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Caccia al killer
ll ciclista ha capito subito di essersi imbattuto nell'uomo più ricercato d'Italia e ha chiamato i carabinieri


di Andrea Barbi

E' diventato ormai una specie di leggenda, un racconto dell'orrore che si diffonde con il passaparola, il canale più antico, ma ancora il più efficace per diffusione di notizie, vere e false. Ma si tratta della realtà. Il fantasma che nessuno riesce a vedere, il mostro che spunta dai cespugli e uccide a sangue freddo, senza pietà, esiste davvero e da ormai un mese tutti lo cercano in quelle terre paludose al confine tra l'Emilia e la Romagna, a ridosso delle province di Bologna, Ferrara e Ravenna. Proprio nelle province in cui ha lasciato 3 morti sul suo cammino, un cammino di criminale che si è interrotto soltanto durante gli anni di reclusione nel carcere “dell'arginone” di Ferrara.

 

Parliamo di Norbert Feher alias Igor Vaclavic, l'uomo braccato da 1200 soldati scelti tra i migliori reparti d'Italia con l'ausilio di cani molecolari, droni, elicotteri, mezzi anfibi e ogni tipo veicolo in dotazione alle forze dell'ordine e alla protezione civile nazionale. Si è detto di tutto su questo personaggio misterioso e inafferrabile, crudele e astuto, ma poche sono le certezze sul suo oscuro passato. Si sa che è un cittadino serbo di etnia ungherese, nato nella regione autonoma della Voivodina nel 1977, sa parlare fluentemente almeno 6 lingue, tra cui cinese e russo oltre alle sue 2 lingue madri: il serbo e l'ungherese. E' in Italia da almeno 15 anni, dove ha iniziato la sua carriera criminale nel 2007 (data del suo primo fermo da parte delle forze dell'ordine). Veniva inizialmente chiamato il ladro ninja per il suo modus operanti; entrava infatti di notte in cascine isolate della campagna ferrarese e rodigina, intrufolandosi dalle finestre del primo piano, direttamente nelle camere da letto di anziani contadini che derubava minacciandoli armato di armi e frecce. Poi una escalation di furti in cui adottò durante i quali adottò armi bianche, in particolare grossi coltelli e machete. Fino al suo arresto nel 2010 quando i carabinieri della compagnia di Rovigo lo acciuffarono mentre si nascondeva sul fondo di un canale in aperta campagna; proprio così, era completamente immerso nell'acqua di un corso d'acqua artificiale e respirava grazie ad una canna di bambù che si era infilato in bocca. Dopo cinque anni di reclusione passati da detenuto modello, con la falsa identità di Igor Vaclavic, soldato russo dissertore, è stato rilasciato nel 2015 e da allora nonostante il decreto di espulsione a suo carico, è tornato a delinquere nelle sue zone di adozione, in quella bassa padana che hai tempi dello Stato Pontificio era conosciuta per essere frequentata da bande di briganti e contrabbandieri. Ma questa volta ha scelto le armi da fuoco per i suoi crimini, armi che ha rubato a cacciatori e vigilantes. Dopo giorni di ricerche serrate, falsi allarmi e blitz degni di operazioni antiterrorismo, in uno scenario inverosimile di una tranquilla campagna emiliana trasformata in un campo di battaglia per il numero di militati con equipaggiamento da guerra che la scandagliano giorno e notte, quando ormai l'opinione pubblica era convinta che l'assassino non fosse più li e iniziavano ad alzarsi le prime voci di sdegno per il fallimento di un'operazione di ricerca così costosa e fallimentare un nuovo avvistamento, credibile, avvenuto venerdì sera, ma di cui si è confermata la notizia solo oggi per non creare allarmismi tra la popolazione, conferma l'ipotesi che gli investigatori siano sulla pista giusta. Norbert Feher si trova ancora in zona. A trovarsero di fronte è stato un ragazzo pakistano nelle campagne di Consandolo, tra le province di Ferrara e Ravenna, al quale il fuggiasco ha tentato di rubare la bicicletta.

Igor Vaclavic è uscito all’improvviso da dietro un cespuglio, brandendo un bastone. Così un ciclista pakistano si è trovato di fronte un uomo lacero, vestito con cappello e tuta mimetica, con capelli lunghi e barba incolta, smagrito e dagli occhi febbricitanti e incavati. Il pakistano stava percorrendo in bici una ciclabile fra Marmorta e Consandolo, in piena zona rossa, e in un primo momento ha pensato a un maldestro tentativo di rapina, tant’è che gli ha offerto il portafoglio e il cellulare. Poi però l’uomo è tornato nella fitta boscaglia che circonda lo sterrato che porta al fiume Reno e il pakistano è scappato, pedalando a tutta forza.

 

ll ciclista ha capito subito di essersi imbattuto nell'uomo più ricercato d'Italia e ha chiamato i carabinieri. Portato in caserma a Molinella, è stato sentito dal pm Marco Forte in persona. Gli sono state sottoposte delle foto segnaletiche e non ha avuto dubbi: «Era Igor, lo riconosco dalla foto. Non ho dubbi, era lui, solo più magro e con la barba lunga. Voleva la mia bici. Mi pareva in condizioni precarie, forse stava male».

