dell’Associazione Penelope Italia Onlus. 
 
- Avete realizzato questo splendido evento sui minori scomparsi. Penelope come si muove in questo settore?
Io da tre anni sono il Presidente Nazionale quindi ho seguito questa linea; prima di tutto quella della sensibilizzazione che è un problema che purtroppo a cominciare dalla stampa non ne ha mai parlato per 80 anni. Siamo arrivati a 18.000 minori scomparsi e non abbiamo raggiunto tali cifre in un giorno ma in 40 anni e ogni anno sono aumentati sempre di più senza che nessuno ne abbia mai parlato se non da 6/7 anni grazie a Penelope ma mai come gli ultimi anni perché io ho messo al centro della mia attività i femminicidi e minori scomparsi. Femminicidi con donne scomparse, che poi scopriamo puntualmente essere state assassinate. Se non si sensibilizza non si va da nessuna parte e un risultato che abbiamo ottenuto è che per la prima volta nella storia del Vaticano, quest’anno il Papa  ha parlato di minori scomparsi. Si è sempre parlato di minori abbandonati, di minori maltrattati, minori violentati, minori rapiti ma la parola “minori scomparsi” non era mai stata pronunciata se non dal Papa nel maggio 2016. A fine anno il Papa ha parlato dei minori non accompagnati. Grasso, il Presidente del Senato, ha lanciato un allarme su questo fenomeno e sul traffico d’organi. Tant’è vero che a dicembre la commissione giustizia bicamerale ha approvato all’unanimità la riforma del reato di traffico d’organi portando la pena fino a 10 anni solo per chi traffica. L’assistenza giuridica, nel momento in cui i familiari di persone scomparse si rivolgono a noi, è gratuita e psicologica gratuita. Facciamo le nostre indagini difensive, coadiuviamo le procure e facciamo in modo che eventuali casi si possano riaprire.
 
- Le casistiche di minori scomparsi sono aumentate negli ultimi anni?
Si. Per quanto riguarda i minori italiani, i dati ufficiali del ministro dell’Interno, che ogni sei mesi vengono aggiornati nel corso di una relazione semestrale, parlano dal 1974 al 30 giugno 2016 di 18.300 minori scomparsi sul solo territorio italiano. E’ chiaro che questo numero è aumentato di anno in anno, è chiaro che il 90% dei minori scomparsi sono stranieri quindi sbarcano sulle nostre coste, noi li accogliamo e li censiamo dopodiché alcuni raggiungono le famiglie di origine, altri invece formano il secondo problema cioè i bambini scomparsi in Europa che sono tra 10.000 tra Siriani e Iracheni. I bambini italiani scomparsi sono 1920 di cui non si è saputo più nulla. 
 
- Avvocato, voi con Penelope avete portato avanti delle battaglie importanti e avete ottenuto dei risultati lodevoli come l’introduzione del reato di omicidio stradale. Quali sono le battaglie che adesso Penelope sta portando avanti?
Abbiamo già ottenuto l’omicidio con occultamento di cadavere. Per i femminicidi abbiamo ottenuto la condanna sia per l’omicidio di Roberta Ragusa a Pisa, sia per l’omicidio di Guerrina Piscaglia con Padre Graziano che ha preso 27 anni per omicidio a Firenze. Questi due omicidi, senza che sono stati mai trovati i corpi, rappresentano una pietra miliare della giurisprudenza italiana cioè esiste il reato di omicidio anche quando non si trova il cadavere, il che fino ad oggi era riconosciuto soltanto per le lupare bianche, per reati di mafia. Nei reati tra le mura domestiche è difficile che senza il corpo si venga condannati, noi abbiamo ottenuto questi precedenti con tanto di sentenze confermate anche in Appello. La nostra battaglia principale è sui femminicidi e le proposte di legge a riguardo, poi continuare questa battaglia per i minori stranieri non accompagnati  perché vengono purtroppo indirizzati nella criminalità, adozioni illegali, traffico d’organi, prostituzione minorile, da questo punto di vista noi dobbiamo continuare a star dietro a tutte queste strutture perché spesso queste strutture di accoglienza sono un po’ in difficoltà a fare questa accoglienza;  la terza fondamentale battaglia è sui cadaveri non identificati, noi abbiamo negli obitori circa 1.500 cadaveri non identificati da anni che costano l’ira di Dio allo Stato italiano. 