A quel punto sono scattate le ricerche da parte delle forze speciali che hanno rastrellato l’area e le case circostanti. "Erano armati di fucile – racconta un testimone –. Non abito più qui da qualche anno, ci torno soltanto alcuni fine settimana. I soldati hanno messo a soqquadro la casa, controllato anche i garage e l’orto. Ma Igor non c’era e chissà dov’è andato".

Gli inquirenti ritengono credibile la testimonianza. Potrebbe in effetti essere stato Feher ad avvicinare il pakistano, anche se di solito non si comporta così, preferendo semmai rubare oggetti incustoditi. Ma forse le sue condizioni sono al limite, a causa di fame e stanchezza, ed è costretto a correre dei rischi.

E’ proprio quello che sperano i carabinieri e la Procura, dopo un mese di caccia infruttuosa. Sperano in un passo falso dettato dalla forte pressione a cui il fuggiasco è sottoposto. Ovvio che il pakistano potrebbe anche essersi sbagliato, visto che in zona ci sono parecchi sbandati. Però la coincidenza sarebbe strana. Mentre la terza possibilità, ovvero che lo straniero si sia inventato tutto di sana pianta, secondo gli inquirenti non avrebbe alcuna motivazione.

Nel frattempo, i blitz continuano incessanti e approdano anche fuori dalla zona rossa. Secondo le tracce fiutate dai cani molecolari, Feher-Igor nei giorni scorsi avrebbe usato l'argine del Canale della Botte per arrivare al ponte Bailey, a Baricella, e da qui ha continuato sul canale Savena Abbandonato ad Altedo di Malalbergo. In questa zona ancora inesplorata i carabinieri hanno perciò organizzato i posti di blocco: dopo aver perquisito le auto, hanno invitato tutti a tornare in fretta a casa. Al setaccio soprattutto station wagon, furgoni e camion. Purtroppo del serbo non c’era alcuna traccia. I controlli si sono poi allargati a un un piccolo santuario lì vicino. Ma è stato tutto inutile, Del fantasma non c'è traccia, non ancora.

Cronaca
Il caso
Deciso di somministrare di nuovo circa 20 mila dosi, per una spesa di qualche centinaio di migliaia di euro
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 FRIULI - Un terzo delle dosi somministrate in Friuli ai bimbi sotto l'anno di età e circa la metà di quelle date ai bambini più grandi dall'assistente sanitaria trevigiana sospettata di aver finto le vaccinazioni non sarebbero state somministrate correttamente. Attuando il principio della massima precauzione, la task force sanitaria interaziendale ha deciso di ripetere le vaccinazioni a circa 7000 bambini, somministrando di nuovo circa 20 mila dosi, per una spesa di qualche centinaio di migliaia di euro. Lo ha reso noto la task force a Udine.

Economia & Finanza
I dati
A delineare il quadro è Centro studi di Unimpresa
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di Marco Staffiero

 
Senza falsi equivoci, la situazione economica rimane preoccupante. I mesi passano, e pessimismo a parte, il dramma economico non solo rimane lo stesso, ma peggiora. Cosa ci aspetta per il futuro? Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà. Dunque è sempre più estesa l'area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2015 al 2016 altre 105mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 347mila soggetti in difficoltà. Crescono in particolare gli occupati-precari: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 28mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio.
 
A delineare il quadro è Centro studi di Unimpresa sottolineando che ai "semplici" disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. "Si tratta di un'enorme 'area di disagio'", scandisce. Agli oltre 3 milioni di persone disoccupate, bisogna infatti sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (803mila persone) sia quelli a orario pieno (1,71 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (803mila), i collaboratori (3284mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,67 milioni).
 
Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,27 milioni di unità. Il totale del'area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat, alla fine del 2016 comprendeva dunque 9,34 milioni di persone, in aumento rispetto al 2015 di 105mila unità (+1,14%). Il deterioramento del mercato del lavoro, segnala il Centro studi di Unimpresa, non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili.
 
Di qui l'estendersi del bacino dei "deboli". Il dato sui 9,34 milioni di persone è relativo al quarto trimestre del 2016 e complessivamente risulta in aumento dell'1,14% rispetto al quarto trimestre del 2015, quando l'asticella si era fermata a 9,24 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale. Nel quarto trimestre del 2015 i disoccupati erano in totale 2.89 milioni: 1,70 milioni di ex occupati, 676mila ex inattivi e 937mila in cerca di prima occupazione. A dicembre 2016 i disoccupati risultano in aumento di 179mila unità (+6,18%). In aumento di 105mila unità gli ex occupati, crescono di 42mila unità gli ex inattivi; salgono coloro che sono in cerca di prima occupazione, cresciuti di 58mila unità. Un dramma continuo, che vede completamente penalizzate le nuove generazioni, incapaci (data la situazione economica) di progettare un futuro.
Esteri
Il Caso
Gomes: “Abbiamo prove che questi signori abbiano aperto le società panamense dopo essere entrati a fare parte del governo"
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di Emanuel Galea


LA VALLETTA (MALTA)
- Ana Gomes, vice presidente Ue della Commissione d’inchiesta sulla questione dei Panama Papers, non usa mezzi termini, parlando della vicenda Muscatgate, durante un'intervista rilasciata alla stampa maltese, riferendosi alla commissione d’inchiesta tenutasi a La Valletta lo scorso 20 febbraio 2017. Le spiegazioni date dal ministro maltese Konrad Mizzi, fornite in quella sede, riguardo all’apertura di una società in Panama, alla vice presidente Ana Gomes non hanno convinto e ha dichiarato: “Non è stato convincente, non essendo riuscito a spiegare da dove provenissero quelle somme di denaro che si presume destinate al conto della sua società panamense.”
 
La Gomes si è rifiutata di parlare delle vicende che stanno coinvolgendo il Primo Ministro e la sua Signora, ribadendo nel frattempo che per quanto riguarda il ministro Mizzi e l’alto funzionario Keith Schembri, ci sarebbero più che dei sospetti. “Abbiamo prove - continua la Gomes - che questi signori abbiano aperto le società panamense dopo essere entrati a fare parte del governo. Su questo non possiamo fare finta di niente specialmente quando si tratta di personaggi che attualmente si trovano alla guida della Ue”.


“Molti membri del gruppo socialista”, dice la Gomes, “si sentono in imbarazzo” ed infastiditi dal comportamento del governo maltese e dal suo rifiuto di fornire chiarimenti alla Commissione. Questa vicenda che ha investito il Primo Ministro Maltese, il quale attualmente svolge anche  la funzione di Presidente della Ue, non dice per niente bene alla credibilità della stessa Ue e questo preoccupa la vice presidente Ana Gomes.


Intanto il signor Schembri continua a rifiutarsi  di apparire davanti alla Commissione che si riunirà nuovamente avendo in agenda il suddetto rifiuto. 
Intanto il capo dell’opposizione Simon Busuttil, leader del PN (Partito Nazionalista) ha presentato al Magistrato Aaron Bugeja, documentazione, a suo dire attestanti la prova che il Primo Ministro ed il suo alto funzionario Keith Schembri avessero lucrato dalla vendita dei passaporti maltesi. Schembri nega tutto l’addebito. Si vocifera di elezioni anticipate. Secondo Busuttil le elezioni anticipate farebbero comodo a Joseph Muscat per evitare qualsiasi interrogazione ufficiale in merito.
E’ una storia che avremmo voluto non raccontare mai. Seguiremo con molto interesse l’evolversi di questa triste vicenda.

Cronaca
Cronaca
Dall’impianto di areazione, composto da un sistema di ventole per il ricambio dell’aria, all’utilizzazione di diverse lampade alogene in alluminio
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PALERMO - Continuano i controlli allo Zen. Nella notte, i Carabinieri della Stazione di San filippo Neri hanno scovato una coltivazione indoor di piante di marijuana: 59 piante, 1 metro ciascuna, nascoste in un cunicolo sotterraneo collocato al di sotto di un padiglione.
Scovate anche apposite apparecchiature predisposte per la cura nei minimi dettagli: dall’impianto di areazione, composto da un sistema di ventole per il ricambio dell’aria, all’utilizzazione di diverse lampade alogene in alluminio, complete di paraluce, essenziali per il riscaldamento.
I Carabinieri, con l’aiuto dei Vigili del Fuoco, individuavano, sul pavimento di un vano condominiale, una botola: avuto accesso ad essa, e seguendo le tracce che il fortissimo odore della marijuana sprigionava, hanno rinvenuto, dietro un parete, piante e materiale.
Sono in corso gli accertamenti per individuare i proprietari della coltivazione.

Cronaca
Mostre
Gli artisti: Giacomo Di Marco, Giuseppe Farinella, Salvatore Mineo e M. Carmelo Scacciaferro
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GALLERY IN FONDO ALL'ARTICOLO



di Vincenzo Giardino

 

SANT'AGATA DI MILITELLO (ME) - I colori e i paesaggi delle Madonie, questo il titolo della mostra di pittura presente al Castello Gallego di Sant'Agata di Militello dal 24 aprile al 5 maggio di quest'anno. Gli artisti Giacomo Di Marco, Giuseppe Farinella, Salvatore Mineo e M. Carmelo Scacciaferro, hanno voluto rappresentare pittoricamente, con l'esaltazione dei colori o con la raffigurazione di tematiche, l'appartenenza al proprio territorio.