L'Avvocato Antonio Maria La Scala nasce a Manfredonia (FG) l'8 settembre del 1968 e si laurea in Giurisprudenza nel 1993 presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" con il massimo dei voti con una tesi di Diritto Penale che dimostra palesemente una spiccata predisposizione per  le materie legate al Diritto. Fra il 1993 e il 1994 ricopre il ruolo di Ufficiale di Complemento presso la Scuola Allievi Sottufficiali dell'Aquila all'Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo e proseguendo studi assidui tra cui Diritto penale, Diritto processuale penale, Diritto tributario e Diritto penale dell'impresa; consegue un Master di alta specializzazione in Diritto amministrativo militare presso la società Prisma di Roma. Dal 1997 ad oggi svolge con passione ed estrema perizia la libera professione di Avvocato occupandosi prevalentemente di reati militari, economici e reati contro la pubblica amministrazione. Nel febbraio del 2004 fonda l'Associazione culturale "Gens Nova" svolgendone il ruolo di Presidente Nazionale e coadiuvato da un suo consiglio direttivo, è promotore di iniziative ed eventi legati al volontariato sociale e culturale. Titolare e responsabile dell'ufficio dell'A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia) per le regioni Puglia e Basilicata; copre anche il ruolo di Consigliere A.N.F.I.  della sezione di Bari.    Patrocinante dal 2010 innanzi le Supreme Corti Giurisdizionali Ordinarie e Speciali (Consiglio di Stato – Corte di Cassazione), svolge l'attività forense quale titolare di studio legale specializzato in Diritto penale della P.A. e Diritto penale tributario avvalendosi di collaboratori professionisti esterni. Dal 7 giugno 2014 assume il ruolo di Presidente Nazionale dell'Associazione Penelope Italia Onlus, con sede a Roma,  nonchè coordinatore unico della rete legale gratuita italiana dell'Associazione Penelope che si occupa delle famiglie e parenti delle persone scomparse. 
Esteri
L'inchiesta
Tra gli altri reati lafrode nell'ambito del complesso scandalo su corruzione e influenza politica che ha colpito la presidente della Repubblica Park Geun-hye
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Lee Jae-yong, vice presidente di Samsung Electronics ed erede della famiglia fondatrice, sarà incriminato per i reati di corruzione, frode e altre tipologie nell'ambito del complesso scandalo su corruzione e influenza politica che ha colpito la presidente della Repubblica Park Geun-hye (ora sotto procedura di impeachment) e la confidente Choi Soon-sil (in stato di arresto). Lo ha annunciato la procura speciale che indaga sul caso e che il 17 febbraio ha ottenuto al secondo tentativo l'arresto dello stesso Lee.

Il team speciale di procuratori sospetta che Lee, 48 anni e terza generazione della famiglia fondatrice, abbia versato o promesso di farlo a Choi circa 43 miliardi di won (pari a quasi 37 milioni di dollari) in cambio della protezione politica grazie all'influenza esercitata sulla presidente Park su un'operazione del 2015 di riassetto all' interno del gruppo Samsung che necessitava per la riuscita più agevole del voto favorevole dei fondi pensione pubblici. Una fusione poco industriale, ma strategica per assicurare il passaggio di una quota azionaria di peso di Samsung Electronics dal presidente e padre Lee Kun-hee al figlio Jae-yong. Il gruppo inquirente, guidato dal procuratore Park Young-soo, ha ottenuto a dicembre l'incarico dal parlamento per completare le indagini in 70 giorni con altri 20 dedicati alla preparazione della verifica degli addebiti mossi contro Park e Choi. Lee è stato il primo capo delle grandi conglomerate sudcoreane a controllo familiare ("chaebol") a essere arrestato. Il portavoce dell'Ufficio della procura, Lee Kyu Chul, ha spiegato che l'incriminazione ci sarà anche contro altre quattro persone, tra cui l'ex ministro della Cultura Cho Yoonsun e l'ex capo di Gabinetto di Park, Kim Ki-choon, per l'ostracismo verso migliaia di artisti colpevoli di essersi dichiarati lontani dalle posizioni presidenziali. Quanto a Park, la Corte costituzionale è alle battute finali della valutazione dei profili giuridici dell'impeachment e proprio ieri ha tenuto l'ultima audizione aperta alla quale la presidente non si è presentata. Secondo i media di Seul, il responso dovrebbe maturare entro il 13 marzo, ultimo giorno in carica del presidente della Corte Lee Jung-mi. Per la rimozione di Park saranno necessari 6 degli otto giudici del collegio