La visita alla mostra ci fa incontrare Giacomo Di Marco, artista di lungo corso, nato a Galati Mamertino (Me) nel 1948, ma che vive e opera a Finale di Pollina (Pa). La sua arte è espressa soprattutto nelle raffigurazioni di  antichi borghi e  torri medioevali, ma anche di scene rurali, rappresentando la memoria storica di luoghi che hanno visto il passaggio di altre civiltà in terra di Sicilia, da essa di evince l'amore dell'artista per i luoghi in cui vive, per quelli in cui è cresciuto e per quelli che rappresentano al meglio questa terra che è un immenso museo artistico e naturalistico. Una terra che per troppo tempo ha visto sommergere il proprio patrimonio culturale da un immaginario becero e superficiale. L'entusiasmo di Giacomo Di Marco nel raccontare la propria arte è coinvolgente, istruttivo e induce ad osservare i suoi quadri con particolare interesse e curiosità, facendo rilevare che i dipinti a tempera sono realizzati su pannelli di faesite (o masonite) che precedentemente erano stati fondi di cassette di frutta, in questo l'artista vuole esprimere il concetto di essenzialità e semplicità. Peraltro la faesite, utilizzata in passato anche come materiale da costruzione nell'edilizia, evoca nell'artista i ricordi della casa dove ha trascorso la sua infanzia, nelle quale le travi sottotetto erano coperte per l'appunto da pannelli di faisite che ne costituivano il soffitto.

Il percorso artistico di questo pittore siciliano comincia nei lontani anni '70, ma con altre tecniche, altri temi e soprattutto altri materiali. La tecnica era lo sbalzo su rame, figure in rilievo su lamiere di rame che rappresentavano i tormenti dell'uomo nella sua esistenza.
Nel corso della sua vita, Di Marco, ha ben conciliato la passione per la pittura e l'arte con l'insegnamento in discipline artistiche e da buon educatore sa dare consigli saggi ai giovani artisti indirizzandoli ad esprimere le pulsioni dell'anima attraverso le tecniche della pittura.

L'artista siciliano è frequentemente promotore di manifestazioni e mostre in molti paesini dei Nebrodi e delle Madonie, che vedono la presenza di autorità locali e visitatori amanti dell'arte, le sue iniziative nascono dalla collaborazione di altri artisti con i quali è legato da anni di sodalizio e di amicizia personale.
Le opere di Giacomo Di Marco arricchiscono le collezioni di molti privati sul territorio nazionale, ma anche in Germania e Irlanda, è auspicabile che esse abbiano una maggiore diffusione e visibilità assieme alle opere di altri artisti siciliani che onorano l'appartenenza al proprio territorio.


 

Scienza, Salute & Ambiente
Ambiente & Territorio
Oltre ai rifiuti solidi, il Seabin è in grado di trattenere anche alcuni oli e inquinanti liquidi che galleggiano sull’acqua
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di Gianfranco Nitti


La società finlandese Wärtsilä, leader nella fornitura di soluzioni per la generazione di energia per il settore marino e terrestre. ha siglato un accordo con Seabin Project, in cui aderisce al progetto pilota che affronta il problema mondiale dell’inquinamento degli oceani. Il progetto approccia la sfida da diversi punti di vista, con particolare enfasi sull’educazione, la ricerca e la tecnologia.


Wärtsilä prevede una collaborazione con Seabin Project per i prossimi tre anni
e ha sponsorizzato il coinvolgimento della città e del porto di Helsinki nel programma. La collaborazione tra Wärtsilä e Seabin punta a un’azione dinamica e versatile che sfrutti l’esperienza, le tecnologie e il know-how di Wärtsilä in tema di produzione ecosostenibile come parte del programma per i festeggiamenti del centenario della Finlandia. La società celebra così i cent’anni dell’indipendenza finlandese, facendo qualcosa di concreto per il proprio Paese, come sponsorizzare la città e il porto di Helsinki.
Il Seabin è un cestino della spazzatura che viene collocato in acqua nei porticcioli, sui moli, negli yacht club e nei porti commerciali per raccogliere i rifiuti galleggianti. L’acqua viene risucchiata dalla superficie e passa attraverso il filtro a rete che si trova all’interno del Seabin, per poi essere immessa nuovamente nel porto; i rifiuti restano intrappolati nella rete e possono così essere smaltiti appropriatamente.


Oltre ai rifiuti solidi, il Seabin è in grado di trattenere anche alcuni oli e inquinanti liquidi che galleggiano sull’acqua.
Al momento il team di Seabin Project fa utilizzo di pompe a immersione a 12 volt in grado di utilizzare fonti energetiche alternative e più pulite. A seconda della posizione geografica e delle tecnologie disponibili, può quindi essere utilizzata l’energia solare, a onde o eolica. Il progetto pilota Seabin sarà avviato ad aprile 2017 con la presentazione e l’installazione in diverse località del mondo dell’ultimo prototipo (V5 Hybrid). Una di queste località sarà proprio Helsinki, attualmente l’unica tra i paesi nordici. Prima di iniziare la commercializzazione del Seabin, i partner del progetto pilota raccoglieranno dati ed esperienze degli utenti durante un periodo di prova di tre mesi.

Il sostegno alla città di Helsinki
Nell’ottica di un ambiente marino più pulito, Wärtsilä ha siglato un altro accordo con la città e con il porto della capitale finlandese Helsinki in cui si impegna a donare due Seabin pre-serie da testare durante il periodo di prova. Altri quattro Seabin potranno essere installati dopo l’inizio delle vendite. La città e il porto di Helsinki si occuperanno della manutenzione giornaliera dei Seabin.

Iniziative ambientali ecosostenibili
Wärtsilä è membro della Sustainable Shipping Initiative e firmataria del Global Compact delle Nazioni Unite, e sta dando forma sia al mercato marino sia a quello energetico con soluzioni sostenibili e rinnovabili, tutte rivolte al miglioramento dell’impronta ambientale dei trasporti marittimi e della produzione di energia. Wärtsilä offre tecnologie all’avanguardia per ridurre le emissioni delle navi, fornendo sistemi di depurazione dei gas di scarico e motori ibridi a doppia alimentazione progettati principalmente per il carburante gas naturale liquefatto, un’alternativa più pura al diesel o al biodiesel. In più Wärtsilä progetta, fornisce e installa una tecnologia pulita per la gestione delle acque di zavorra, che riduce la quantità di inquinanti scaricati nell’oceano, con conseguenti effetti benefici su tutto l’ecosistema marino. Il controllo a distanza e la gestione delle flotte offerti da Wärtsilä contribuiscono a ottimizzare l’operatività delle imbarcazioni. L’ingresso nel settore dell’energia solare si è rivelato estremamente prezioso per ampliare il raggio di offerta di Wärtsilä, già considerevole. Espandendo il proprio portfolio con innovazioni sostenibili, Wärtsilä aiuta i suoi clienti a ridurre le emissioni di carbonio, diventando così la prima azienda a offrire centrali solari ibride pensate per clienti industriali. La soluzione ibrida combina infatti un parco solare PV con una centrale elettrica Wärtsilä Smart Power Generation ultraflessibile. Le due unità operano in sincronia per ridurre il consumo di carburante.
“Wärtsilä è fiera di unirsi al progetto pilota Seabin Global. Essendo tra i principali fornitori di soluzioni per l'industria marittima, è nostra responsabilità offrire prodotti efficienti che aiutino i nostri clienti a proteggere l’ambiente. È diventato ormai necessario intraprendere un’azione ambientale, e tutti noi possiamo contribuire, sia a livello d’impresa, sia individualmente,” ha dichiarato Jaakko Eskola, President & CEO di Wärtsilä Corporation.
“Siamo entusiasti che Wärtsilä abbia deciso di prendere parte a questo progetto, ed è motivo di grande orgoglio che l’azienda abbia deciso di fornire a una città intera i necessari Seabin. Ci aspetta prossimamente un’emozionante e dinamica collaborazione con Wärtsilä per sviluppare ulteriormente l’attuale tecnologia, in modo da riuscire a staccare i Seabin dal collegamento a terra e farli operare direttamente in acqua,” ha affermato Pete Ceglinski, Co-founder e Managing Director del Seabin Project.

Sull’inquinamento degli oceani
L’effetto delle materie plastiche sul nostro ecosistema è sconvolgente. Secondo una stima, entro il 2025 nei nostri oceani potremo trovare una tonnellata di plastica ogni tre tonnellate di pesce. Inoltre, si ritiene che entro il 2050 gli oceani avranno al loro interno più plastica che pesce in termini di peso (fonte: Ellen Macarthur Foundation, 2016). Negli ultimi dieci anni abbiamo prodotto più plastica di quanta ne sia stata prodotta in tutto il secolo scorso. Ogni anno, la plastica provoca oltre 13 miliardi di dollari di danni all'ecosistema marino. Gli animali ingeriscono i nostri rifiuti o ne rimangono intrappolati. Gli habitat marini locali soffrono, con un conseguente impoverimento della popolazione ittica e dei frutti di mare, che può risultare in un danno per le industrie dei trasporti e del turismo, mentre l’uomo assume inconsapevolmente inquinanti nocivi alla salute mangiando prodotti ittici contaminati.

 

Cronaca
Cronaca
Adesso la cifra è di tre milioni di pesos invece che un milione e mezzo
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di Angelo Barraco - Paolino Canzoneri
 
NAPOLI – Importanti novità in merito alla misteriosa scomparsa della piccola Angela Celentano, avvenuta sul Monte Faito nell’agosto del 1996 quando la piccola aveva soltanto 3 anni. Il Ministero della Giustizia del Messico ha raddoppiato la ricompensa per chi è in grado di fornire informazioni utili su Celeste Ruiz, la ragazza che in questi anni è divenuta un vero e proprio enigma dietro il quale si sono formulate innumerevoli teorie ma che secondo alcuni sviluppi investigativi, potrebbe essere proprio Angela Celentano. Adesso la cifra è di  tre milioni di pesos invece che un milione e mezzo. La notizia è stata diramata dai più importanti quotidiani messicani e siti internet e le autorità auspicano ovviamente a risultati concreti e alla massima collaborazione da parte dei cittadini per risolvere il mistero che gravita intorno a Celeste. L’Avvocato Luigi Ferrandino, legale dei genitori di Angela Celentano, ha dichiarato “Sono due i fatti importanti delle ultime ore: la prima è che la stampa diffonde di nuovo le notizie sul caso di Celeste Ruiz,  e questo permette di raggiungere quante più persone possibili. L'altra è che la ricompensa prevista sia così alta e di conseguenza allettante, tenuto conto dell'importanza di una cifra di 3 milioni di pesos in un Paese con ampie sacche di povertà come il Messico”. 
 