Hi-Tech
Game Developers Conference 2017
Il 93% degli sviluppatori nostrani esporta in Europa, l’83% in Nord America, il 64% in Asia e il 58% in Sud America
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di Francesco Pellegrino Lise


Il detto "Italians do it better" non è mai stato così vero. L’industria dei videogiochi in Italia oggi vive una fase di grande fermento. Uno dei principali motivi di tale crescita è dovuto all’internazionalizzazione nella distribuzione, che guarda più ai mercati esteri che a quello interno come destinatari dei propri prodotti: il 93% degli sviluppatori italiani esporta in Europa, l’83% in Nord America, il 64% in Asia e il 58% in Sud America. Ad oggi, benché ancora in fase embrionale, siamo il quarto paese europeo per volume di vendite dopo Gran Bretagna, Germania e Francia e superiamo di gran lunga paesi emergenti quali Russia, Polonia e Medio Oriente. L’Agenzia ICE, anche quest’anno ha deciso di essere presente alla Game Developers Conference di San Francisco, il più grande evento a livello mondiale dedicato agli sviluppatori di videogiochi, per accompagnare gli operatori italiani nei mercati esteri, impegnandosi concretamente per l’internazionalizzazione di un settore fortemente innovativo e in rapida crescita. La collettiva, organizzata dall’ICE in collaborazione con AESVI, l’Associazione di categoria che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, è riunita sotto il brand Games in Italy con un padiglione nell’area GDC EXPO, che verrà inaugurato il primo marzo. Alla collettiva parteciperanno 11 studi di sviluppo italiani: 34BigThings, Bad Seed, Digital Tales, Forge Reply, Just Funny Games, Milestone, Neko8Games, Proxy42, Unreal Vision, Untold Games e XPLORED. In Italia vi sono oltre 120 studi di sviluppo distribuiti su tutto il territorio nazionale, la maggior parte dei quali si sono costituiti negli ultimi 3 anni. Essi sono concentrati soprattutto nel Nord Italia, che ne ospita circa due terzi (61%) di cui la maggioranza in Lombardia, seguito dal Centro Italia (22%) e dal Sud Italia e dalle Isole (16%). A livello provinciale la provincia di Milano è in testa, con più del 22% di studi di sviluppo, seguita dalla provincia di Roma (12%). Gli imprenditori, per la maggior parte di giovane età (media 33 anni) concentrano la loro produzione soprattutto su due diverse piattaforme: PC (37%) e mobile (35%). In misura minore ma significativa su console (14%) e online (13%). Insomma, il futuro per il settore videoludico tricolore sembra essere più che roseo e nei prossimi anni, se si dovesse continuare su questa linea, quest'area potrebbe essere destinata a diventare uno dei punti di forza del nostro Paese. 

Cronaca
L'ichiesta
In buon numero mamme e papà legittimi sono difficili da individuare in quanto gli embrioni sarebbero frutto di una fecondazione avvenuta in base a una presunta compravendita di ovociti
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MILANO - Sono quasi 500 gli embrioni, un tempo custoditi alla Clinica Matris di Milano di Severino Antinori, che la Procura di Milano dovrà restituire alle coppie che ne hanno diritto dopo che il Riesame ha disposto il dissequestro nell'ambito dell'inchiesta in cui il ginecologo è accusato di aver 'rapinato' ovuli a una infermiera spagnola. In buon numero mamme e papà legittimi sono difficili da individuare in quanto gli embrioni sarebbero frutto di una fecondazione avvenuta non in base alla legge 40 ma tramite una presunta compravendita di ovociti. Sebbene il pm Maura Ripamonti abbia fatto ricorso per Cassazione contro la decisione del Riesame, poiché il dissequestro è immediatamente esecutivo, sta cercando di ricostruire chi siano i legittimi proprietari e di stabilire, non senza difficoltà per via dalle mancanza di una normativa, a chi vadano ridati gli ovuli fecondati nei casi in cui sarebbero frutto di un procedimento ritenuto illecito in quanto gli ovociti sarebbero stati pagati e non donati.

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