Si era tornato a parlare della piccola Angela Celentano nel marzo scorso, quando i quotidiani nazionali riportavano la notizia di ulteriori approfondimenti investigativi  in merito alla vicenda da parte del Pm della Procura di Torre Annunziata, Sergio Raimondi, che ha deciso di ascoltare come persona informata sui fatti Rosa Celentano, la cugina di Angela e figlia del fratello del Signor Catello Celentano, padre della piccola Angela. Rosa Celentano  oggi ha 34 anni ma all’epoca dei fatti ne  aveva  tredici  e secondo quanto riportano da diversi quotidiani, raccontò di aver sognato, il giorno prima della scomparsa, che Angela spariva nel bosco. La volontà degli inquirenti è sicuramente quella di approfondire tutti i passaggi chiave che hanno preceduto il momento della scomparsa di Angela  attraverso quelle dichiarazioni e testimonianze che all’epoca non furono sufficientemente valutare anche alla luce delle novità emerse sul fronte investigativo negli ultimi anni e lo sviluppo continuo di  tecniche d’indagine che consente analisi e approfondimenti su vari fronti. Le novità relative al sogno di Rosa Celentano hanno sollevato un polverone mediatico su una vicenda che da tanti, troppi anni è in attesa di risposte concrete.
 
In merito alla vicenda di Rosa Celentano, noi de L’Osservatore D’Italia parlammo con l’Avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia, che oltre ad averci spiegato in dettaglio i passaggi relativi a quella vicenda, ci ha parlato della pista messicana e di quanto si stava facendo per ottenere una qualsiasi forma di risultato. “va precisato che la ragazza ha riferito che non si tratta di un sogno ma lei raccontava la favoletta di cappuccetto rosso ad Angela il giorno precedente all’evento, sostituendo cappuccetto ad Angela quindi diceva ‘Angela va a portare il cestino alla nonna, arriva il lupo e se la prende’”. Quindi non era un sogno “No, lei lo ha chiarito. In quella circostanza lei, rivolta alla zia qualche minuto dopo, disse ‘zia Maria ma tu t’immagini se domani si pigliano ad Angela?”.  L’Avvocato aggiunge “questa battuta di una bambina non fu presa in considerazione in quel momento dai familiari, successivamente –passati un paio d’anni dalla scomparsa di Angela- qualcuno ha raccontato ai Carabinieri questo episodio a cui è stato dato un significato oltre quello che era il fatto reale”. In merito alla convocazione in Procura di Rosa ha precisato “la Procura su pressione della famiglia attraverso me riesce ad ottenere che il Ministro Orlando si interessi personalmente della storia. Il Ministro Orlando fa pressione sui Magistrati e dice di fare tutto il possibile per trovare questa ragazza, per cui uno dei passaggi fondamentali è quello di ricostruire tutti i momenti precedenti, in costanza e successivi alla scomparsa di Angela e quindi hanno ripreso tutte le carte dell’indagine di allora e alla luce delle nuove esperienze e delle nuove tecnologie stanno rivalutando tutte le testimonianze e riascoltando tutti i testimoni fondamentali, stanno rivedendo filmati, carte ecc… compreso quella di Rosa Celentano”. L’Avvocato ha precisato inoltre che “La ragazza ha dato tutti i chiarimenti possibili, ha collaborato quanto più poteva”. Abbiamo chiesto all’Avvocato come procedono gli approfondimenti in merito alla pista messicana e su Celeste Ruiz e ci ha riferito “il Procuratore ha riferito che la pista non è chiusa, che l’indagine è in corso e che loro non molleranno finché non si raggiungerà un risultato, qualunque esso sia non molleranno. Ci hanno detto che c’è una squadra in Messico che sta lavorando”.
 
Uno dei misteri più fitti e tristi degli anni 90 è quello che coinvolge una pacifica e religiosa famiglia di Vico Equense, un comune della penisola sorrentina posta tra il golfo di Napoli, i monti Lattari e il golfo di Salerno. E' sabato 10 Agosto, una giornata calda fortemente soleggiata e ideale per trascorrerla insieme agli amici della comunità Evangelica nel vicino monte Faito facilmente raggiungibile e classica meta per scampagnate e pic-nic. I bimbi delle famiglie del gruppo di amici non stanno nella pelle dalla gioia, è una delle occasioni più belle per giocare e divertirsi nella loro età di spensieratezza e di felicità perenne. In una zona boscosa del monte c'è chi immortala con una telecamera quei momenti di gioia e di congregazione del gruppo festoso di quaranta amici fra adulti e bambini che corrono qua e là sempre con l'occhio vigile dei genitori. Poco dopo le 13 circa Renato, bimbo di 11 anni percorre un breve tratto di strada boscosa per andare a riporre il pallone da gioco nella macchina del padre, crede forse d'essere da solo ma di li a breve si accorge che  Angela, una bimba di soli tre anni figlia della famiglia Celentano lo segue silente a piedi a poca distanza. Undici anni bastano forse per impensierire Renato che invita Angela a tornare subito indietro dagli altri e a non seguirlo ma la bambina non lo ascolta e continua a seguirla fino a che il sentiero si fa più impervio e si intreccia con altri sentieri. Facile perdersi ma Renato ha una età che lo rende più consapevole e più capace ad orientarsi e dopo aver riposto il pallone nella macchina del padre ritorna sui suoi passi ma non vede più Angela. Non passa molto tempo e l'assenza di Angela impensierisce genitori e amici che cominciano a cercarla nelle vicinanze chiamandola a voce ma purtroppo senza risposta. Angela Celentano sparisce lasciando dietro se angoscia e tormento diventando cosi uno dei misteri dell'Italia della seconda metà degli anni 90. Come una tragica prassi da quel momento in poi testimonianze contrastanti e confuse anche dei bambini infittiscono il mistero e le riprese video putroppo non mostrano anomalie o dettagli rilevanti. Una angoscia perenne che prosegue per molti anni di silenzio e di sofferenza per i coniugi Celentano che mai si sono arresi neanche per un attimo. Sofferenza interrotta da una fievole speranza iniziata nel maggio del 2010 dove una giovane ragazza messicana Celeste Ruiz inizia ad intraprendere una corrispondenza tramite invio e ricezione di mail con la famiglia Celentano in cui lei assicura d'essere Angela. Una foto inviata in allegato ad una mail lascia attoniti e perplessi i genitori e l'Italia intera perchè la rassomiglianza è piuttosto evidente e il volto della giovane Celeste sembra proprio avere tutti i connotati del volto della piccola Angela. Le mail e il contatto sembrano infittirsi ma non mancano di suscitare confusione e incredulità in una Italia che si divide fra chi crede che quella ragazza sia in realtà Angela e chi invece reputa possa essere l'ennesimo buco nell'acqua. Il governo messicano a questo punto interviene fissando una grossa ricompensa di circa 80mila euro in pesos per coloro che riusciranno a fornire dettagli e informazioni veramente utili per individuare la ragazza. Un contatto e una speranza che scalda il cuore dei coniugi Celentano che credono nella ragazza fomentati dall'esito positivo del Ris ed esperti vari che non trovano tracce di manomissioni nella foto della ragazza inviata da Celeste Ruiz. Anche l'avvocato Luigi Ferrandino crede fermamente che la ragazza non sia assolutamente una mitomane ma è pur vero che Celeste non rivela mai espressamente dove la si possa trovare e non spiega mai perchè non sia in grado di tornare e spesso lo scambio di mail tende a interrompersi bruscamente per certi periodi per poi riprendere nuovamente. Una linea diretta fra i due paesi in merito al caso Celentano è attivo ed intenso oramai da anni.
Cronaca
L'operazione della Polizia
Contatti tra il marocchino e l'autore della strage al mercatino di Natale di Berlino
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BRINDISI - Operazione antiterrorismo della Polizia: un cittadino congolese, in passato ospite del Centro per rifugiati di Brindisi, è stato arrestato mentre un marocchino, risultato in contatto con Anis Amri, l'autore della strage al mercatino di Natale di Berlino, è stato espulso dall'Italia.

Dall'indagine della Digos di Brindisi, coordinata dalla Dda di Lecce e dalla Procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è emerso che i due facevano parte di una cellula salafita operante a Berlino e avevano aderito all'Isis. In manette, con l'accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale, è finito Lutumba Nkanga, congolese di 27 anni e residente in Germania, mentre il marocchino Soufiane Amri, il ventiduenne che era in contatto con l'attentatore di Berlino, è stato espulso dall'Italia. Entrambi, dicono gli investigatori, avevano aderito all'Isis ed erano pronti a compiere azioni violente, fino al martirio, in diversi scenari operativi

Cronaca
Reggio Calabria
Nella rete dell'Antimafia vertici, affiliati e prestanomi
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E’ in corso dalle prime ore di questa mattina una vasta operazione della Polizia di Stato per l’esecuzione di 20 Ordinanze di custodia cautelare su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di elementi di vertice, affiliati e prestanomi della potente cosca PESCE di Rosarno (RC), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, favoreggiamento personale nei confronti del boss latitante PESCE Marcello, arrestato dalla Polizia l’1 dicembre 2016, nonché di traffico e cessione di sostanze stupefacenti ed intestazione fittizia di beni. L’operazione è la prosecuzione dell’inchiesta Recherche nell’ambito della quale, il 4 aprile scorso, la Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato avevano fermato 11 soggetti affiliati e prestanomi alla cosca PESCE e sequestrato beni e società operanti nel settore agroalimentare e dei trasporti di merci su gomma per conto terzi, per un valore di circa 10 milioni di euro.

Gli arresti Dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere, sei agli arresti domiciliari e una con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è il bilancio dell’operazione Recherche 2 portata a termine questa mattina dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dallo SCO di Roma. Otto soggetti in più rispetto agli undici fermati il 4 aprile scorso finiscono nella rete dei investigatori della Polizia di Stato. Si tratta per lo più di uomini di fiducia del carismatico PESCE Marcello, facenti parte della sua rete di protezione e della filiera comunicativa, grazie ai quali il boss latitante riusciva ad amministrare le risorse finanziarie incamerate dalla cosca, di assegnarle ai membri del sodalizio detenuti ed ai loro familiari, di gestire, in regime di sostanziale monopolio, l’attività di trasporto merci su gomma per conto terzi, di curare i rapporti con le altre consorterie, intervenendo, a più riprese, per risolvere alcune controversie sorte all’interno della propria compagine criminale o con altre organizzazioni della ‘ndrangheta.

Marcello Pesce il capo Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, PESCE Marcello viene indicato come capo, promotore ed organizzatore dell’omonima articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante a Rosarno (RC), con poteri decisionali e capacità di pianificazione delle azioni delittuose, degli obiettivi, delle attività economiche e di riciclaggio del denaro sporco della cosca di appartenenza. Per esercitare il pieno controllo del trasporto di merci su gomma, PESCE Marcello era riuscito a mettere in piedi un sistema di società (Getral, Le Tre Stagioni, Azienda Agricola Rocco Pesce) intestate a prestanomi che sono stati arrestati nel corso dell’operazione.

Il traffico di droga Nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’articolazione della cosca PESCE, facente capo a PESCE Marcello, erano coinvolti anche soggetti della provincia di Cosenza, Vibo Valentia e Catania. I trafficanti rosarnesi, godendo evidentemente di molta credibilità, avevano anche svolto attività di mediazione per l’acquisito di rilevanti quantitativi di marijuana tra alcuni soggetti catanesi e fornitori cosentini. Contestate tre cessioni di marijuana di 38, 67 e 4 kg. Contestato anche il delitto di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Cronaca
La rubrica
Questo tipo di calzari sono eleganti ma, allo stesso tempo casual, possono essere indossati per ogni occasione
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di Giusy Ercole

 

I sandali capresi sono accessori, ma anche souvenir tipici dell'isola di Capri, e passeggiando tra le sue stradine sono tante le botteghe storiche che realizzano questo tipo di calzatura, sono a carattere familiare che tramandano la tradizione, creano delle vere opere d'arte originali, e vederle in vetrina non si può fare a meno di fermarsi a guardare. Questo tipo di calzari sono eleganti ma, allo stesso tempo casual, possono essere indossati per ogni occasione. Sono un tipo di calzatura che non hanno tempo, sono eterni infatti, risalgono al periodo del popolo dei romani quando l'imperatore Tiberio governava l'Impero dall'isola, si dice che indosse questo tipo di calzare con strisce di pelle che si allacciavano intorno alla caviglia. I colore nell'antico Impero per i sandali venivano scelti in base allo status sociale di appartenenza. Giulio Cesare indossava a quanto pare i sandali viola o rossi per lui e per suo figlio, più tardi vennero arricchiti e decorati con oro e pietre preziose. Negli anni '60 l'isola azzurra anche così chiamata venne frequentata dal jet set internazionale e molte dive come Brigitte Bardot passavano le loro vacanza sull'isola di Capri indossando i "capresi" come testimoniano le foto esposte per l'isola. Anche Jackie Kennedy nel '62 passeggiava tra le stradine sfoggiando i suoi sandali insieme ai pantaloni capresi altro capo tipico dell'isola, da allora grazie ai mass media i sandali e pantaloni tipici vennero conosciuti in tutto il mondo. Capri è l'isola più bella del mondo, e ha delle caratteristiche che la rendono unica come il cibo, l'odore dei fiori che si sente quando si passeggia tra le stradine, la movida notturna, e gli abitanti sono gentili e cordiali come ad esempio, Stefania Esposito la bella ragazza caprese che per mestiere crea i sandali e ha accettato di rispondere a qualche domanda.
 

Stefania da quanto tempo fai questo mestiere?
Sono sette anni che lavoro come ciabattina, non sono nata sull'isola ma, vivo da quando ero piccolissima.
 

Chi compra i sandali e che topologia di clientela avete?
Molti vips che vengono in vacanza comprano i sandali capresi con semplici strisce più larghe facili e comode da indossare. I sandali vengono realizzati anche per uomini e quest'ultimi preferiscono strisce più larghe, facili e comodi da indossare. Alcune spose si sono rivolte a me per avere un paio da sfoggiare per la festa dopo la cerimonia, per ballare e su questo tipo di sandalo ho inciso le iniziali degli sposi e la data del loro sogno.
 

Che tipo di materiale si usa per realizzare questo accessorio?
Premesso che noi Italiani siamo i maestri del "su misura", abbiamo anche le materie prime come il vero cuoio toscano che è la base per la realizzazione di un paio di sandali comodi ma, soprattutto che durano nel tempo.
 

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